Monfalcone: nel testo dell'intesa tra comuni e scuole per accogliere bambini nessun riferimento al tetto per stranieri e accordo di giugno.Ma serve delibera scuola


La parola d'ordine era "incentivare le iscrizioni a Monfalcone in particolare da parte delle famiglie italofone residenti". 
Un concetto sconcertante, che ha portato Monfalcone alla ribalta nazionale, per l'ennesima volta in relazione al famigerato protocollo del giugno 2018 stipulato dal Comune di Monfalcone con due dirigenti scolastici reggenti, di cui uno non più confermato in questo nuovo anno scolastico, che doveva portare a Monfalcone per quanto concerne "l’accoglimento di alunni stranieri vista la particolare situazione (...) per l’anno scolastico 2018/2019 l’applicazione della percentuale di alunni stranieri, fino al 45% allo scopo di dare risposte ai bisogni dei bambini e delle famiglie e nel rispetto dei criteri di precedenza che gli istituti comprensivi stabiliranno". Percentuale sulla carta destinata ad arrivare sino al 30%. Peggiorative entrambe rispetto al quadro primario normativo in materia d'istruzione.
E da ciò è derivato un caos. Con bambini spalmati da Duino a Fossalon praticamente e non solo, un solo che verrà monitorato e verificato. 

E' stata pubblicata in data 5 settembre sul sito del Comune di Monfalcone la delibera del 30 agosto e la bozza di una intesa che il detto Comune dovrebbe stipulare con i Comuni limitrofi ed istituti comprensivi limitrofi: "stante l’aumento registrato negli ultimi anni della popolazione infantile residente a Monfalcone e la chiusura a far data dall’a.s. 2018/2019 della scuola dell’infanzia paritaria “M. Immacolata” di via Roma appartenente alla Parrocchia S. Ambrogio, i posti a disposizione nelle scuole dell’infanzia cittadine sono risultati insufficienti con conseguente formazione di una lista d’attesa."

Neanche mezza virgola di riferimento  al protocollo di giugno 2018, nessun riferimento alla questione del tetto del 45%.  Certo, si dirà, quel tetto è una questione che si dibatte all'interno del Comune di Monfalcone. Giusto. Ma è anche per la conseguenza di quel tetto che i bambini saranno costretti a recarsi fuori dal Comune, dal quale verranno sradicati.   
Leggendo il testo di questa intesa e della delibera del 30 agosto si sta dicendo che il posto non c'è a causa da un lato della chiusura della scuola privata paritaria e dall'altro a causa del numero di bambini presenti, che in modo cauto, diciamo così nell'accordo non lo si dice, ma sono soprattutto stranieri, come ha evidenziato la stampa nel corso di questa bollente estate a causa del pasticcio enorme che è stato combinato a Monfalcone. 
Intanto la soluzione prospettata comporterà uno sradicamento da Monfalcone, e vedremo se ci saranno anche bambini autoctoni interessati da questa vicenda  e quanti. 

Nel testo si legge che "il presente accordo nasce con l’intento di offrire ai bambini l’accesso al sistema educativo, seppur non obbligatorio, della scuola dell’infanzia, che rappresenta l’ingresso nel percorso scolastico favorendone la crescita e gli apprendimenti nei bambini." 
Seppur non obbligatorio, si dice, anche se come la giurisprudenza e la normativa internazionale hanno evidenziato il principio del diritto all'istruzione si estende anche alla scuola dell'infanzia.

Si legge altresì che "l’accordo stabilisce i criteri e le modalità per lo sviluppo di una prassi condivisa di carattere organizzativo e amministrativo. Allo scopo di offrire fin dall’infanzia a tutti i bambini occasioni di apprendimento, il Comune di Monfalcone si impegna con gli Enti e le Istituzioni coinvolte a garantirne la frequenza alla scuola dell’infanzia attraverso l’inserimento dei minori nelle scuole dei comuni limitrofi senza porre dei ritardi rispetto all’avvio del calendario dell’anno scolastico."

Si specifica che il Comune di Monfalcone garantirà per l’anno scolastico 2018/2019 il servizio di trasporto scolastico comprensivo del servizio di sorveglianza a bordo e accompagnamento, per gli alunni residenti che risultano accolti nelle scuole dell’infanzia dell’Istituto Comprensivo considerato e anche che "per il primo periodo relativo all’inserimento degli iscritti, pari a due settimane, verrà garantito il trasporto degli alunni con un genitore al fine di agevolare le famiglie che non hanno mezzi di trasporto e garantire una buona riuscita della fase di avvio della frequenza. Inoltre verrà garantita la gestione delle emergenze per gli alunni che dovessero avere dei problemi di salute nel corso della giornata e per i quali necessita il rientro a casa prima della fine delle lezioni  La spesa del servizio di trasporto sarà sostenuta dal Comune di Monfalcone che provvederà altresì alla stesura del piano di trasporto in considerazione del domicilio degli utenti."

Facile così, no? Questo modo di concepire il diritto all'istruzione è totalmente non condivisibile. I bambini di Monfalcone devono andare a scuola a Monfalcone, nella città dove sono nati, e/o cresciuti e vogliono crescere, come è normale che sia in qualsiasi sistema civile. 

Ci si domanda cosa faranno i Consigli d'Istituto ed i Collegi docenti delle scuole interessate da questo protocollo d'intesa. Perchè se i Dirigenti dovessero provvedere a stipulare unilateralmente siffatti accordi in mancanza di delibere dei propri organi collegiali, potrebbero sorgere dubbi di legittimità, stante il fatto che è prerogativa del Collegio docenti poterne discutere e deliberare e soprattutto del Consiglio d'Istituto deliberare in materia come previsto dal testo unico dalla scuola e come ribadito anche dalla legge 107 del 2015 sin dai suoi primi commi, quando si dice che le istituzioni scolastiche garantiscono la partecipazione alle decisioni degli organi collegiali "per affermare il ruolo centrale della scuola nella societa' della conoscenza, per contrastare le diseguaglianze socio-culturali e territoriali, per prevenire e recuperare l'abbandono e la dispersione scolastica, in coerenza con il profilo educativo, culturale e professionale dei diversi gradi di istruzione, per realizzare una scuola aperta, quale laboratorio permanente di ricerca, sperimentazione e innovazione didattica, di partecipazione e di educazione alla cittadinanza attiva, per garantire il diritto allo studio, le pari opportunita' di successo formativo e di istruzione permanente dei cittadini".

Ciò significa che la battaglia ora si sposta all'interno della scuola e dei suoi organi collegiali. Accettare l'intesa come proposta dal Comune di Monfalcone del 30 agosto, significherà accettare i principi della delibera di giugno 2018, quella del tetto per capirci, quella che pone come scopo primario  incentivare le iscrizioni a Monfalcone in particolare da parte delle famiglie italofone residenti, quella che parla di classi ponte? Sicuramente va garantito un posto a scuola ai bambini ma questo posto va garantito prima di tutto a Monfalcone. Anche perché se passa questo modo di fare nulla impedirà che qualche altro comune possa comportarsi nello stesso modo.

Marco Barone

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