Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

La lotta per la verità per Giulio Regeni continua, mentre in Egitto si continuano a reprimere le libertà



Oggi sono 28 mesi dal sequestro che porterà all'assassinio di Giulio. Una enormità. Ma la lotta per questa battaglia fondamentale non si arresta. Mentre in Egitto, invece, gli arresti continuano. Contro giornalisti, blogger, persone influenti o che collaborano per arrivare alla verità per Giulio. E' in corso la staffetta, lo sciopero della fame, per chiedere la liberazione di Amal Fathy.

Continuano a dedicarsi a Giulio spazi ed aule, mentre in altri casi qualche striscione o bandiera non è più visibile. In altri casi ti domandi per quanto tempo verrà ancora esposto, in altri ancora quando verrà, invece, esposto, lo striscione giallo, diventato simbolo e colore di questa nuova resistenza per i diritti umani. Perchè se non si ha rispetto per i diritti umani, per la persona, non si può pretendere di maturare alcun sentimento di rispetto nella nostra società.
28 mesi sono una enormità. 28 mesi di pressioni verso un regime che di democratico non ha neanche la brutta copia della sua immagine, sono stati significativi e per nulla scontati. Vi è chi ha ceduto ai compromessi, mettendo al primo posto gli affari di stato, tradotto in modo comprensibile il business delle aziende italiane che fanno profitti con l'Egitto, e ve ne sono tante anche del Friuli Venezia Giulia. Un Paese, quello italiano, che di ingiustizie ne ha subite tantissime, sembra essere stato fondata la nostra Repubblica sotto il segno dell'ingiustizia, dell'inganno, della menzogna, del compromesso non accettabile. Dal caso Moro alla strategia della tensione, alle stragi, alle vittime di mafie, depistaggi, calunnie, sono state una costante nella storia di questo Paese che attende mille verità. Riuscire ad ottenere quella per Giulio significa aver posto un fondamentale gesto per aprire quel vaso di Pandora del nostro mondo, demolendo ogni inganno e società dell'apparenza. Vaso che contiene mali, ingiustizie che affliggono democrazie e libertà e diritti umani anche per il nostro Paese soggetto ad una memoria storica così breve da divenire oscena. Ed è anche per questo che 28 mesi di lotta continua, giorno dopo giorno, sono un qualcosa di potente ed incredibile, nonostante tutto, per lo stato in cui anche l'Italia è ridotta.

Marco Barone 

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