Il grande colosso di Monfalcone è destinato a sparire

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  A soli centocinquanta metri d’altezza, quella ciminiera appare quasi ridotta se paragonata ai mostri d’acciaio e cemento da duecentocinquanta metri che solitamente feriscono i nostri cieli. Una misura contratta che fu, in un passato felicemente archiviato, fonte di dissapori ed un prezzo pagato sull'altare di uno sviluppo che non guardava in faccia a nessuno. Oggi, però, quel manufatto non è più soltanto il residuo di un’era industriale: è una spina dorsale della memoria collettiva, un reperto di vera e propria  archeologia dell'anima.  Eppure, si preferisce la metaforicamente la ruspa alla tutela. Con una furia iconoclasta degna della distruzione del Colosso di Roma, quell'imponente profilo si avvia ad essere cancellato dalla terra e dallo sguardo, destinato a sopravvivere solo nella memoria nostalgica di chi — da Trieste alle alture del Carso — vedeva in quella torre il punto fermo con cui riconoscere l'orizzonte di Monfalcone. La storia recente dell'Italia offr...

Se arriva il terremoto sono cazzi! Nell'Italia dove si pensa al ponte sullo stretto o ad andare su Marte

Mi ha colpito l'immagine che gira in rete da una delle zone terremotate. Un pannello che indica come comportarsi in caso di terremoto e l'aggiunta a penna sono cazzi. Ed è proprio così. E' doveroso dare informazioni, su come comportarsi, ma l'istinto prevale, la prima cosa che fai è fuggire, punto. Si fanno prove di evacuazione, ma poi nella realtà, nella frenesia del tutto, rischia di prevalere il caos, il motivo? L'assenza totale di una vera cultura di prevenzione in un Paese disastrato dove per decenni si è costruito, in modo colposo e con la compiacenza del sistema nostrano in modo totalmente sballato, compromettendo anche l'ambiente e la stabilità del territorio e dove ovviamente ognuno cercherà di mettersi in salvo come meglio può.  Un Paese dove la prevenzione è impossibile senza un mero adeguato intervento strutturale.
Impressionano sicuramente le immagini di chiese che crollano, torri che crollano, case che crollano come sabbia travolta dall'acqua. Per non parlare del dramma di chi è sfollato od ha perso i propri cari. Ma con la frenesia del tutto, non hai il tempo di metabolizzare che verranno dimenticati, presto, dal prossimo evento disastroso che arriverà ed arriverà. Questa è la legge non scritta dei media.  E ci sono zone d'Italia a rischio nerissimo, come la Calabria, e prima o poi la natura, tra vulcani, faglie e tanto altro, si farà sentire e si muove, e le conseguenze saranno catastrofiche. Tra fatalismo, disfattismo e tanto altro, in Italia vi sarebbe una sola cosa da fare, mettere in sicurezza totale l'intero territorio, da subito. Ma in questo Paese si continua a pensare a costruire il ponte sullo stretto, roba assurda, allucinante, demenziale, oppure ad andare su Marte, quando nel 2016 non siamo ancora in grado di prevedere i terremoti, nonostante studi ed analisi continue. Pensiamo alla terra prima, pensiamo alle cose basilari prima di andare su Marte o chissà dove, pensiamo ad investire risorse in settori strategici importanti, in studi importanti, a favore di ricerche importanti  che possano aiutarci a capire come funziona la terra e come si muove per arrivare a rendere possibile ciò che oggi sembra essere impossibile. E' vero, non sono i terremoti a procurare la distruzione ma la mano dell'uomo. Saggezza ineccepibile. Ma oggi visto il quadro desolante esistente in Italia, pur nella consapevolezza di tale verità assoluta, il terremoto provoca distruzione e delle scelte devono essere fatte a favore di alcune priorità.  E' da decenni che si ripetono sempre le stesse cose, stessi disastri, stesso tutto. E dunque se in Italia arriva il terremoto sono cazzi, e cazzi amari per tutti.

Marco Barone

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