Il piccolo "Spomenik" di Ronchi il monumento dedicato al partigiano Andrijic

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    La Jugoslavia del dopoguerra. C'è Tito, il paese è uscito a pezzi da un conflitto mondiale ferocissimo, e il regime socialista deve decidere come ricordare i propri morti. Di solito si mettono in piedi i soliti monumenti, il generale di bronzo, il soldato col fucile, la vedova in lacrime. E invece no! Fanno una scelta pazzesca. Chiamano i migliori architetti e designer dell'epoca — gente del calibro di Vojin Bakić o Ana Bešlić — e dicono: "Dobbiamo guardare al futuro" . Nascono così gli spomenik : queste gigantesche opere d'arte astratte, futuristiche, che sembrano quasi astronavi atterrate in mezzo alle montagne o alle foreste o nel nostro Carso. L'effetto è potente ancora oggi, da Podgarić a Kozara, fin dentro i confini della vicina Slovenia. Ti trovi davanti a questi blocchi di cemento e rimani a bocca aperta. Ma la cosa veramente incredibile, che uno non si aspetterebbe, è che queste opere esistono anche da noi, in Italia. Certo, sono pochissime le ci...

Gorizia, galleria Bombi "murata" come quando si divise Gorizia da Nova Gorica

Diciamolo pure. A Gorizia i migranti, i richiedenti asilo effettivamente non sono mai stati invisibili. Li vedi ovunque, in giro, con i loro zaini, con le loro carte, li vedi, non puoi non vederli. Neanche quando hanno trovato riparo all'interno della galleria Bombi. Non sono mai stati invisibili. Invisibile è stata invece l'accoglienza istituzionale per i "fuori convenzione" che ho sempre definito, per come trattati, come i "fuori dalle palle", perchè alla fine questo è il succo della storia. Una storia triste, veramente triste.
Gorizia non ha mai avuto un muro di cemento  e pietre. Anche quando era fisicamente divisa da Nova Gorica vi era una rete. Una rete di metallo. Oggi ci sono dei vasi con alcuni fiori, che dovrebbero unire una piazza che ha due nomi diversi, Transalpina in Italia, d'Europa, Trg Evrope,  in Slovenia.
Neanche un nome in comune sono riusciti a trovare. 
E ritorna il muro di Gorizia. Visibile.
Visibile come i richiedenti asilo. La Galleria della vergogna d'Italia è stata chiusa e lo rimarrà probabilmente per tutto l'inverno. Nessuno crede veramente che da quel luogo passeranno un giorno delle auto.  Si prende tempo, dividendo la città, separando la città per unirla sotto lo spirito del Natale in Piazza della Vittoria. Quale natale a Gorizia? Quale spirito  umano natalizio?
A Gorizia i muri, a quanto pare, sono proprio di casa.
"Sì, è proprio chiusa" dirà un ciclista goriziano, non appena giunto innanzi a quel tunnel brutto, umido, deprimente, che sperava di aver sentito male, quando in città iniziavano a circolare le voci sulla chiusura di quel luogo e lo sgombero dei migranti che lì avevano trovato riparo. Invece aveva sentito bene. Una svolta e si cambia direzione. La galleria è "murata". I migranti lì dentro non ci sono più. Che il natale abbia inizio.

Marco Barone

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