Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

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  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

E poi si arriverà a mettere le quote di stranieri residenti per Comune?


Il mondo è cambiato, la società è cambiata, l'Italia è cambiata. Non siamo il Paese di vent'anni addietro, il quadro normativo va ripensato totalmente, perchè pensato per un Paese che non esiste più. L'Italia è oggi un Paese tendente a diventare multietnico, un pluralismo che segnerà una mescolanza di culture ed identità che altro non sono che una piccola globalizzazione nel globo. Il calo demografico italiano è impressionante, un Paese in declino, ma che vede l'emigrazione crescere e l'immigrazione diminuire. In alcune località, come Monfalcone ad esempio, a causa di politiche decise dal principale sito produttivo italiano e statale della città, che non si sa ancora per quanto tempo continuerà ad operare in loco, la Fincantieri, vi è stato dalla fine degli anni '90 ad oggi una concentrazione di manovalanza straniera notevole, diventando preponderante rispetto a quella autoctona ed italiana.

Ora si discute del fatto che ci devono essere quote del 45, poi, 40, per arrivare al fantomatico 30% deciso da  una Circolare ministeriale che conta poco e niente a livello giuridico, di stranieri per classe nelle scuole cittadine. La conseguenza anche di questo tetto è che bambini stranieri rimarranno fuori, in lista d'attesa. Una partita a ping pong tra spazi e non spazi, tra italofoni e non italofoni. Quello che molti si domandano è cosa potrà accadere in futuro? Se si continua a ragione per quote? Per tetti? In una società come la nostra? Alcuni si domandano se nelle nostre città si arriveranno a mettere le quote di stranieri massimi residenti per Comune. Il problema non lo si affronta spostandolo nel Comune confinante. Perchè anche il Comune confinante prima o poi rischierà di cadere in questo pericolosissimo circolo vizioso. Dovrebbero andare tutti a scuola di integrazione.Visto che l'ONU ha i suoi ispettori in materia di contrasto alle discriminazioni potrebbero costoro fare un salto in FVG come a Monfalcone. Cosí, per ammirare l'ottava meraviglia del mondo, le mura, ad esempio, mica per altro eh...

Marco Barone

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