La Venere, gli stracci e la misura del tempo

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    Ma capite la genialità? Bisogna figurarsela, quella scena, perché noi spesso ce ne dimentichiamo.Siamo innanzi ad un qualcosa di magistrale che continua a stupire continuamente dagli anni Sessanta. C’è un fondo nero, buio, assoluto. E poi, lì nel mezzo, questo fondoschiena bianchissimo. È la Ed è pazzesco, se ci pensate, perché qui – tra quell’oscurità e il marmo contaminato – Michelangelo Pistoletto non sta solo facendo un'opera d’arte. Sta mettendo in scena il cortocircuito di una società spietata, che ha del tutto smarrito i suoi valori.  Ma come nasce un capolavoro?  La cosa meravigliosa – e qui sta la grandezza vera – è che quest'idea folle nasce quasi per caso. Un’intuizione estemporanea, casuale! E invece, da oltre sessant’anni, questa combinazione continua a colpire, a sbalordire chiunque la guardi. È una delle opere più significative e impattanti del nostro tempo.  E sapete perché? Perché a un certo punto l’arte smette di essere pura decorazion...

I segnali che raccontano un tempo che non c'è più


Lamiera che viene rottamata per dare spazio alla modernità, con la sua grafica sottile nelle stesso più grezza rispetto a quell'eleganza e rotondità che caratterizzava i segnali di un tempo. Come quello che ti indicava all'altezza della cava che si divora il Carso, nota come cava di Doberdò, la svolta verso Gorizia o Trieste. Ha attraversato tutto il dopoguerra ed è stato rottamato oggi nel 2018. L'unico elemento positivo è stata l'aggiunta del bilinguismo, ora si leggerà Trieste e Trst, Gorizia e Gorica. Storia che viene rottamata come il cartello storico di cui si è persa traccia che avvisava i passanti nei pressi delle zone di confine di non fotografare verso di là, come si suol ancora oggi dire, quel là che oggi è in Europa come il qui. O la fermata delle autocorriere di Ronchi, un cartello che continua a sopravvivere non si sa ancora per quanto tempo, conquistato dalla ruggine che ne divora forma e sostanza, chissà quante passioni, dolori, emozioni e vicissitudini avrà conosciuto in quella fermata verso Gorizia. Mentre nei pressi di Villa Vicentina ancora oggi è visibile il cartello che ti indica la presenza di carri armati in una zona che è stata per decenni altamente militarizzata. Un segnale rotondo, dalla grafica leggera quasi da fumetto, segnali che raccontano un tempo che non c'è più, qualcuno ancora oggi resiste, qualcuno viene semplicemente rottamato e spazzato via per sempre dalla memoria e dalla storia.

Marco Barone

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