I simboli rubati di Monfalcone: la campana del Vate e il feretro conteso di Enrico Toti

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  Diciamolo pure, c’è un dettaglio affascinante e al tempo stesso quasi tragicomico quando si guarda alla storia di Monfalcone, questa città che a un certo punto si ritrova letteralmente spogliata dei suoi simboli. E sono due vicende straordinarie, legate a quel clima incandescentissimo del nazionalismo italiano. Da una parte c'è Gabriele D’Annunzio. Nel 1919, mentre i suoi legionari marciano verso la città per ricongiungersi con gli ufficiali pronti a seguire il Vate alla conquista di Fiume, succede una cosa singolare.  Vedono una campanella, una minuscola campana, quella di San Polo. Per i monfalconesi era un pezzo d'anima, un simbolo identitario fortissimo. Ma D’Annunzio — ed è un fatto noto — era un collezionista ossessivo, accumulava qualsiasi oggetto gli capitasse a tiro. La sua dimora era letteralmente un museo straripante. E così la campanella sparisce, finisce dritta nella stanza del Lebbroso al Vittoriale. Da lì, nonostante le rimostranze e le rivendicazioni sacrosan...

Una schifezza di proposta: Se l'alternanza scuola lavoro diventa condizione per essere ammessi agli esami

Era il 2002 quando il Ministro Moratti dichiarava: di fare della formazione professionale un'alternativa valida al canale scolastico: "I saperi di base previsti nel percorso dell'obbligo scolastico saranno rafforzati nell'istruzione e formazione professionale. I percorsi di eccellenza nell'istruzione professionale e tecnica confluiranno nei licei tecnologici ed economici, così da consentire l'accesso all'università. L'istruzione professionale di competenza regionale riguarderà tutti quei profili che saranno concordati con le Regioni e che dovranno mantenere gli attuali livelli culturali e professionali". Poi, come sappiamo, è arrivata la scellerata Legge 107 del 2015, una delle riforme più contrastate e contestate nella storia della Repubblica italiana in materia d'istruzione, arriva l'alternanza scuola lavoro come obbligatoria con un monte orario ben specifico anche nei sistemi liceali. E la proposta ultima è quella di renderla come condizione perchè si possa essere ammessi agli esami. La chiamano scuola delle competenze. Scuola del saper fare. Certo, come no. Saper pensare, ragionare, criticare, dire no, non è possibile. Devi non solo saper fare, come ti dicono di fare, ma saper eseguire. Ora, vi è sempre il tempo per imparare un lavoro, e soprattutto conoscere i tuoi diritti, cosa che a scuola e con questa scuola non accade e non accadrà. Il sistema dell'alternanza lavoro come pensato nella Legge 107 non può essere diviso dal contesto sociale, economico, nel quale ci troviamo. E' pericoloso. 
Esistono ordini di scuola precisi, che hanno segnato in positivo l'Italia, in tema di formazione professionale. Ma pretendere di estendere ovunque il sistema dell'alternanza scuola lavoro, in questo sistema sociale pessimo, è una bestemmia che lede il principio della scuola pubblica come luogo generale d'istruzione. 
La scuola non è una fabbrica.

Marco Barone

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