Oggi c'è la necessità di un nuovo manifesto per l'arte

Un tempo c’era la vita, c’era il sangue, c’era l’ardimento! C’erano i Futuristi che sputavano in faccia al passatismo, c’era Filippo Tommaso Marinetti che incendiava le accademie, c’era Mario Schifano che aggrediva la tela con la furia di chi vuole conquistare il mondo! C’erano i manifesti, c’era un’idea comunitaria, violenta, estatica dell’arte! E oggi? Oggi il nulla! Il deserto assoluto dell’anima! Siamo circondati da individualisti, rinchiusi nel loro microscopico  guscio. L'arte contemporanea è diventata come il calcio: una manica di mercenari! I galleristi non sono sempre critici, sono procuratori d’assalto. Ma serve una rivoluzione! C’è un bisogno disperato, assoluto, di un nuovo Manifesto! Qualcosa che torni a far vomitare i perbenisti e a far piangere d’estasi chi sa ancora vedere! Abbiamo bisogno di una pittura che torni a essere carne, di pennellate che squarcino la tela immortalando questo vuoto pneumatico del terzo millennio per distruggerlo! Basta con questa mercificaz...

Da Cosimo Cristina a Daphne Caruana Galizia a Jan Kuciak. Il giornalismo silenziato dalle mafie

24 anni, una vita spezzata nel meglio della gioventù. Cosimo Cristina sarà il primo giornalista ad essere ucciso dalla mafia in Sicilia, il suo corpo venne fatto ritrovare il 5 maggio lungo la strada ferrata della linea Palermo-Messina. Come lui saranno decine i giornalisti massacrati dalle mafie, dai nomi più noti ad altri meno noti. Una elencazione che dovrebbe mettere i brividi. In Italia ad oggi non si ammazzano più i giornalisti per "mafie" ma le intimidazioni e le minacce per "mafie" e con metodi tipici mafiosi sono migliaia e si colpiscono uomini e donne, si scagliano contro chi esercita nel bene o nel male questa professione o chi attraverso il potente internet con i blog e siti vari cerca di adoperarsi per garantire quella libertà di essere informati, di  essere formati e formare coscienze critiche, malvista dalle mafie.
Non siamo riusciti a debellare le mafie in Italia, Camorra, Mafia, 'Ndrangheta per citare le più note. Hanno esteso le loro ramificazioni ovunque, anche in territorio che si reputavano in modo illusorio immuni, come nel Confine Orientale d'Italia, ed ovviamente arrivati alle porte d'Italia ci hanno messo un niente a fare il salto oltre verso quel mondo dove tutto è possibile. Abbiamo esportato le mafie. Mafie che uccidono come accaduto in Slovacchia contro un giovane di soli 27 anni Jan Kuciak, ed hanno ucciso anche la sua compagna, altra vita innocente spezzata, Velka Macva, o si ricorre a metodi mafiosi per silenziare la voce ostile e contraria al potere come quella di Daphne Anne Vella, coniugata Caruana Galizia uccisa a malta il 16 ottobre 2017, fatta saltare in aria e che verrà ricordata attraverso un premio importante a Ronchi durante il festival del giornalismo organizzato da Leali delle Notizie. 
Purtroppo come è stato fatto giustamente osservare a partire da Roberto Saviano, ci si accorge delle mafie solo quando queste sparano, ammazzano, compiono atti eclatanti come quello di Duisburg, mentre cercano giorno dopo giorno di silenziare tutto ciò che può compromettere il loro sporco trono di potere, un silenzio che non fa notizia, salvo quando questo silenzio viene rotto in modo brutale da una bomba che esplode, colpi di pistola che esplodono ed uccidono la libertà di tutti noi innanzi al mondo. Guai a tornare nella ordinarietà dopo il silenzio infranto dalla violenza delle mafie. Sarebbe un crimine non inferiore al crimine compiuto da chi vuole silenziare la libertà d'informazione con la violenza "mafiosa".

Marco Barone

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