Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

Il referendum a Grado sull'accoglienza richiedenti asilo è incostituzionale? E se vince il no?




La democrazia passa attraverso il canale dell'informazione, della consultazione, attraverso la via della decisione organica e partecipata. Ma ci sono alcune materie non disponibili. Perchè non disponibili sono alcuni diritti, cioè diritti che tutelano fondamentali valori umani, sociali, che possono ben coincidere con le norme della Costituzione. Potrebbe essere ammissibile un referendum sulla cessione del diritto di voto individuale? Potrebbe essere ammissibile un referendum sul diritto alla vita? Potrebbe essere ammissibile un referendum sulla propria integrità fisica? No. Neanche a livello consultivo.

Perchè lo Stato è chiamato a garantire e tutelare il diritto alla vita, all'integrità fisica o psichica dei suoi cittadini. E' chiamato a tutelare i diritti fondamentali che non sono disponibili. E certamente tra i diritti indisponibili vi rientra quello d'asilo. Lo Stato è composto dai Comuni. I Comuni sono chiamati a dare il loro contributo in materia di accoglienza, di solidarietà. Non è una questione di si potrebbe, o piacerebbe, ma di dovere civico, giuridico, etico, morale e costituzionale. 

Disatteso nella maggior parte dei Comuni italiani e del FVG. Altro che accoglienza diffusa. Un referendum sull'accoglienza è a parer mio inammissibile e forse anche incostituzionale, anche se consultivo e privo di qualsiasi valore giuridico e legale, perchè si metterebbe in discussione sostanzialmente tramite un percorso istituzionale il diritto di asilo che è tra i diritti fondamentali dell’uomo riconosciuti dalla nostra Costituzione, accordi e Convenzioni e Trattati.
Se dovesse vincere  il no, cosa si farebbe a Grado? Non si ospiterebbe nessun richiedente asilo? E se questo strumento del referendum consultivo trovasse estensione ovunque in Italia? In un Paese logorato da dibattiti stupidi, dove si parla solo di emergenza immigrazione, diventata alibi del fallimento del nostro Paese?

Che poi non è neanche una emergenza? Sarebbe un precedente assolutamente catastrofico in un Paese dove è la politica della pancia a prevalere rispetto a quella della testa. La Prefettura, la principale articolazione territoriale governativa dello Stato italiano, cosa pensa di tutto ciò? Il tutto in un territorio goriziano che dovrebbe prepararsi alla chiusura del CARA, all'apertura del miniCIE senza aver ancora capito dove verranno collocati i circa 500/600 richiedenti asilo lì collocati.

Marco Barone

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