Il cartello che sbiadisce e la memoria che resiste grazie allo spomenik jugoslavo che ricorda le vittime del campo di concentramento di Gonars

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La Jugoslavia ha avuto un modo di ricordare le sue vittime, i suoi caduti, con dei monumenti straordinari, visionari, futuristici, ed uno di questi si trova nel cimitero di Gonars, il memoriale che ricorda gli internati e le vittime slovene e croate per mano fascista in quel campo di concentramento di Gonars di cui oggi non esiste più alcuna traccia, mentre quello di Visco sopravvive, grazie alle iniziative di pochi. All'entrata del cimitero di Gonars vi sono tre cartelli. Uno sloveno ed uno croato che ricordano i loro caduti, avrebbero potuto farne uno condiviso, invece, così non è, non è mica più la Jugoslavia. Su quello sloveno si leggerà "ossario degli sloveni internati e altre vittime della II guerra mondiale" su quello croato "ossario dei croati e degli altri internati e vittime della II guerra mondiale". Non hanno neanche scritto la stessa cosa.    A fianco ad essi, invece, vi è il pannello storico che ricorda cosa fu quel campo di concentramento, oltre 5...

Poco più di 2 milioni di euro per il progetto Bellezza in FVG. La propaganda della bellezza o investimento?


Sarà un caso, ma il noto progetto bellezza che ha stanziato in Italia 150 milioni di euro, una manciata di danaro rispetto alle reali necessità del Paese, è stato ultimato a fine dicembre 2017. Un piccolo regalo al Paese molti hanno detto. D'altronde è evidente a tutti che la bellezza è sempre stata una costante di questo Paese, abbiamo contemplato ed ammirato un passato su cui ci siamo cullati per vederlo depredare, violentare senza battere ciglio. A partire dalle professioni. Un Paese dove, per rimanere in tema di bellezza, arte e cultura, sono più le volte che gli insegnanti si trovano a dover pagare il biglietto intero senza riduzione per acculturarsi con mostre, per poi trasmettere alla propria classe ciò che si è appreso pagando di propria tasca,  mentre riduzioni vengono riconosciute alle categorie più disparate.  Una manciata di danaro che per le piccole cose è tanto. Un tanto che verrà sicuramente apprezzato. Il tema della bellezza diventerà propaganda? Servirà a far riscoprire quell'italianità smarrita? A causa di un sistema Italia che ha portato il Paese sull'orlo del fallimento, o forse nel pieno del fallimento? Dal quale le migliori menti, i nostri giovani semplicemente fuggono appena ne hanno la minima opportunità?
Visto il successo, guarda caso incentrato proprio sulla bellezza, del programma televisivo sulla Rai, sulle meraviglie italiane, che più di una volta ha rimarcato l'orgoglio dell'essere italiani, del genio italiano, del vero made in Italy nel settore dell'arte, cosa di cui essere soddisfatti sicuramente, si potrebbero però  percepire delle sfumature di propaganda sotto il segno della bellezza stante anche il tempismo. 
Ma la bellezza non ha bisogno di propaganda e mance, ma di investimenti seri, di una inversione di tendenza effettiva e non a parole, nel Paese dei grandi oratori e predicatori. A furia di ripetere che l'Italia potrebbe vivere solo di bellezza, abbiamo consumato questa bellezza con i fiumi logoranti di bla bla bla. 
La Commissione per la selezione degli interventi di cui al progetto "Bellezza@ - Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati" ha concluso le proprie attività nella riunione del 15 dicembre. Poco più di 2 milioni di euro sono gli stanziamenti previsti per il FVG, o meglio solo per il Friuli vista l'area inclusa, a fronte di una disponibilità complessiva di 150 milioni di euro circa. Questi i progetti:
Fontana lavatoio di Valpicetto  in Rigolato di Udine 20 mila euro, casa Venturini, Zuglio, 130 mila euro, l'antico ponte di Pontebba 200 mila euro, il Mulino di Croce di Cervicento 260 mila euro, vecchia latteria turnaria di Dignano, Udine, 300 mila euro, Casel di Pasolini a Casarsa della Delizia, Pordenone, 400 mila euro,ex fornace di Morsano al Tagliamento, 441 mila euro, area pedemontana pordenonese (Polcenigo, Aviano, Canavea, Budoia) in Polcenigo, 540 mila euro.
Marco Barone 

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