La grande ipocrisia: il caso Regeni e il bluff dell'amicizia egiziana

  Allora, guardate, la questione è d'un’evidenza quasi imbarazzante, e bisogna avere il coraggio di dirlo con grande chiarezza. Perché qui siamo di fronte a uno di quei casi in cui la storia — e la cronaca giudiziaria — ci mette sotto gli occhi una realtà drammatica, senza infingimenti. Il punto centrale è questo: l’Egitto, che a parole è sempre stato descritto come questo grande alleato, questo partner fondamentale dell’Italia nel Mediterraneo, sul piano della verità e della giustizia per Giulio Regeni non ha mosso un solo millimetro. Mai. E si è arrivati a questo paradosso straordinario — ed è una sentenza davvero incredibile — in cui la Corte ha condannato alcuni funzionari per il sequestro di Giulio, per quell'atto di violenza di Stato, ma non per la sua uccisione. L'accusa di omicidio, che la Procura contestava al solo Sharif e per la quale era stato chiesto l'ergastolo, non è stata riconosciuta.  In tutti questi anni, la cooperazione giudiziaria da parte egiziana ...

Questione di Trieste: dall'oro Jugoslavo alla Linea Blu

Il libro Flashpoint di Jenning, che racconta le vicissitudini della questione triestina è interessante, con qualche inesattezza, ma verrà percepito come di parte.  Questione considerata da tanti storici e non solo storici come l'inizio della guerra fredda tra il blocco occidentale e orientale, tra USA ed Unione Sovietica, d'altronde sono diversi gli indizi che corrono verso questa direzione così come diversi sono gli elementi che concordano nell'affermare che è a Trieste che sono nati i germi di Gladio.  Diverse sfumature, sottigliezze e passaggi lasciano intravedere come lo sguardo del lettore arriverà a vedere gli angloamericani in modo diverso e con minor pregiudizialità rispetto agli jugoslavi. 
Diversi gli spunti di riflessione e casi particolari.
Ad esempio l'origine della famigerata Linea Morgan, che sarà basilare per la definizione dei confini che verranno tra l'Italia e la Jugoslavia. Originariamente  chiamata Linea Blu  ma in realtà il suo nome doveva essere Linea Hamblen, il maggiore americano che "cominciò a fare ghirigori su una mappa con una matita colorata, tirò una linea immaginaria dalla costa attraverso Trieste e poi verso Nord e mentre esaminava il suo lavoro estemporaneo gli altri ufficiali, da entrambe le parti, credettero che fosse il risultato finale e si dissero subito d'accordo." 
Una linea nata casualmente, quasi come un gioco, tracciando con un disegno quel confine che segnerà il primo muro tra due mondi alleati per combattere il nemico comune nazista, ma che mai si sono amati, e che hanno rischiato di cadere precipitosamente nella terza guerra mondiale a partire proprio dalla questione calda, anche se minimale, rispetto ai più importanti interessi globali, di Trieste.

E sempre a proposito della questione di Trieste emergono altre sfumature che potrebbero far pensare al lettore che alla fine Tito e la Jugoslavia sono stati "invitati" a rinunciare a Trieste, dopo averla liberata e poi amministrata per 42 giorni, a causa dei "ricatti" riguardanti la questione dell'oro Jugoslavo, chiamato nel libro in modo pregiudizievole come oro di Tito. Ma non era di Tito, bensì della Jugoslavia e del suo popolo. Si legge in sostanza che  le riserve auree nella Banca Nazionale di Jugoslavia dal 1940, in previsione dell'aggressione nazista e fascista, vennero trasferite negli Stati Uniti, Argentina, Brasile, Svizzera, Inghilterra,  mentre le riserve che rimasero in Jugoslavia vennero depredate da nazisti e fascisti, il riferimento è a quelle nascoste in un monastero serbo ortodosso.  Pare che soprattutto l'oro depositato in America e a Londra poteva tornare a disposizione degli Jugoslavi "purché ( Tito ndr) concordasse senza eccezioni con tutte le risoluzioni che gli alleati avrebbero sottoscritto nel trattato." 
Come a dire, lascia stare Trieste se vuoi che il tuo popolo abbia il proprio oro.

Marco Barone

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