Il gran teatro di Trieste: tra il jazz degli Angloamericani, l'illusione del TLT e i selfie con D'Annunzio

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C'è un'ironia sottile — e diciamolo pure, del tutto meravigliosa — nella storia moderna di Trieste. Da una parte c’è chi guarda a certe nostalgie e pensa subito: "Ma ci state prendendo in giro?" . Dall’altra, invece, c’è chi avverte una sorta di grande, sublime tormento amletico, un richiamo disperato a quell’età dell'oro che va dal giugno del '45 all'ottobre del '54. La Trieste della Reggenza angloamericana! Quel momento incredibile in cui arrivano gli alleati e portano la cioccolata, le sigarette americane, il jazz, lo sport e, naturalmente, uno sballo assolutamente sfrenato. Il tutto, s'intende, prima che la città venisse restituita all'Italia. E lì nasce il mito del TLT, il Territorio Libero di Trieste! Che a un certo punto, nei primi anni Duemila, vive una resurrezione prodigiosa: cortei di migliaia di persone, un entusiasmo travolgente. L’Eldorado adriatico! Poi però — com’è tipico delle cose umane e soprattutto della politica locale — co...

E poi si arriverà a mettere le quote di stranieri residenti per Comune?


Il mondo è cambiato, la società è cambiata, l'Italia è cambiata. Non siamo il Paese di vent'anni addietro, il quadro normativo va ripensato totalmente, perchè pensato per un Paese che non esiste più. L'Italia è oggi un Paese tendente a diventare multietnico, un pluralismo che segnerà una mescolanza di culture ed identità che altro non sono che una piccola globalizzazione nel globo. Il calo demografico italiano è impressionante, un Paese in declino, ma che vede l'emigrazione crescere e l'immigrazione diminuire. In alcune località, come Monfalcone ad esempio, a causa di politiche decise dal principale sito produttivo italiano e statale della città, che non si sa ancora per quanto tempo continuerà ad operare in loco, la Fincantieri, vi è stato dalla fine degli anni '90 ad oggi una concentrazione di manovalanza straniera notevole, diventando preponderante rispetto a quella autoctona ed italiana.

Ora si discute del fatto che ci devono essere quote del 45, poi, 40, per arrivare al fantomatico 30% deciso da  una Circolare ministeriale che conta poco e niente a livello giuridico, di stranieri per classe nelle scuole cittadine. La conseguenza anche di questo tetto è che bambini stranieri rimarranno fuori, in lista d'attesa. Una partita a ping pong tra spazi e non spazi, tra italofoni e non italofoni. Quello che molti si domandano è cosa potrà accadere in futuro? Se si continua a ragione per quote? Per tetti? In una società come la nostra? Alcuni si domandano se nelle nostre città si arriveranno a mettere le quote di stranieri massimi residenti per Comune. Il problema non lo si affronta spostandolo nel Comune confinante. Perchè anche il Comune confinante prima o poi rischierà di cadere in questo pericolosissimo circolo vizioso. Dovrebbero andare tutti a scuola di integrazione.Visto che l'ONU ha i suoi ispettori in materia di contrasto alle discriminazioni potrebbero costoro fare un salto in FVG come a Monfalcone. Cosí, per ammirare l'ottava meraviglia del mondo, le mura, ad esempio, mica per altro eh...

Marco Barone

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