L'esplosività emozionale dell'arte friulana nel decennio 60/70

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Immaginate, per un momento, di calarvi in quel decennio formidabile che va dal 1960 al 1970. Non stiamo parlando di Parigi, di Berkeley o di Londra, ma del Friuli Venezia Giulia. Una terra che, in quegli anni, decide a modo suo di essere protagonista assoluta della Storia. Ci sono collettivi, ci sono gruppi di ragazzi, ci sono individualità straordinarie che a un certo punto si guardano in faccia e dicono: "Basta. Noi adesso dobbiamo tagliare col passato, dobbiamo creare una frattura totale". E qual è l'opera, il simbolo che più di tutti, in questa regione, ci fa capire visivamente cosa stava succedendo? È il lavoro titanico di Franco Basaglia. Capite la portata della cosa? Basaglia prende l'energia di questo decennio – un decennio incredibilmente innovativo, rivoluzionario come pochissimi altri in tutto il Novecento – e gli dà un corpo. E che corpo gli dà? Quello di Marco Cavallo . Un cavallo azzurro di cartapesta che sfonda, letteralmente e metaforicamente, i muri d...

Quale il futuro del FVG?

La domanda tra le domande. Quale il futuro del FVG? Friuli Venezia Giulia, regione a statuto speciale, grazie al suo plurilinguismo, alle sue radici latine, slave e germaniche. Nata nel 1963, ha affrontato mille peripezie in un '900 travagliato come non mai, circondata da Austria e Slovenia e da un Veneto sempre più vorace e dall'Alto Adriatico. 215 i Comuni, una regione di poco più 1 milione di abitanti, frammentata in 18 UTI, fallite ancor prima di nascere, ritorneranno probabilmente se non le 4 storiche province, altri enti intermedi, una regione con diverse regioni al suo interno, dal Friuli, a Trieste, dalla Carnia, alla Bisiacaria, dalla zona di Pordenone, al basso Friuli e via dicendo. Tante identità, specificità, regione che potrebbe essere ponte verso l'Est e l'Ovest, ma ad oggi non si sa che direzione voglia intraprendere. E' andata avanti, soprattutto nel goriziano e nel triestino per decenni a colpi di zone franche e zone speciali, con quell'assistenzialismo italiano che si è rivelato un boomerang quanto questo è venuto meno.  Mentre il Friuli e Pordenone sono andati avanti con le proprie gambe. Una regione difficile, circondata, e che rischia di essere stritolata se non alza presto la testa cercando di capire di che vita vivere o morte morire. A volte si son fatti passi più lunghi della gamba, a volte non si è mosso proprio alcun passo. Serve un progetto per il FVG,  una visione che vada oltre la canonica giornata e l'anno civile, perchè se si continua così questa piccola regione di confine orientale italiano quale futuro potrà mai avere? Continuare ad essere in balia degli eventi non è la strada giusta da percorrere in una terra che spesso, non riuscendo ad andare avanti, si è trincerata nella conflittualità della propria contorta storia, dove ha trovato riparo, nostalgia, pur di evitare di osare e sognare e progettare il proprio avvenire.

Marco Barone

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