L'esplosività emozionale dell'arte friulana nel decennio 60/70

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Immaginate, per un momento, di calarvi in quel decennio formidabile che va dal 1960 al 1970. Non stiamo parlando di Parigi, di Berkeley o di Londra, ma del Friuli Venezia Giulia. Una terra che, in quegli anni, decide a modo suo di essere protagonista assoluta della Storia. Ci sono collettivi, ci sono gruppi di ragazzi, ci sono individualità straordinarie che a un certo punto si guardano in faccia e dicono: "Basta. Noi adesso dobbiamo tagliare col passato, dobbiamo creare una frattura totale". E qual è l'opera, il simbolo che più di tutti, in questa regione, ci fa capire visivamente cosa stava succedendo? È il lavoro titanico di Franco Basaglia. Capite la portata della cosa? Basaglia prende l'energia di questo decennio – un decennio incredibilmente innovativo, rivoluzionario come pochissimi altri in tutto il Novecento – e gli dà un corpo. E che corpo gli dà? Quello di Marco Cavallo . Un cavallo azzurro di cartapesta che sfonda, letteralmente e metaforicamente, i muri d...

Che fare di quel rottame nello scalo di Ronchi-Trieste-Airport? Tra rimorsi e rimpianti la ruggine avanza...

Da oltre cent'anni vi è quell'interrogativo leninista che ha fatto tremare parte dell'Occidente fino alla caduta del muro di Berlino, che fare?
Non sono cent'anni ma sono 14 anni che un rottame è stato depositato nello spazio dello scalo di Ronchi, che dopo un periodo difficile ed a rischio di fallimento ora aspetta il suo decollo nella speranza che possa non essere soffocato dalla voracità  della concorrenza veneta che continua a minare quella fetta di confine che è il FVG. Per destino beffardo o non beffardo, emerge con chiarezza la scritta Venezia sull'aereo abbandonato nello scalo di Ronchi. Nell'articolo di Luca Perrino, sul Piccolo, si legge che "il prossimo 20 aprile saranno la bellezza di 14 anni. E lui è ancora lì, a riflettere un'immagine sinistra e inquietante, pessimo biglietto da visita dell'aeroporto di Ronchi dei Legionari." Non si sa per quale motivo e neanche a quale costo e se danno erariale eventuale vi sia stato qualora acquistato con soldi pubblici, dopo l'incidente del 2004 che lo rese inutilizzabile. Un rottame senza identità, senza sedili, motori e strumentazioni, una scatola bicolore, cibo per la ruggine e acqua per l'oblio. Si legge nel citato articolo che "negli anni passati si era parlato di trasformarlo in un museo dell'aviazione, in un gate guardian da mettere in mostra all'esterno dello scalo, in un manufatto per le esercitazioni dei Vigili del fuoco. Ma nulla si è mosso ed il Md82 è ancora là".
Già. Facendo una ricerca su internet le soluzioni che emergono non è che sono enormi. Si va dalla semplice demolizione alla riconversione in hotel a cinque stelle, semplici ostelli, o anche ristoranti o bar,  ovviamente trattasi di iniziative di privati. Lo si potrebbe mettere in vendita su Ebay come già successo in passato, proporre una sorta d'asta, almeno per recuperare i soldi buttati, potrebbe diventare una sorta di attrazione, un luogo per effettuare esposizioni, mostre, per videogiocatori, si potrebbero fare una infinità di cose,  con il dovuto spazio, le dovute idee e sinergie, ma a furia di chiedersi che fare, di perdersi tra rimorsi e rimpianti, la ruggine farà il suo corso, come sempre, perchè non perdona e non ha pietà.
Marco Barone  

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