L'esplosività emozionale dell'arte friulana nel decennio 60/70

Immagine
Immaginate, per un momento, di calarvi in quel decennio formidabile che va dal 1960 al 1970. Non stiamo parlando di Parigi, di Berkeley o di Londra, ma del Friuli Venezia Giulia. Una terra che, in quegli anni, decide a modo suo di essere protagonista assoluta della Storia. Ci sono collettivi, ci sono gruppi di ragazzi, ci sono individualità straordinarie che a un certo punto si guardano in faccia e dicono: "Basta. Noi adesso dobbiamo tagliare col passato, dobbiamo creare una frattura totale". E qual è l'opera, il simbolo che più di tutti, in questa regione, ci fa capire visivamente cosa stava succedendo? È il lavoro titanico di Franco Basaglia. Capite la portata della cosa? Basaglia prende l'energia di questo decennio – un decennio incredibilmente innovativo, rivoluzionario come pochissimi altri in tutto il Novecento – e gli dà un corpo. E che corpo gli dà? Quello di Marco Cavallo . Un cavallo azzurro di cartapesta che sfonda, letteralmente e metaforicamente, i muri d...

L'alba del tramonto in Bisiacaria


L'alba ed il tramonto sono due opposti, che si corteggiano o si respingono, ma che hanno in comune la bellezza straordinaria della luce, un variabile tra rosso, arancio, giallo, difficile da descrivere, si banalizza con la scrittura, non riesce a rendere con la foto e neanche con la pittura.  Non puoi fare altro che rimanere fermo ed osservare. Osservare quella luce scivolare via lontano verso l'alba o verso il tramonto.
L'alba del tramonto in Bisiacaria altro non è che l'inizio della fine di una giornata qualunque d'inverno, camminando per le vie secondarie di un piccolo paese di provincia, Ronchi, facendo quello che ora non si fa più, perchè distratti od attratti ogni attimo del nostro vivere dalla luce artificiale del telefonino e sue varianti. Ma basta un secondo per alzare la testa, e sollevare quell'emozione che ti rende ancora umano verso l'infinito ed oltre ogni orizzonte, dove ti alieni, dove non sei più nessuno, dove sei un niente, un puntino invisibile assorbito da quella densità di colori che sembra essere propria di un quadro. Sei dentro un quadro, niente di nuovo. Cose già dette e scritte. Ma è così. Un così che condividi con chi ti è accanto o con quelle persone che fermano la loro ordinarietà, scendendo dalla macchina, uscendo dal negozio, interrompendo la telefonata, semplicemente per perdersi nel cielo sempre più rosso, più blu, più arancio, più giallo, più tutto.

Marco Barone

Commenti

Post popolari in questo blog

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?