Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio e il caso dell'intitolazione delle vie nell'attesa dell'accertamento della giustizia

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Memoria, giustizia e toponomastica: il caso Giulio Regeni a dieci anni dalla scomparsa Il decennale del sequestro e dell'omicidio di Stato di Giulio Regeni rappresenta un tragico spartiacque temporale. Dieci anni costituiscono un tempo sufficientemente lungo per storicizzare un evento, ma dolorosamente insufficiente a lenire una ferita ancora aperta. Nonostante un contesto geopolitico globale sempre più frammentato e complesso, il percorso giudiziario si trova oggi a un punto di svolta: l'evidenza dei fatti emersi finora sfida apertamente i tentativi di insabbiamento e la retorica della post-verità. Il nodo politico e giudiziario Sotto il profilo analitico, i funzionari egiziani imputati nel processo non vanno considerati come elementi isolati, bensì come l'espressione strutturale degli apparati di sicurezza della dittatura di Al-Sisi. In quest'ottica, l'attesa sentenza italiana assume un duplice valore: Penale: accertare le responsabilità individuali dei soggetti ...

Gorizia: meglio una targa a tutte le vittime del terrorismo, intanto l'IS minaccia l'Italia per natale



A Gorizia si vorrebbe collocare una targa nel parco della Rimembranza per ricordare le vittime del terrorismo islamico. Ciò non è condivisibile. Perchè non si tratta di terrorismo islamico, ma islamista. Le prime vittime del terrorismo islamista sono i musulmani. Ma qui non si tratta di fare una gara a chi più ha subito vittime, ma se avessimo chiamato terrorismo cristiano le vittime cagionate da chi ha fatto le crociate, o pensiamo agli incappucciati del Ku Klux Klan gruppi della “Christian Identity", giusto per fare alcuni esempi non esaustivi, sicuramente si farebbe o sarebbe stata una generalizzazione fuorviante e pericolosa.

Come è stato scritto da più analisti del terrorismo non conosceremo la sua fine durante le nostre vite, subirà diverse evoluzioni od involuzioni, muterà strategia, ci saranno periodi di tregua e periodi violentissimi, la paura diventerà la norma, lo stato di sicurezza minerà la libertà, perchè sicurezza e libertà non possono convivere, un compromesso è inevitabile passando dalla rinuncia di qualcosa di importante. Gli slogan sono una cosa, la realtà è ben altra cosa. Per arrivare allo stato di disinteresse nel momento in cui ti abituerai a convivere con queste situazioni. A tutti può capitare di trovarsi nel posto sbagliato nel maledetto momento sbagliato, è successo a Barcellona, in una giornata afosa, in quel maledetto 17 agosto, che ti lascerà dei segni indelebili per sempre. Centinaia di feriti, 16 morti. Bastava un qualche minuto in più o in meno e sarebbe potuta cambiare la vita di tanti. Così è stato ovunque questo terrorismo diabolico ha colpito, che trae origine dal radicalismo religioso, sperando di colmare i vuoti enormi di una società, con ideologie reazionarie, perchè è lì che ti sentirai realizzato, è lì che sarai qualcuno, perchè accetti una promessa di una vita migliore nell'oltre mondo che una vita infernale in questo mondo. Tanti perchè, tante motivazioni, ma che nel corso del tempo e della nostra storia hanno avuto una sola costante, in tutte le forme di terrorismo, politico o religioso, o senza colore, colpire soprattutto i civili indifesi. Il terrorismo è sempre stato un mero atto di guerra conseguente forse ad una guerra più grande, non sempre dichiarata ed effettuata con i metodi convenzionali. E' più giusto dedicare una targa alle vittime di tutti i terrorismi, con una chiara convergenza politica, e non dedicare una targa alle sole vittime del terrorismo "islamico", perchè così si farebbe un danno. Intanto, le nostre città sono sempre più "blindate" anche visivamente, mentre l'IS continua a minacciare l'Italia, invitando a colpire durante queste vacanze natalizie, come ha reso noto SITE che monitora il terrorismo globale, ma di ciò non se ne è data notizia, meglio non sapere.

Marco Barone

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