Il caso Eaton, quando in Italia aveva quasi 2000 dipendenti


Una multinazionale premiata più volte per il suo comportamento etico, si legge in rete. Certo, ognuno avrà una propria valutazione etica e non sempre l'etica dal punto di vista del lavoratore coincide con l'etica del padrone. 
Impressiona vedere come questa multinazionale presente anche in Italia,  abbia nel corso degli anni chiuso alcuni stabilimenti.
Nel 2006 esplodeva il caso di Rivarolo nel canavese, dando avvio alle procedure di messa in mobilita' di 199 dipendenti. In quel momento il gruppo industriale in questione aveva in Italia cinque insediamenti produttivi distribuiti su tre regioni, Piemonte (tre stabilimenti), Toscana e Friuli Venezia Giulia, per un totale di 1800 dipendenti. E gli interrogativi che sorgevano in merito a questo stabilimento erano gli stessi che sorgono oggi su quello di Monfalcone. Ad esempio in sede di trattativa sindacale e negli incontri con i rappresentanti delle istituzioni, la direzione della Eaton da quello che risulta non faceva  altro che ribadire i suoi propositi di chiusura dello stabilimento e di licenziamento dei dipendenti,  con argomentazioni ritenute poco convincenti dai sindacati. Già allora, poco più di dieci anni or sono emergeva una fantomatica crisi delle valvole, in particolare le valvole per automotive e camioniste, nonostante le produzioni di questo gruppo industriale abbiano da sempre costituito un punto di eccellenza riconosciuto da tutti grazie alle maestranze italiane.
Poi sarà il turno dello stabilimento di Massa. Anche in questo caso mobilitazioni, interpellanze, tavoli, interventi di ministri.  La motivazione per l'abbandono del territorio di Massa pare che fosse dovuta alla perdita di una importante commessa FIAT relativa alla realizzazione delle punterie meccaniche, vero core business dello stabilimento massese, peraltro per molti anni ai vertici mondiali per la produzione EATON. Erano poco più di 500 i lavoratori interessati incluso l'indotto nel corso degli anni. 
Anche in quel caso il tavolo nazionale non ha portato da nessuna parte. 

Eppure l'Italia per questo gruppo è stato anche simbolicamente importante. Ad esempio nel 2014 si è svolta per la prima volta la Conferenza sull'inclusione fuori dagli Stati Uniti, ospitata a Torino ha visto la partecipazione  di un gruppo rappresentativo di 65 persone provenienti da 33 stabilimenti di 17 paesi, confluiti in Italia per i tre giorni di conferenza.

Ora è il turno di Monfalcone, una situazione di precarietà era forse era nell'aria da tempo, ma non con il tempismo e nella misura con cui è arrivata, almeno per la maggioranza dei lavoratori.
Monfalcone che ha visto  più che dimezzata la propria manodopera, maestranze ridotte ad un terzo, non rinnovati alcuni interinali ed ora si trova a vivere la stessa identica situazione già capitata a Rivarolo e Massa.
Tale azienda pare che abbia attualmente circa 700 lavoratori in tutta Italia  nel settore automotive, di cui circa 320 a Bosconero-plant, 40 a Bosconero-HQ (dove si realizzano prototipi e macchinari impiegati negli stabilimenti) 72 a Rivarolo CH (ex-Amtec) e 110 negli uffici Direzionali di Torino. 
Ed a Bosconero hanno assunto 30 dipendenti nel 2017  .

Molti si domandando ma questa azienda ha beneficiato di contributi pubblici per l'acquisto di macchinari, ad esempio? 
In caso di risposta affermativa, verranno restituiti se Monfalcone dovesse fare la stessa fine di Massa e Rivarolo?

E' una questione di strategia globale aziendale da una parte, di debolezza del territorio dall'altra.  Si vivrà un film già visto anche a Monfalcone?
I lavoratori pretendono lavoro e dignità non elemosina in una provincia che ha la maglia nera del FVG in materia di disoccupazione cosa che rischia di determinare una effettiva guerra diabolica tra "poveri", perchè qui il problema è il sistema ed è contro il sistema ed i suoi sostenitori che si deve puntare il dito.

Marco Barone 


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