La scritta TITO a Nova Gorica è una pagina della nostra storia che non va cancellata

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  Abbiamo questo vizio, tutto moderno e un po’ infantile, di pensare che la Storia sia un elenco di buoni e cattivi da aggiornare a colpi di gomma per cancellare. La damnatio memoriae,  l’hanno inventata i Romani,ma loro lo facevano con una ferocia e una consapevolezza politica che noi oggi abbiamo smarrito, convinti come siamo di fare un’opera di bene. E invece no, non è quasi mai un bene. Guardiamoci in faccia. Noi italiani, che spesso amiamo salire in cattedra e spiegare agli altri come si sta al mondo, prima di andare a fare la morale agli sloveni dovremmo forse chiederci: ma noi, con i nostri scheletri nell'armadio, ci abbiamo fatto davvero i conti? Ma neanche per idea! Perché, vedete, finché a Gorizia si può tranquillamente celebrare la Decima Mas, con tutto quel che ha significato  allora forse abbiamo un problemino di coerenza.  Seguendo questa logica del "cancelliamo quel che ci dà fastidio", che facciamo con Nova Gorica? La radiamo al suolo? Perché,quella c...

Il bavaglio alla stampa vi è sempre stato

Quale equilibrio sostenibile, è mai possibile, tra la libertà d'informazione in un sistema ove la libertà di stampa è condizionata dal capitale privato?
Non è dato sapere. 
In Italia e non solo in Italia la libertà d'informazione è ridotta ai minimi termini, perchè il sistema dei media, che non mediano più un bel nulla, ma governano l'orientamento dell'opinione pubblica, in via generale, quello che conta, quello che determina la notizia, quello che decide cosa debba o non debba essere notizia, risponde ad interessi economici, e politici ben chiari. 
Dovrebbe esistere un sistema di equilibrio, garantire lo stesso spazio, lo stesso peso, come minimo ai due opposti. Ma così non è, e così mai è stato, e così mai sarà. Il tutto è rimesso al buon senso di chi dirige un giornale, ed alla correttezza di chi vi lavora. Ma questo può bastare? No. Perché è chi mette i capitali che decide la linea sulle grandi questioni. Come è normale che sia.
La stampa ha il potere di distruggere la vita di una persona, ma anche di tutelare la democrazia. Il problema è che il vero giornalismo, quello con le palle si direbbe, si dovrebbe scontrare con sistemi di poteri importanti, dovrebbe avere la volontà di andare contro. Dovrebbe essere libero, libero di scrivere. Ma come può essere libero ciò che opera in un contesto non libero e condizionato da ovvi e specifici e particolari interessi?
Andare contro per la libertà di opinione, per aiutare la formazione dei processi di consapevolezza critica, favorire la ragione e non la politica della pancia.
Oggi, a causa della concorrenza spietata, esiste una brutalità enorme. Alla cautela si preferisce, spesso, l'azzardo. 
E non sempre l'azzardo è sintomo di qualificazione, di qualità, di sana informazione. Colpa anche della frenesia, della rete indomabile, a cui si cerca di estendere la regolamentazione sussistente nel mondo del canonico giornalismo, ma senza successo, perchè sono due mondi forse complementari, ma anche concorrenziali, diversi se non opposti, per alcuni aspetti.
E comunque se una notizia emersa in rete  non viene ripresa dalla stampa conterà poco o nulla. Insomma il bavaglio alla libertà di stampa vi è sempre stato, perchè la stampa è nata con il bavaglio in un sistema ingiusto e spietato.

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