I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

Ma la scuola è ancora un "ghetto" rosa? Una riflessione necessaria per una società più giusta



Vi sono date, ricorrenze, che spesso diventano occasione per riflettere, per celebrare, per commemorare. Vi sono invece altre date che continuano ad essere momento di lotta. Una di queste è certamente l'otto marzo, giornata internazionale della donna. Pur essendo entrati nel terzo millennio, pur essendo a livelli elevati in materia di tecnologia, non si può ancora oggi dire lo stesso in materia di "questione femminile", perchè esiste ancora, come quella meridionale, perennemente irrisolta.Nel mondo del lavoro vi sono settori prevalentemente caratterizzati da una corposa presenza di donne e la scuola è quello per eccellenza in materia. Tanto che in passato, come ricorda l'ufficio studi per il Senato, con la sezione " ghetto rosa" "le donne, oltre a combattere contro gli ostacoli giuridici che impedivano il libero accesso a determinate professioni, hanno dovuto anche lottare contro la “ghettizzazione” che le destinava ad attività lavorative, come l’insegnamento scolastico, considerate per anni una squisita prerogativa femminile. Basta citare la legge 18 marzo 1968, n. 444 che, nel delineare il nuovo ordinamento della scuola materna statale, riservava alle sole donne la possibilità di rivestire incarichi di insegnanti e assistenti della scuola dell’infanzia_ con argomentazioni alquanto discutibili: si andava dal riconoscimento della funzione “materna” dell’asilo, ovvero “sostitutiva della madre intesa come quello dei due genitori eminentemente votato ad «assistere» il bambino“ , a motivazioni meno nobili in base a cui l’insegnamento ai più piccoli sarebbe una mansione modesta, meno pedagogica e intellettiva, e pertanto riservabile alle sole donne". 

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