Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio e il caso dell'intitolazione delle vie nell'attesa dell'accertamento della giustizia

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Memoria, giustizia e toponomastica: il caso Giulio Regeni a dieci anni dalla scomparsa Il decennale del sequestro e dell'omicidio di Stato di Giulio Regeni rappresenta un tragico spartiacque temporale. Dieci anni costituiscono un tempo sufficientemente lungo per storicizzare un evento, ma dolorosamente insufficiente a lenire una ferita ancora aperta. Nonostante un contesto geopolitico globale sempre più frammentato e complesso, il percorso giudiziario si trova oggi a un punto di svolta: l'evidenza dei fatti emersi finora sfida apertamente i tentativi di insabbiamento e la retorica della post-verità. Il nodo politico e giudiziario Sotto il profilo analitico, i funzionari egiziani imputati nel processo non vanno considerati come elementi isolati, bensì come l'espressione strutturale degli apparati di sicurezza della dittatura di Al-Sisi. In quest'ottica, l'attesa sentenza italiana assume un duplice valore: Penale: accertare le responsabilità individuali dei soggetti ...

Il referendum a Grado sull'accoglienza richiedenti asilo è incostituzionale? E se vince il no?




La democrazia passa attraverso il canale dell'informazione, della consultazione, attraverso la via della decisione organica e partecipata. Ma ci sono alcune materie non disponibili. Perchè non disponibili sono alcuni diritti, cioè diritti che tutelano fondamentali valori umani, sociali, che possono ben coincidere con le norme della Costituzione. Potrebbe essere ammissibile un referendum sulla cessione del diritto di voto individuale? Potrebbe essere ammissibile un referendum sul diritto alla vita? Potrebbe essere ammissibile un referendum sulla propria integrità fisica? No. Neanche a livello consultivo.

Perchè lo Stato è chiamato a garantire e tutelare il diritto alla vita, all'integrità fisica o psichica dei suoi cittadini. E' chiamato a tutelare i diritti fondamentali che non sono disponibili. E certamente tra i diritti indisponibili vi rientra quello d'asilo. Lo Stato è composto dai Comuni. I Comuni sono chiamati a dare il loro contributo in materia di accoglienza, di solidarietà. Non è una questione di si potrebbe, o piacerebbe, ma di dovere civico, giuridico, etico, morale e costituzionale. 

Disatteso nella maggior parte dei Comuni italiani e del FVG. Altro che accoglienza diffusa. Un referendum sull'accoglienza è a parer mio inammissibile e forse anche incostituzionale, anche se consultivo e privo di qualsiasi valore giuridico e legale, perchè si metterebbe in discussione sostanzialmente tramite un percorso istituzionale il diritto di asilo che è tra i diritti fondamentali dell’uomo riconosciuti dalla nostra Costituzione, accordi e Convenzioni e Trattati.
Se dovesse vincere  il no, cosa si farebbe a Grado? Non si ospiterebbe nessun richiedente asilo? E se questo strumento del referendum consultivo trovasse estensione ovunque in Italia? In un Paese logorato da dibattiti stupidi, dove si parla solo di emergenza immigrazione, diventata alibi del fallimento del nostro Paese?

Che poi non è neanche una emergenza? Sarebbe un precedente assolutamente catastrofico in un Paese dove è la politica della pancia a prevalere rispetto a quella della testa. La Prefettura, la principale articolazione territoriale governativa dello Stato italiano, cosa pensa di tutto ciò? Il tutto in un territorio goriziano che dovrebbe prepararsi alla chiusura del CARA, all'apertura del miniCIE senza aver ancora capito dove verranno collocati i circa 500/600 richiedenti asilo lì collocati.

Marco Barone

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