Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio e il caso dell'intitolazione delle vie nell'attesa dell'accertamento della giustizia

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Memoria, giustizia e toponomastica: il caso Giulio Regeni a dieci anni dalla scomparsa Il decennale del sequestro e dell'omicidio di Stato di Giulio Regeni rappresenta un tragico spartiacque temporale. Dieci anni costituiscono un tempo sufficientemente lungo per storicizzare un evento, ma dolorosamente insufficiente a lenire una ferita ancora aperta. Nonostante un contesto geopolitico globale sempre più frammentato e complesso, il percorso giudiziario si trova oggi a un punto di svolta: l'evidenza dei fatti emersi finora sfida apertamente i tentativi di insabbiamento e la retorica della post-verità. Il nodo politico e giudiziario Sotto il profilo analitico, i funzionari egiziani imputati nel processo non vanno considerati come elementi isolati, bensì come l'espressione strutturale degli apparati di sicurezza della dittatura di Al-Sisi. In quest'ottica, l'attesa sentenza italiana assume un duplice valore: Penale: accertare le responsabilità individuali dei soggetti ...

I terremoti ci sono sempre stati e ci saranno ancora, come la distruzione. Ma le priorità sono le speculazioni

Sul sito della Protezione civile si legge: "Per ridurre gli effetti del terremoto, l’azione dello Stato si è concentrata sulla classificazione del territorio, in base all’intensità e frequenza dei terremoti del passato, e sull’applicazione di speciali norme per le costruzioni nelle zone classificate sismiche. La legislazione antisismica italiana, allineata alle più moderne normative a livello internazionale prescrive norme tecniche in base alle quali un edificio debba sopportare senza gravi danni i terremoti meno forti e senza crollare i terremoti più forti, salvaguardando prima di tutto le vite umane". Sarà. Ma i terremoti che ci sono stati in Italia hanno dimostrato non solo la fragilità estrema del nostro territorio, ma che le case crollano con una facilità incredibile. Si sgretolano come castelli di sabbia. 
Le politiche di prevenzione e protezione sono miserabilmente fallite. Le priorità in Italia sono state le fantomatiche grandi opere pubbliche, il Mose, le grandi speculazioni. 
Si continua a morire di terremoti, ed ogni volta le immagini che ci troviamo a vivere e commentare sembrano quelle di Paesi sottosviluppati, si direbbe, oggi, banalmente da "terzo mondo". Forse perché alla fine noi siamo diventati un Paese da "terzo mondo" solo che non lo capiamo salvo quando accadono drammi come quello dell'Aquila, di Amatrice e chissà quanti ancora ne accadranno, perché la natura è viva, è in movimento. Ogni terremoto avrà il suo simbolo, ogni terremoto in Italia è il simbolo del degrado assoluto nel quale ci troviamo ed i morti e le distruzioni non peseranno sulla coscienza del sistema Italia, ma rimarranno un ricordo, un dolore, solo per chi ha vissuto sulla propria povera pelle questo disastro.

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