Il "frullato storico" e le piazze forni: il caso di Monfalcone

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  Rifletteteci bene, signori. Che gioia impagabile passeggiare oggi per i centri delle nostre città e imbattersi in quegli spazi che sfidano brillantemente ogni logica umana. Prendiamo un capolavoro assoluto, una vetta inarrivabile dell'urbanistica contemporanea che vi lascerà letteralmente senza fiato (e senza ombra, ovviamente): Monfalcone . Facciamo un salto nel passato. Ai tempi dell'Impero Asburgico, quegli sprovveduti avevano la bizzarra abitudine di inserire degli alberi nelle loro "Piazze Grandi". Ad esempio ciò succedeva a Trieste. Ve lo immaginate? Il verde integrato nella veduta urbana! Per fortuna, nel corso del Novecento, i nostri urbanisti hanno rinsavito. Abbiamo coraggiosamente estirpato quell'inutile natura per regalarci magnifiche, sterminate spianate di cemento o di marmo. Perché rinunciare al brivido di passeggiare in un forno a cielo aperto  nelle nostre estati tropicali? Ma torniamo a Monfalcone, il vero gioiello della corona. Lì hanno fatto ...

I terremoti ci sono sempre stati e ci saranno ancora, come la distruzione. Ma le priorità sono le speculazioni

Sul sito della Protezione civile si legge: "Per ridurre gli effetti del terremoto, l’azione dello Stato si è concentrata sulla classificazione del territorio, in base all’intensità e frequenza dei terremoti del passato, e sull’applicazione di speciali norme per le costruzioni nelle zone classificate sismiche. La legislazione antisismica italiana, allineata alle più moderne normative a livello internazionale prescrive norme tecniche in base alle quali un edificio debba sopportare senza gravi danni i terremoti meno forti e senza crollare i terremoti più forti, salvaguardando prima di tutto le vite umane". Sarà. Ma i terremoti che ci sono stati in Italia hanno dimostrato non solo la fragilità estrema del nostro territorio, ma che le case crollano con una facilità incredibile. Si sgretolano come castelli di sabbia. 
Le politiche di prevenzione e protezione sono miserabilmente fallite. Le priorità in Italia sono state le fantomatiche grandi opere pubbliche, il Mose, le grandi speculazioni. 
Si continua a morire di terremoti, ed ogni volta le immagini che ci troviamo a vivere e commentare sembrano quelle di Paesi sottosviluppati, si direbbe, oggi, banalmente da "terzo mondo". Forse perché alla fine noi siamo diventati un Paese da "terzo mondo" solo che non lo capiamo salvo quando accadono drammi come quello dell'Aquila, di Amatrice e chissà quanti ancora ne accadranno, perché la natura è viva, è in movimento. Ogni terremoto avrà il suo simbolo, ogni terremoto in Italia è il simbolo del degrado assoluto nel quale ci troviamo ed i morti e le distruzioni non peseranno sulla coscienza del sistema Italia, ma rimarranno un ricordo, un dolore, solo per chi ha vissuto sulla propria povera pelle questo disastro.

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