Il disastro ferroviario tra Monfalcone e Ronchi evitato per un soffio

Provate a immaginare la scena, perché è una storia straordinaria e, al tempo stesso, assolutamente agghiacciante. Siamo nel mese di ottobre del 1981, precisamente  alla stazione di Nabresina, è sera, sono circa le dieci di un giorno qualunque. C'è la solita routine ferroviaria: gli operai stanno eseguendo delle manovre di routine per spostare sedici vagoni merci da un binario all'altro. Niente di speciale, lavoro quotidiano. Solo che a un certo punto la locomotiva addetta alla manovra dà una spinta. Ma non una spinta normale, prudente: dà una spinta tremenda , un colpo secco, decisamente troppo forte. E succede  una cosa pazzesca, che questi sedici vagoni, stracarichi di merci, superano il segnale di sosta e partono. Da soli. Senza motrice, senza frenatori a bordo, per pura forza d'inerzia! E imboccano la linea verso Monfalcone-Ronchi, che in quel tratto è in discesa. Invece di rallentare,  raggiungono i vagoni una velocità incredibile. Da mettere i brividi. Questi v...

"Quella volta era iniziato tutto così" disse una signora di Monfalcone

Un pomeriggio per Monfalcone, dove hai finalmente scoperto, dopo anni di dubbi e dilemmi amletici cosa significa essere monfalconese doc.  Come un vino da vendere in qualche fiera, come un prosciutto da servire in qualche ristorante, come un dolce da assaggiare alla fine del pasto nel migliore dei ristoranti.
Avere la cittadinanza italiana ed essere residente in città da almeno dieci anni. Che poi tutto ciò sia o non sia costituzionale cosa vuoi che significhi? Bazzecole da bar giocando a carte costituzionali. Nuovo passatempo. Pensieri, mentre la ciminiera bicolore cerca di confondersi con quel cielo avvolto da nuvole e pennellate di blu ma non "sempre più blu" come avrebbe cantato il Rino calabrese.  E poi una signora. Che ha vissuto il periodo peggiore del '900, quello che solo ora si riesce a vedere con qualche immagine a colore, ma profondamente in bianco e nero seppur privo di alcuna poeticità. "Quella volta era iniziato tutto così". Ti dirà questa signora di 90 anni ma più lucida di mille ventenni messi insieme con i loro smartphone 3.0 . I suoi occhi lucidi, ma non piange, non ne ha la forza e forse neanche più voglia.
Tutto qui. Non è una questione banale del prima gli, di nazionalismo contro europeismo, ma del sentimento che anima il corpo degli italiani.

Marco Barone

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