Il cartello che sbiadisce e la memoria che resiste grazie allo spomenik jugoslavo che ricorda le vittime del campo di concentramento di Gonars

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La Jugoslavia ha avuto un modo di ricordare le sue vittime, i suoi caduti, con dei monumenti straordinari, visionari, futuristici, ed uno di questi si trova nel cimitero di Gonars, il memoriale che ricorda gli internati e le vittime slovene e croate per mano fascista in quel campo di concentramento di Gonars di cui oggi non esiste più alcuna traccia, mentre quello di Visco sopravvive, grazie alle iniziative di pochi. All'entrata del cimitero di Gonars vi sono tre cartelli. Uno sloveno ed uno croato che ricordano i loro caduti, avrebbero potuto farne uno condiviso, invece, così non è, non è mica più la Jugoslavia. Su quello sloveno si leggerà "ossario degli sloveni internati e altre vittime della II guerra mondiale" su quello croato "ossario dei croati e degli altri internati e vittime della II guerra mondiale". Non hanno neanche scritto la stessa cosa.    A fianco ad essi, invece, vi è il pannello storico che ricorda cosa fu quel campo di concentramento, oltre 5...

Trieste, dall'austronostalgia all'Italia raccontata solo dai monumenti fascisti





Quando a Ronchi venne inaugurata la piazza dedicata a Francesco Giuseppe, il vecchio dal grande baffo, che ha condotto l'Impero alla grande catastrofe, nel resto d'Italia la cosa non venne compresa. Eppure tutto ha una sua logica. Dalla piazza dedicata al terrorista per alcuni, eroi per altri, Oberdan, a Francesco Giuseppe passando per la piazza dell'Unità d'Italia il passo, che pur attraversa secoli, è breve. Lo stesso accade a Trieste, il porto di Vienna, la costola felice dell'Impero caduto. Una città dove non mancano i monumenti dedicati all'Impero, da Sissi, a Massimiliano, a Leopoldo I a Carlo VI. Ora si aggiungerà la statua di Maria Teresa d'Austria. Esteticamente alcuni la troveranno brutta, altri possente, robusta, come il suo Impero, tradizionale, come il suo essere ultra conservatrice.

Austronostalgia. Quando cammini nell'Italia del Sud è difficile incontrare  statue dedicate ai Borbone ad esempio, saranno molte le vie e le piazze dedicate alla monarchia, soprattutto ad Umberto I, ma anche ad altri reali e regine d'Italia. Cosa che a Trieste non succede. Così come immancabili saranno le statue dedicate a Garibaldi, simbolo dell'unità d'Italia ma anche di una dura repressione contro i contadini di alcune are del Sud. Non è difficile incontrare circoli dedicati a qualche re d'Italia, ma nessuno oggi realizzerebbe mai una statua, un monumento ai re d'Italia e neanche ai regni pregressi. A Trieste, invece, si può. Nonostante si sia all'interno di una Repubblica che non è omaggiata da alcun monumento. L'Italia, paradossalmente, a Trieste è raccontata attraverso i monumenti fascisti, dal faro della Vittoria, a quello dei caduti ai pennoni di Piazza Unità, ex Piazza Grande per rimanere in tema, dove ancora è visibile il fascio, intitolato agli Autieri caduti durante il primo conflitto mondiale, alla fontana di San Giusto, ad altre decine di interventi importanti dal punto di vista architettonico. Ma i monumenti che raccontano l'Italia sono fascisti. Ed è questa l'unica memoria che si vuole lasciare ai posteri? L'Italia raccontata da quel fascismo che ha devastato Trieste,che ha cercato di spezzare le sue radici slave per la supremazia assoluta di quelle latine e non solo?

Un non solo fatto di drammi e violenze inaudite? A Trieste di spazi dove realizzare monumenti o statue non ve ne sono poi rimasti tanti, i più tradizionali sono stati tutti occupati dall'austronostalgia. Sarebbe stato auspicabile realizzare un monumento moderno, che sapesse guardare al futuro e non ad un passato che qui non si riesce mai a mettere con consapevolezza in discussione. Altro che re, regine, imperatori ed imperatrici, la rivoluzione francese qui non ha insegnato nulla. Non dico che andrebbe fatto un monumento alla ghigliottina, che poi alla fine ha tagliato più teste di rivoluzionari che controrivoluzionari, ma alla pace tra i popoli, a quel ponte tra Oriente ed Occidente nel nome della fratellanza che Trieste dovrebbe avere sarebbe stato auspicabile e Ponterosso sarebbe stata la cornice ideale.

Marco Barone

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