Il gran teatro di Trieste: tra il jazz degli Angloamericani, l'illusione del TLT e i selfie con D'Annunzio

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C'è un'ironia sottile — e diciamolo pure, del tutto meravigliosa — nella storia moderna di Trieste. Da una parte c’è chi guarda a certe nostalgie e pensa subito: "Ma ci state prendendo in giro?" . Dall’altra, invece, c’è chi avverte una sorta di grande, sublime tormento amletico, un richiamo disperato a quell’età dell'oro che va dal giugno del '45 all'ottobre del '54. La Trieste della Reggenza angloamericana! Quel momento incredibile in cui arrivano gli alleati e portano la cioccolata, le sigarette americane, il jazz, lo sport e, naturalmente, uno sballo assolutamente sfrenato. Il tutto, s'intende, prima che la città venisse restituita all'Italia. E lì nasce il mito del TLT, il Territorio Libero di Trieste! Che a un certo punto, nei primi anni Duemila, vive una resurrezione prodigiosa: cortei di migliaia di persone, un entusiasmo travolgente. L’Eldorado adriatico! Poi però — com’è tipico delle cose umane e soprattutto della politica locale — co...

Quale il futuro del FVG?

La domanda tra le domande. Quale il futuro del FVG? Friuli Venezia Giulia, regione a statuto speciale, grazie al suo plurilinguismo, alle sue radici latine, slave e germaniche. Nata nel 1963, ha affrontato mille peripezie in un '900 travagliato come non mai, circondata da Austria e Slovenia e da un Veneto sempre più vorace e dall'Alto Adriatico. 215 i Comuni, una regione di poco più 1 milione di abitanti, frammentata in 18 UTI, fallite ancor prima di nascere, ritorneranno probabilmente se non le 4 storiche province, altri enti intermedi, una regione con diverse regioni al suo interno, dal Friuli, a Trieste, dalla Carnia, alla Bisiacaria, dalla zona di Pordenone, al basso Friuli e via dicendo. Tante identità, specificità, regione che potrebbe essere ponte verso l'Est e l'Ovest, ma ad oggi non si sa che direzione voglia intraprendere. E' andata avanti, soprattutto nel goriziano e nel triestino per decenni a colpi di zone franche e zone speciali, con quell'assistenzialismo italiano che si è rivelato un boomerang quanto questo è venuto meno.  Mentre il Friuli e Pordenone sono andati avanti con le proprie gambe. Una regione difficile, circondata, e che rischia di essere stritolata se non alza presto la testa cercando di capire di che vita vivere o morte morire. A volte si son fatti passi più lunghi della gamba, a volte non si è mosso proprio alcun passo. Serve un progetto per il FVG,  una visione che vada oltre la canonica giornata e l'anno civile, perchè se si continua così questa piccola regione di confine orientale italiano quale futuro potrà mai avere? Continuare ad essere in balia degli eventi non è la strada giusta da percorrere in una terra che spesso, non riuscendo ad andare avanti, si è trincerata nella conflittualità della propria contorta storia, dove ha trovato riparo, nostalgia, pur di evitare di osare e sognare e progettare il proprio avvenire.

Marco Barone

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