La grande impunità verso il fascismo che ha causato centinaia di migliaia di morti in Italia

Quando parliamo del fascismo, non stiamo parlando di una rissa di quartiere, ma di una tragedia che ha segnato la carne di questo Paese per decenni. Il punto è questo: il fascismo mica è arrivato al potere perché Mussolini era un genio della politica o perché aveva chissà quale mandato divino. No! Il fascismo è stato un fenomeno reazionario, certo, ma che è rimasto in piedi perché lo hanno tenuto su. La borghesia, il grande capitale e, soprattutto, diciamocelo chiaramente, la monarchia. Perché senza il Re, Mussolini a Roma non ci sarebbe mai arrivato. Mai! Sarebbe finita lì. E invece no. E allora cosa succede? Succede che inizia questa lunga scia di sangue che è difficilissimo persino quantificare. Noi oggi proviamo a dare dei numeri, ma è una contabilità dell'orrore che sfugge di mano. Già prima della presa del potere, tra il '19 e il '22, abbiamo lo squadrismo.  E lì sono botte, sono bastonate, sono tremila persone — sindacalisti, comunisti, gente che non ci stava — ammaz...

I segnali che raccontano un tempo che non c'è più


Lamiera che viene rottamata per dare spazio alla modernità, con la sua grafica sottile nelle stesso più grezza rispetto a quell'eleganza e rotondità che caratterizzava i segnali di un tempo. Come quello che ti indicava all'altezza della cava che si divora il Carso, nota come cava di Doberdò, la svolta verso Gorizia o Trieste. Ha attraversato tutto il dopoguerra ed è stato rottamato oggi nel 2018. L'unico elemento positivo è stata l'aggiunta del bilinguismo, ora si leggerà Trieste e Trst, Gorizia e Gorica. Storia che viene rottamata come il cartello storico di cui si è persa traccia che avvisava i passanti nei pressi delle zone di confine di non fotografare verso di là, come si suol ancora oggi dire, quel là che oggi è in Europa come il qui. O la fermata delle autocorriere di Ronchi, un cartello che continua a sopravvivere non si sa ancora per quanto tempo, conquistato dalla ruggine che ne divora forma e sostanza, chissà quante passioni, dolori, emozioni e vicissitudini avrà conosciuto in quella fermata verso Gorizia. Mentre nei pressi di Villa Vicentina ancora oggi è visibile il cartello che ti indica la presenza di carri armati in una zona che è stata per decenni altamente militarizzata. Un segnale rotondo, dalla grafica leggera quasi da fumetto, segnali che raccontano un tempo che non c'è più, qualcuno ancora oggi resiste, qualcuno viene semplicemente rottamato e spazzato via per sempre dalla memoria e dalla storia.

Marco Barone

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