Migliaia i comuni che hanno visto il proprio nome cambiato dal fascismo

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  Come tutti i regimi di ogni epoca anche il fascismo come è ben noto ha voluto il proprio marchio, il suo segno, che resiste ai tempi, nei nomi dei luoghi. Oltre ad aver sradicato identità secolari famigliari con l'italianizzazione dei cognomi e anche dei nomi delle persone, fenomeno cruento avvenuto soprattutto nelle regioni del confine, si è scatenato con una inventiva con pochi precedenti anche nella trasformazione dei nomi dei luoghi, con la toponomastica ed odonomastica. Migliaia i comuni e le località che videro i propri nomi essere stravolti, tramite il processo di italianizzazione con lo scopo di romanizzare la località, di annientarne le origini identitarie considerate come non italianissime o con lo scopo di celebrarne l'atto politico funzionale allo spirito e causa fascista. Di casi se ne registrano a bizzeffe. Da Monteleone di Calabria, diventata Vibo Valentia, a Ronchi di Monfalcone, diventata Ronchi dei Legionari per celebrare l'atto eversivo della presa di...

Una domenica per la partita del Ronchi calcio, si respira aria di un tempo che non c'è più



La sfida era di quelle che hanno richiamato un buon pubblico sugli spalti dello stadio del Ronchi calcio. Sali i gradoni della tribuna e la prima cosa che ti colpisce è il tipo di pubblico presente sulle gradinate. Età media altina, ma anche tante famiglie e famigliari dei giocatori. E bambini a giocare con la palla ai piedi della tribuna o nello spazio circostante insieme alle proprie mamme.  Nessuna curva "organizzata" niente megafono, niente bandiere, niente striscioni ed infatti penserai quasi quasi facciamo la curva del Ronchi calcio? E facci un gol, forza Ronchi facci un gol.

I giocatori entrano in campo, accolti dall'applauso del pubblico. Si leggono alcune parole del diario di Anna Frank, anche qui silenzio e commozione, per quanto accaduto a Roma e non solo a Roma, poichè in diversi stadi alcuni tifosi(?) indegni forse di essere chiamati tifosi, hanno protestato contro il minuto di riflessione. Un fischio e la partita può iniziare. 
 
Il pubblico si riscalderà grazie alla performance più che delle squadre in campo, dell'arbitro. Dal cartellino facile con il Ronchi meno con la squadra friulana del Gemona. Per non parlare dei falli fischiati o meglio non fischiati. 
 
E quel " Signor arbitro ....." non lo dimenticherai mica. Una imprecazione elegante alla ronchese.
 
Più di una volta sentirai urlare i nomi dei calciatori, per sostenerli, tifosi del Ronchi e del Gemona seduti accanto, sportività ed una bella sensazione. Partita maschia, fallosa, il Ronchi dovrà fare due cambi per infortuni. Un primo tempo dove ha giocato solo il Ronchi ma senza mai riuscire a creare una vera palla gol, cosa che invece in contropiede riuscirà a fare la Gemonese, nel secondo tempo assoluto equilibrio, due colpi di testa del Ronchi fanno urlare al gol, ma una super parata del portiere avversario e l'aver sbagliato la mira per pochi centimetri faranno capire a tutti che quella partita finirà zero a zero. Non si sono fatti del male il Ronchi e la Gemonese.

Aria di altri tempi si è respirata allo stadio di Ronchi. Senza raccattapalle, le magliette con i vecchi numeri ordinati e senza alcun nome sulla maglia, si giocava ora con il pallone invernale ed ora con quello estivo, una mescolanza di colori e stagioni, racchiusa in quella genuinità che può fare solo bene al calcio, dove però la sola passione non può bastare. Più in là qualche ronchese a guardare la partita dal balcone di casa, altri dall'entrata vecchia del campo di calcio non più utilizzata.
 
Ci sarebbero le potenzialità per fare uno stadio degno di questo nome a Ronchi, lo spazio c'è, ma con quali soldini? 
Intanto l'orecchio continuava a rimanere sintonizzato sulla grande Serie, l'Udinese vincerà contro l'Atalanta, il Napoli confermerà la sua voglia di fuga ancora non riuscita, la Lazio strapazzerà un Benevento continuamente umiliato ed il calcio dal mondo dei dilettanti alla massima Serie continuerà a riempire le giornate e le domeniche di milioni di persone.

Marco Barone

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