Oggi c'è la necessità di un nuovo manifesto per l'arte

Un tempo c’era la vita, c’era il sangue, c’era l’ardimento! C’erano i Futuristi che sputavano in faccia al passatismo, c’era Filippo Tommaso Marinetti che incendiava le accademie, c’era Mario Schifano che aggrediva la tela con la furia di chi vuole conquistare il mondo! C’erano i manifesti, c’era un’idea comunitaria, violenta, estatica dell’arte! E oggi? Oggi il nulla! Il deserto assoluto dell’anima! Siamo circondati da individualisti, rinchiusi nel loro microscopico  guscio. L'arte contemporanea è diventata come il calcio: una manica di mercenari! I galleristi non sono sempre critici, sono procuratori d’assalto. Ma serve una rivoluzione! C’è un bisogno disperato, assoluto, di un nuovo Manifesto! Qualcosa che torni a far vomitare i perbenisti e a far piangere d’estasi chi sa ancora vedere! Abbiamo bisogno di una pittura che torni a essere carne, di pennellate che squarcino la tela immortalando questo vuoto pneumatico del terzo millennio per distruggerlo! Basta con questa mercificaz...

Quel gol, benedetto o maledetto, nella zona Cesarini che cambia il volto alla partita




"Quando dai il tuo nome a un pezzetto di Tempo - il quale è solo di dio, dice la Bibbia - qualcosa nella vita lo hai fatto". Così Baricco sulla nota, a volte anche stonata, questione di punti di vista, zona Cesarini. Segnare non solo alla fine dei minuti regolamentari ma soprattutto nel recupero. Quel recupero che oggi giorno si allunga sempre di più. Al quinto minuto il Benevento farà la storia, la sua storia. Il primo punto in Serie A. Ci son volute ben 15 giornate. E segnerà con un gol di testa con il suo portiere contro una formazione dal valore di centinaia di milioni di euro, impaurita anche del proprio respiro. Il diavolo made in Cina è riuscito proprio male.  Un gol che regalerà lacrime, gioia, un gol che spazzerà via un campionato del Benevento fallimentare come mai era successo nella storia della Serie A. Un gol nell'oltre della zona Cesarini che ha gelato il diavolo rossonero.
Non è la prima e non sarà l'ultima volta che in una partita di calcio si segnerà in questi minuti. Minuti aggiuntivi, che sembrano non finire mai. Se eternità esiste nel calcio, questa è quando si entra nel lungo tunnel del minutaggio di recupero, dove tutto può succedere. In qualsiasi livello di campionato. Come accaduto al povero Ronchi, a cui qualcuno dovrà regalare un bel corno gigante contro quella sfiga figlia di una maledizione che qualche sprovveduto ha scagliato per qualche diamine di motivo ad oggi incompreso. Oltre il 90° subisce i due gol vittoria contro la forte formazione del Lumignacco. Oramai le partite durano più di 90 minuti. Il 90° minuto non rappresenta più niente, è andato, andato in un tempo che non ritornerà più. E saranno sempre di più i gol che verranno raccontati oltre il minuto della paura, 90. Il gol nel calcio è la cosa più bella che esiste, ti ricorda quanto sei bambino, quel bambino che è in te che non è mai fuggito vien fuori proprio in quel momento. Ma nel gol nella zona Cesarini che si vive qualcosa di potente, di unico, indefinibile. Dove l'emozione è indomabile, dove l'unica cosa che conta è festeggiare oppure dannarsi.
Si entrerà nell'oltre che cambierà il volto alla partita, oltre che verrà benedetto da tanti, maledetto da molti, oltre, lì ove si gioca la battaglia finale tra istinto e razionalità, tra cuore ed anima, in quel calcio che continua ad emozionare, nonostante un tutto sempre più desolante.

Marco Barone

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