Stefano Furlan ricordato ovunque ma a Ronchi non esiste neanche una targa

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  Ci sono vicende che sembrano chiudersi nel giro di un attimo, e invece no. Rimangono lì, aggrappate alla memoria, perché  non è questione di fare della retorica inutile, quella che, insomma, lascia il tempo che trova, ma di non permettere che l'esistenza di una persona svanisca nel nulla. Di dire chiaramente: questa è stata un'ingiustizia. Come ad esempio nel caso di Stefano Furlan. Lui era di Ronchi, una famiglia semplice, gente comune. Ma la sua storia,  la ricordano tutti. La ricordano le tifoserie di mezza Italia nel mondo del calcio, persino quelle avversarie. Perché Stefano, nel febbraio del 1984, si trova esattamente dove nessuno vorrebbe mai trovarsi: nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. C'erano stati disordini, scaramucce tra i tifosi della Triestina e quelli dell'Udinese, fuori dallo stadio Grezar, a Trieste. I dettagli, nella storia, sono sempre sfuggenti. Stefano esce dalla curva, deve raggiungere la sua macchina, una Fiat 128 blu parcheggiata in vi...

Prima gli italiani? Discriminati i bisiachi. Prima i bisiachi

Difendere le proprie radici culturali, la propria storia, la propria identità e la propria lingua. Che poi questa sia un dialetto poco importa. Nelle scuole della Bisiacaria, zona cuscinetto tra il Friuli e Trieste, vi è una concentrazione di italiani preponderante. Eccessiva. Non ci può essere integrazione se tutti parlano italiano. Applicato il tetto per i non italofoni, pur non capendosi sulla base di cosa si identifichi in via presuntiva un bambino come italofono, sussiste una emergenza che rischia di portare all'estinzione quella specificità che ha connotato la storia di questa piccola regione del confine orientale italiano. Il bisiaco. 
La nostra cultura. Le nostre radici. Il nostro popolo. Prigioniero tra due acque, Timavo e Isonzo, due fiumi non sacri alla patria, ma sacri ai bisiachi, si rischia l'estinzione del bisiaco a causa dell'eccessiva italianizzazione di queste terre iniziata nei tempi che furono soprattutto con una importazione di terroni impressionante assimilati in cabibi.
Troppi italiani, pochi bisiachi. Il bisiaco a breve diventerà uno sconosciuto, un qualcosa che si potrà leggere neanche nei libri di storia, ma nei libri locali racchiusi in qualche scaffale di una biblioteca del mandamento. Spazio permettendo. Il prima gli italiani ha comportato una discriminazione, una esclusione sociale importante nei confronti dei bisiachi. Il doc è minato nelle sue fondamenta. Ed allora avanti tutta con il prima i bisiachi. Si pretende un tetto di italiani nelle classi del 30%, per salvaguardare una specie sociale in via di estinzione, come le tigri, nel mondo ne sono rimaste solo meno di 4 mila e visto il calo demografico sussistente in Bisiacaria e Friuli Venezia Giulia è allarme rosso o nero.

Marco Barone

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