Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio e il caso dell'intitolazione delle vie nell'attesa dell'accertamento della giustizia

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Memoria, giustizia e toponomastica: il caso Giulio Regeni a dieci anni dalla scomparsa Il decennale del sequestro e dell'omicidio di Stato di Giulio Regeni rappresenta un tragico spartiacque temporale. Dieci anni costituiscono un tempo sufficientemente lungo per storicizzare un evento, ma dolorosamente insufficiente a lenire una ferita ancora aperta. Nonostante un contesto geopolitico globale sempre più frammentato e complesso, il percorso giudiziario si trova oggi a un punto di svolta: l'evidenza dei fatti emersi finora sfida apertamente i tentativi di insabbiamento e la retorica della post-verità. Il nodo politico e giudiziario Sotto il profilo analitico, i funzionari egiziani imputati nel processo non vanno considerati come elementi isolati, bensì come l'espressione strutturale degli apparati di sicurezza della dittatura di Al-Sisi. In quest'ottica, l'attesa sentenza italiana assume un duplice valore: Penale: accertare le responsabilità individuali dei soggetti ...

Il bavaglio alla stampa vi è sempre stato

Quale equilibrio sostenibile, è mai possibile, tra la libertà d'informazione in un sistema ove la libertà di stampa è condizionata dal capitale privato?
Non è dato sapere. 
In Italia e non solo in Italia la libertà d'informazione è ridotta ai minimi termini, perchè il sistema dei media, che non mediano più un bel nulla, ma governano l'orientamento dell'opinione pubblica, in via generale, quello che conta, quello che determina la notizia, quello che decide cosa debba o non debba essere notizia, risponde ad interessi economici, e politici ben chiari. 
Dovrebbe esistere un sistema di equilibrio, garantire lo stesso spazio, lo stesso peso, come minimo ai due opposti. Ma così non è, e così mai è stato, e così mai sarà. Il tutto è rimesso al buon senso di chi dirige un giornale, ed alla correttezza di chi vi lavora. Ma questo può bastare? No. Perché è chi mette i capitali che decide la linea sulle grandi questioni. Come è normale che sia.
La stampa ha il potere di distruggere la vita di una persona, ma anche di tutelare la democrazia. Il problema è che il vero giornalismo, quello con le palle si direbbe, si dovrebbe scontrare con sistemi di poteri importanti, dovrebbe avere la volontà di andare contro. Dovrebbe essere libero, libero di scrivere. Ma come può essere libero ciò che opera in un contesto non libero e condizionato da ovvi e specifici e particolari interessi?
Andare contro per la libertà di opinione, per aiutare la formazione dei processi di consapevolezza critica, favorire la ragione e non la politica della pancia.
Oggi, a causa della concorrenza spietata, esiste una brutalità enorme. Alla cautela si preferisce, spesso, l'azzardo. 
E non sempre l'azzardo è sintomo di qualificazione, di qualità, di sana informazione. Colpa anche della frenesia, della rete indomabile, a cui si cerca di estendere la regolamentazione sussistente nel mondo del canonico giornalismo, ma senza successo, perchè sono due mondi forse complementari, ma anche concorrenziali, diversi se non opposti, per alcuni aspetti.
E comunque se una notizia emersa in rete  non viene ripresa dalla stampa conterà poco o nulla. Insomma il bavaglio alla libertà di stampa vi è sempre stato, perchè la stampa è nata con il bavaglio in un sistema ingiusto e spietato.

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