L'Atelier del Silenzio: storia incredibile di Afro, di un castello e della rinascita del Friuli

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      Dimenticatevi il solito castello medievale. Niente pietre fredde, niente polvere. No, qui stiamo parlando di una fortezza viva, spalancata sul mondo! Immaginatevi quest'uomo, Afro, immerso in quel verde friulano così prorompente. E lui che cosa fa? Lo prende e lo reinterpreta a modo suo, lo trasforma in quell'astrattismo pazzesco che lo renderà uno degli artisti italiani più celebri al mondo nel suo tempo. E guardate che c'è un parallelo fantastico! Pensate a Cy Twombly che si rinchiude nella sua fortezza a Bassano in Teverina, immerso nello splendore dell'accoglienza dei Franchetti... Ebbene, Afro vede questa cosa e segue esattamente quelle orme. Questo castello, sia chiaro, non riesce a comprarlo! Anche se era nei suoi desideri. Ma non si perde d'animo: se lo prende in affitto per anni e lo trasforma nel suo laboratorio creativo, nel suo rifugio d'arte. E allora la mostra “Afro al Castello di Prampero: l'Atelier del Silenzio (1961-1976)” ... non pote...

Gorizia, galleria Bombi "murata" come quando si divise Gorizia da Nova Gorica

Diciamolo pure. A Gorizia i migranti, i richiedenti asilo effettivamente non sono mai stati invisibili. Li vedi ovunque, in giro, con i loro zaini, con le loro carte, li vedi, non puoi non vederli. Neanche quando hanno trovato riparo all'interno della galleria Bombi. Non sono mai stati invisibili. Invisibile è stata invece l'accoglienza istituzionale per i "fuori convenzione" che ho sempre definito, per come trattati, come i "fuori dalle palle", perchè alla fine questo è il succo della storia. Una storia triste, veramente triste.
Gorizia non ha mai avuto un muro di cemento  e pietre. Anche quando era fisicamente divisa da Nova Gorica vi era una rete. Una rete di metallo. Oggi ci sono dei vasi con alcuni fiori, che dovrebbero unire una piazza che ha due nomi diversi, Transalpina in Italia, d'Europa, Trg Evrope,  in Slovenia.
Neanche un nome in comune sono riusciti a trovare. 
E ritorna il muro di Gorizia. Visibile.
Visibile come i richiedenti asilo. La Galleria della vergogna d'Italia è stata chiusa e lo rimarrà probabilmente per tutto l'inverno. Nessuno crede veramente che da quel luogo passeranno un giorno delle auto.  Si prende tempo, dividendo la città, separando la città per unirla sotto lo spirito del Natale in Piazza della Vittoria. Quale natale a Gorizia? Quale spirito  umano natalizio?
A Gorizia i muri, a quanto pare, sono proprio di casa.
"Sì, è proprio chiusa" dirà un ciclista goriziano, non appena giunto innanzi a quel tunnel brutto, umido, deprimente, che sperava di aver sentito male, quando in città iniziavano a circolare le voci sulla chiusura di quel luogo e lo sgombero dei migranti che lì avevano trovato riparo. Invece aveva sentito bene. Una svolta e si cambia direzione. La galleria è "murata". I migranti lì dentro non ci sono più. Che il natale abbia inizio.

Marco Barone

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