I simboli rubati di Monfalcone: la campana del Vate e il feretro conteso di Enrico Toti

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  Diciamolo pure, c’è un dettaglio affascinante e al tempo stesso quasi tragicomico quando si guarda alla storia di Monfalcone, questa città che a un certo punto si ritrova letteralmente spogliata dei suoi simboli. E sono due vicende straordinarie, legate a quel clima incandescentissimo del nazionalismo italiano. Da una parte c'è Gabriele D’Annunzio. Nel 1919, mentre i suoi legionari marciano verso la città per ricongiungersi con gli ufficiali pronti a seguire il Vate alla conquista di Fiume, succede una cosa singolare.  Vedono una campanella, una minuscola campana, quella di San Polo. Per i monfalconesi era un pezzo d'anima, un simbolo identitario fortissimo. Ma D’Annunzio — ed è un fatto noto — era un collezionista ossessivo, accumulava qualsiasi oggetto gli capitasse a tiro. La sua dimora era letteralmente un museo straripante. E così la campanella sparisce, finisce dritta nella stanza del Lebbroso al Vittoriale. Da lì, nonostante le rimostranze e le rivendicazioni sacrosan...

Quale il futuro del FVG?

La domanda tra le domande. Quale il futuro del FVG? Friuli Venezia Giulia, regione a statuto speciale, grazie al suo plurilinguismo, alle sue radici latine, slave e germaniche. Nata nel 1963, ha affrontato mille peripezie in un '900 travagliato come non mai, circondata da Austria e Slovenia e da un Veneto sempre più vorace e dall'Alto Adriatico. 215 i Comuni, una regione di poco più 1 milione di abitanti, frammentata in 18 UTI, fallite ancor prima di nascere, ritorneranno probabilmente se non le 4 storiche province, altri enti intermedi, una regione con diverse regioni al suo interno, dal Friuli, a Trieste, dalla Carnia, alla Bisiacaria, dalla zona di Pordenone, al basso Friuli e via dicendo. Tante identità, specificità, regione che potrebbe essere ponte verso l'Est e l'Ovest, ma ad oggi non si sa che direzione voglia intraprendere. E' andata avanti, soprattutto nel goriziano e nel triestino per decenni a colpi di zone franche e zone speciali, con quell'assistenzialismo italiano che si è rivelato un boomerang quanto questo è venuto meno.  Mentre il Friuli e Pordenone sono andati avanti con le proprie gambe. Una regione difficile, circondata, e che rischia di essere stritolata se non alza presto la testa cercando di capire di che vita vivere o morte morire. A volte si son fatti passi più lunghi della gamba, a volte non si è mosso proprio alcun passo. Serve un progetto per il FVG,  una visione che vada oltre la canonica giornata e l'anno civile, perchè se si continua così questa piccola regione di confine orientale italiano quale futuro potrà mai avere? Continuare ad essere in balia degli eventi non è la strada giusta da percorrere in una terra che spesso, non riuscendo ad andare avanti, si è trincerata nella conflittualità della propria contorta storia, dove ha trovato riparo, nostalgia, pur di evitare di osare e sognare e progettare il proprio avvenire.

Marco Barone

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