A Gorizia esiste una delle poche svastiche ancora oggi presenti in Italia

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  Sentite, questa è una storia straordinaria, di quelle che a raccontarle oggi si fa quasi fatica a crederci. Perché noi siamo abituati a pensare che la Storia – quella con la S maiuscola, quella dei grandi sconvolgimenti – lasci sempre dei segni enormi, evidenti. E invece no. A volte si nasconde nei dettagli, in un angolo dimenticato. Immaginate la scena: siamo a Gorizia. Una città che è un groviglio pazzesco di confini, di lingue, di memorie che fanno a pugni tra loro. Ancora oggi la scritta Tito che sovrasta Nova Gorica, città nata per mano del socialismo jugoslavo, procura divisioni e discussioni formidabili. Voi camminate, entrate nel giardino del lapidario di Palazzo Attems Petzenstein, e vi muovete tra questi vialetti, che sono piccoli, stretti, quasi intimi. Da una parte avete le lapidi che ricordano il vecchio, felice periodo asburgico – quando Gorizia era la "Nizza austriaca", tutta ordine, burocrazia imperiale e nostalgia –, dall'altra, immancabilmente, ci sono...

Altro che aspettando Godot. Qui si aspetta una visione del futuro



Prima o poi. Lo ripetiamo sempre. Giorno dopo giorno. Vivendo il presente, rimpiangendo un passato non vissuto,ognuno il proprio, non conosciuto, non riuscendo più a sognare o programmare o immaginare alcun futuro. Abbiamo una visione del futuro? Cosa farò? Dove andrò? Boh. Ed al boh son state anche dedicate delle canzoni. Non poteva essere altrimenti. Ci lamentiamo, ci incazziamo con chi ci ha ridotto in queste condizioni, ci consoliamo con il fatto che poteva andare peggio, alla pensione non ci pensi proprio per niente, perchè tanto sai che non l'avrai ma il punto è cosa accadrà quando arriverà il momento fatidico? Chi vivrà,vedrà. Viviamo così. Tra prima o poi e chi vivrà, vedrà, tanto così non dura, tanto crolla tutto, tanto e tanto e tanto. Aspettando non più Godot ma una visione del futuro.
 
Marco Barone

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