Il grande colosso di Monfalcone è destinato a sparire

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  A soli centocinquanta metri d’altezza, quella ciminiera appare quasi ridotta se paragonata ai mostri d’acciaio e cemento da duecentocinquanta metri che solitamente feriscono i nostri cieli. Una misura contratta che fu, in un passato felicemente archiviato, fonte di dissapori ed un prezzo pagato sull'altare di uno sviluppo che non guardava in faccia a nessuno. Oggi, però, quel manufatto non è più soltanto il residuo di un’era industriale: è una spina dorsale della memoria collettiva, un reperto di vera e propria  archeologia dell'anima.  Eppure, si preferisce la metaforicamente la ruspa alla tutela. Con una furia iconoclasta degna della distruzione del Colosso di Roma, quell'imponente profilo si avvia ad essere cancellato dalla terra e dallo sguardo, destinato a sopravvivere solo nella memoria nostalgica di chi — da Trieste alle alture del Carso — vedeva in quella torre il punto fermo con cui riconoscere l'orizzonte di Monfalcone. La storia recente dell'Italia offr...

Gorizia, galleria Bombi "murata" come quando si divise Gorizia da Nova Gorica

Diciamolo pure. A Gorizia i migranti, i richiedenti asilo effettivamente non sono mai stati invisibili. Li vedi ovunque, in giro, con i loro zaini, con le loro carte, li vedi, non puoi non vederli. Neanche quando hanno trovato riparo all'interno della galleria Bombi. Non sono mai stati invisibili. Invisibile è stata invece l'accoglienza istituzionale per i "fuori convenzione" che ho sempre definito, per come trattati, come i "fuori dalle palle", perchè alla fine questo è il succo della storia. Una storia triste, veramente triste.
Gorizia non ha mai avuto un muro di cemento  e pietre. Anche quando era fisicamente divisa da Nova Gorica vi era una rete. Una rete di metallo. Oggi ci sono dei vasi con alcuni fiori, che dovrebbero unire una piazza che ha due nomi diversi, Transalpina in Italia, d'Europa, Trg Evrope,  in Slovenia.
Neanche un nome in comune sono riusciti a trovare. 
E ritorna il muro di Gorizia. Visibile.
Visibile come i richiedenti asilo. La Galleria della vergogna d'Italia è stata chiusa e lo rimarrà probabilmente per tutto l'inverno. Nessuno crede veramente che da quel luogo passeranno un giorno delle auto.  Si prende tempo, dividendo la città, separando la città per unirla sotto lo spirito del Natale in Piazza della Vittoria. Quale natale a Gorizia? Quale spirito  umano natalizio?
A Gorizia i muri, a quanto pare, sono proprio di casa.
"Sì, è proprio chiusa" dirà un ciclista goriziano, non appena giunto innanzi a quel tunnel brutto, umido, deprimente, che sperava di aver sentito male, quando in città iniziavano a circolare le voci sulla chiusura di quel luogo e lo sgombero dei migranti che lì avevano trovato riparo. Invece aveva sentito bene. Una svolta e si cambia direzione. La galleria è "murata". I migranti lì dentro non ci sono più. Che il natale abbia inizio.

Marco Barone

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