Stefano Furlan ricordato ovunque ma a Ronchi non esiste neanche una targa

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  Ci sono vicende che sembrano chiudersi nel giro di un attimo, e invece no. Rimangono lì, aggrappate alla memoria, perché  non è questione di fare della retorica inutile, quella che, insomma, lascia il tempo che trova, ma di non permettere che l'esistenza di una persona svanisca nel nulla. Di dire chiaramente: questa è stata un'ingiustizia. Come ad esempio nel caso di Stefano Furlan. Lui era di Ronchi, una famiglia semplice, gente comune. Ma la sua storia,  la ricordano tutti. La ricordano le tifoserie di mezza Italia nel mondo del calcio, persino quelle avversarie. Perché Stefano, nel febbraio del 1984, si trova esattamente dove nessuno vorrebbe mai trovarsi: nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. C'erano stati disordini, scaramucce tra i tifosi della Triestina e quelli dell'Udinese, fuori dallo stadio Grezar, a Trieste. I dettagli, nella storia, sono sempre sfuggenti. Stefano esce dalla curva, deve raggiungere la sua macchina, una Fiat 128 blu parcheggiata in vi...

Ed è sempre lei la nemica numero uno del decoro, l'elemosina anche a Monfalcone


Monfalcone l'ombelico del mondo. Centro di gravità permanente. Con al centro il decoro, in un luogo che non brilla mica per bellezza estetica. Cosa vi è di bello a Monfalcone? Vallo a capire. Ma non è tanto questo, a Londra, in pieno centro, davanti ai palazzi più belli e regali vedi i questuanti, e la notte con i loro sacchi a pelo dormono lì davanti ed il popolo di Londra spesso li aiuta, non solo con l'elemosina ma anche portando loro del cibo. Chiamasi solidarietà umana, che anche nel luogo più bello d'Europa esiste, anche nel luogo regno del capitalismo esasperato. Certo esistono anche tante cose negative, operazioni di speculazione edilizia tremende che hanno dato luogo ad una sorta di "pulizia sociale" nelle periferie, ma questo è altro discorso. Il terreno era già stato spianato dalla precedente amministrazione comunale, ero già intervenuto duramente sul punto, certo il tutto era circoscritto e limitato ad una zona sensibile ben definita. Ma ora pare di capire che in tutto il territorio comunale di Monfalcone nel nome del santo decoro il diavolo dell'elemosina andrà represso duramente. La Giurisprudenza è intervenuta diverse volte in materia, a partire dalla nota Corte Costituzionale del dicembre 1995 quando ricordò che  «Nel nostro ordinamento la mendicità non invasiva non solo non ha rilevanza penale, ma si configura come un diritto soggettivo dei mendicanti a richiedere ad altri un aiuto di tipo economico, in linea con il valore costituzionale della solidarietà».  Esistono già delle norme penali in materia severe, certo non esiste più il reato di accattonaggio, abrogato nel 1999, ma pare di capire che più di qualcuno lo rimpiange e cerca a volte di sanarne la mancanza tramite regolamentazioni amministrative assurde. Quali e quanti  i casi denunciati alle autorità, di accattonaggio “molesto" in tutto il territorio di Monfalcone? Le persone che chiedono l’elemosina sono state avvicinate dai servizi sociali del Comune? Sono state accertate le loro reali condizioni di indigenza?  E come e con quali modalità si intende  procedere, eventualmente, con il sequestro dell'elemosina? Ovunque applicate queste ordinanze si son dimostrate ingestibili, penso che i problemi di Monfalcone siano altri, il perseguimento della politica del decoro è un palliativo estetico che non affronta il problema sociale alla sua radice, una pennellata di colore sbiadito, che alle prime piogge andrà via. Ma spesso al popolino che passa il suo tempo a strillare nei social questo può bastare per dire ora a Monfalcone le cose vanno meglio. Certo. Desertificazione vi era prima, desertificazione vi è ora. Ma nel nome del decoro ogni cosa è possibile, ogni miracolo possibile, come quel basta un sì al referendum del 4 dicembre. Infatti, si è vista poi come è andata a finire.

Marco Barone

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