L'esplosività emozionale dell'arte friulana nel decennio 60/70

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Immaginate, per un momento, di calarvi in quel decennio formidabile che va dal 1960 al 1970. Non stiamo parlando di Parigi, di Berkeley o di Londra, ma del Friuli Venezia Giulia. Una terra che, in quegli anni, decide a modo suo di essere protagonista assoluta della Storia. Ci sono collettivi, ci sono gruppi di ragazzi, ci sono individualità straordinarie che a un certo punto si guardano in faccia e dicono: "Basta. Noi adesso dobbiamo tagliare col passato, dobbiamo creare una frattura totale". E qual è l'opera, il simbolo che più di tutti, in questa regione, ci fa capire visivamente cosa stava succedendo? È il lavoro titanico di Franco Basaglia. Capite la portata della cosa? Basaglia prende l'energia di questo decennio – un decennio incredibilmente innovativo, rivoluzionario come pochissimi altri in tutto il Novecento – e gli dà un corpo. E che corpo gli dà? Quello di Marco Cavallo . Un cavallo azzurro di cartapesta che sfonda, letteralmente e metaforicamente, i muri d...

E poi si arriverà a mettere le quote di stranieri residenti per Comune?


Il mondo è cambiato, la società è cambiata, l'Italia è cambiata. Non siamo il Paese di vent'anni addietro, il quadro normativo va ripensato totalmente, perchè pensato per un Paese che non esiste più. L'Italia è oggi un Paese tendente a diventare multietnico, un pluralismo che segnerà una mescolanza di culture ed identità che altro non sono che una piccola globalizzazione nel globo. Il calo demografico italiano è impressionante, un Paese in declino, ma che vede l'emigrazione crescere e l'immigrazione diminuire. In alcune località, come Monfalcone ad esempio, a causa di politiche decise dal principale sito produttivo italiano e statale della città, che non si sa ancora per quanto tempo continuerà ad operare in loco, la Fincantieri, vi è stato dalla fine degli anni '90 ad oggi una concentrazione di manovalanza straniera notevole, diventando preponderante rispetto a quella autoctona ed italiana.

Ora si discute del fatto che ci devono essere quote del 45, poi, 40, per arrivare al fantomatico 30% deciso da  una Circolare ministeriale che conta poco e niente a livello giuridico, di stranieri per classe nelle scuole cittadine. La conseguenza anche di questo tetto è che bambini stranieri rimarranno fuori, in lista d'attesa. Una partita a ping pong tra spazi e non spazi, tra italofoni e non italofoni. Quello che molti si domandano è cosa potrà accadere in futuro? Se si continua a ragione per quote? Per tetti? In una società come la nostra? Alcuni si domandano se nelle nostre città si arriveranno a mettere le quote di stranieri massimi residenti per Comune. Il problema non lo si affronta spostandolo nel Comune confinante. Perchè anche il Comune confinante prima o poi rischierà di cadere in questo pericolosissimo circolo vizioso. Dovrebbero andare tutti a scuola di integrazione.Visto che l'ONU ha i suoi ispettori in materia di contrasto alle discriminazioni potrebbero costoro fare un salto in FVG come a Monfalcone. Cosí, per ammirare l'ottava meraviglia del mondo, le mura, ad esempio, mica per altro eh...

Marco Barone

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