Stefano Furlan ricordato ovunque ma a Ronchi non esiste neanche una targa

Immagine
  Ci sono vicende che sembrano chiudersi nel giro di un attimo, e invece no. Rimangono lì, aggrappate alla memoria, perché  non è questione di fare della retorica inutile, quella che, insomma, lascia il tempo che trova, ma di non permettere che l'esistenza di una persona svanisca nel nulla. Di dire chiaramente: questa è stata un'ingiustizia. Come ad esempio nel caso di Stefano Furlan. Lui era di Ronchi, una famiglia semplice, gente comune. Ma la sua storia,  la ricordano tutti. La ricordano le tifoserie di mezza Italia nel mondo del calcio, persino quelle avversarie. Perché Stefano, nel febbraio del 1984, si trova esattamente dove nessuno vorrebbe mai trovarsi: nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. C'erano stati disordini, scaramucce tra i tifosi della Triestina e quelli dell'Udinese, fuori dallo stadio Grezar, a Trieste. I dettagli, nella storia, sono sempre sfuggenti. Stefano esce dalla curva, deve raggiungere la sua macchina, una Fiat 128 blu parcheggiata in vi...

La lotta per la verità per Giulio Regeni continua, mentre in Egitto si continuano a reprimere le libertà



Oggi sono 28 mesi dal sequestro che porterà all'assassinio di Giulio. Una enormità. Ma la lotta per questa battaglia fondamentale non si arresta. Mentre in Egitto, invece, gli arresti continuano. Contro giornalisti, blogger, persone influenti o che collaborano per arrivare alla verità per Giulio. E' in corso la staffetta, lo sciopero della fame, per chiedere la liberazione di Amal Fathy.

Continuano a dedicarsi a Giulio spazi ed aule, mentre in altri casi qualche striscione o bandiera non è più visibile. In altri casi ti domandi per quanto tempo verrà ancora esposto, in altri ancora quando verrà, invece, esposto, lo striscione giallo, diventato simbolo e colore di questa nuova resistenza per i diritti umani. Perchè se non si ha rispetto per i diritti umani, per la persona, non si può pretendere di maturare alcun sentimento di rispetto nella nostra società.
28 mesi sono una enormità. 28 mesi di pressioni verso un regime che di democratico non ha neanche la brutta copia della sua immagine, sono stati significativi e per nulla scontati. Vi è chi ha ceduto ai compromessi, mettendo al primo posto gli affari di stato, tradotto in modo comprensibile il business delle aziende italiane che fanno profitti con l'Egitto, e ve ne sono tante anche del Friuli Venezia Giulia. Un Paese, quello italiano, che di ingiustizie ne ha subite tantissime, sembra essere stato fondata la nostra Repubblica sotto il segno dell'ingiustizia, dell'inganno, della menzogna, del compromesso non accettabile. Dal caso Moro alla strategia della tensione, alle stragi, alle vittime di mafie, depistaggi, calunnie, sono state una costante nella storia di questo Paese che attende mille verità. Riuscire ad ottenere quella per Giulio significa aver posto un fondamentale gesto per aprire quel vaso di Pandora del nostro mondo, demolendo ogni inganno e società dell'apparenza. Vaso che contiene mali, ingiustizie che affliggono democrazie e libertà e diritti umani anche per il nostro Paese soggetto ad una memoria storica così breve da divenire oscena. Ed è anche per questo che 28 mesi di lotta continua, giorno dopo giorno, sono un qualcosa di potente ed incredibile, nonostante tutto, per lo stato in cui anche l'Italia è ridotta.

Marco Barone 

Commenti

Post popolari in questo blog

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?