Il cartello che sbiadisce e la memoria che resiste grazie allo spomenik jugoslavo che ricorda le vittime del campo di concentramento di Gonars

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La Jugoslavia ha avuto un modo di ricordare le sue vittime, i suoi caduti, con dei monumenti straordinari, visionari, futuristici, ed uno di questi si trova nel cimitero di Gonars, il memoriale che ricorda gli internati e le vittime slovene e croate per mano fascista in quel campo di concentramento di Gonars di cui oggi non esiste più alcuna traccia, mentre quello di Visco sopravvive, grazie alle iniziative di pochi. All'entrata del cimitero di Gonars vi sono tre cartelli. Uno sloveno ed uno croato che ricordano i loro caduti, avrebbero potuto farne uno condiviso, invece, così non è, non è mica più la Jugoslavia. Su quello sloveno si leggerà "ossario degli sloveni internati e altre vittime della II guerra mondiale" su quello croato "ossario dei croati e degli altri internati e vittime della II guerra mondiale". Non hanno neanche scritto la stessa cosa.    A fianco ad essi, invece, vi è il pannello storico che ricorda cosa fu quel campo di concentramento, oltre 5...

Se il Comune di Trieste fa il dispetto ai diritti eliminando il gioco del rispetto

Sicuramente il mio punto di riferimento non potrà mai essere D'Annunzio uomo innamorato della guerra, le cui gesta sono state da musa per il fascismo, di cui si dovrebbero ricordare, specialmente nella Trieste multietnica di oggi anche questi versi a dir poco razzisti ed infamanti verso un popolo intero identificato nell'unicità dell'essere croato. Per esempio nella lettera ai Dalmati - E in me e con Lettera ai Dalmati così scriveva : (...) "il croato lurido, s’arrampicò su per le bugne del muro veneto, come una scimmia in furia, e con un ferraccio scarpellò il Leone alato" oppure (…) "quell’accozzaglia di Schiavi meridionali che sotto la maschera della giovine libertà e sotto un nome bastardo mal nasconde il vecchio ceffo odioso"... nel discorso al popolo di Roma nell'Augusteo, 4 maggio 1919 (…) "Fuori la schiaveria bastarda e le sue lordure e le sue mandre di porci!"  A Trieste viene chiuso in un cassetto il gioco del rispetto tramite un vero e proprio dispetto attuato dal Comune con la sua nuova destra amministrazione comunale. Eppure questo gioco è pienamente conforme alla Legge, con la L maiuscola. La Legge 107 del 2015, in uno dei pochi punti in cui può essere "salvata" nel noto comma 16, altro non ha fatto che recepire principi di diritto, ma anche etici, che da lungo tempo sono obblighi per gli Stati Europei e per l'Italia in materia di contrasto alle discriminazioni. Nel testo della Legge 107 si legge che “il piano triennale dell'offerta formativa deve assicurare l'attuazione dei princìpi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l'educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall'articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93 (...)”.Dunque è obbligo per le scuole introdurre nel piano dell'offerta formativa triennale il contrasto all'omotransfobia e l'educazione volta a contrastare ogni discriminazione sull'orientamento sessuale o l'identità di genere. Ma le Istituzioni scolastiche dovranno anche, all'interno della determinazione dell'organico dell'autonomia, in armonia con il POF triennale, ed in via prioritaria garantire la prevenzione e contrasto della dispersione scolastica, di ogni forma di discriminazione e del bullismo, anche informatiche. Ed ovviamente ben potrà, anzi dovrà rientrarci il contrasto, ad esempio, al bullismo omofobico. Ed il gioco del rispetto raccoglieva tutte le indicazioni comunitarie ed ora come normate dalla Legge 107 in materia. Aveva ragione il Dirigente generale dott.Biasiol dell'USR FVG quando affermava in via generale che “il Friuli Venezia Giulia è stata una delle prime regioni a elaborare linee per affrontare il bullismo. Sul percorso formativo costruito c'è stata certamente condivisione; anche se non sono mancate le rimostranze, c'è stato un deficit di dialogo, ma la strada imboccata dai progetti è corretta e rispettosa.”. Ed anche quando, ricordava che“ i casi di coscienza si risolvono con l’ascolto, ma non possiamo fermarci davanti a singole contrarietà". Nelle scuole non entra nessuna teoria "Gender" semplicemente perché questa è inesistente, ed utilizzata, come dicitura e formula, solo per scopi che hanno tra le evidenti finalità quelle di fomentare sicuramente non politiche di tolleranza o di contrasto alle discriminazioni. Eliminare il gioco del rispetto va contro queste indicazioni e contro i principi di diritto come ora succintamente esplicati.  La nuova Amministrazione Comunale farebbe bene ad agitarsi di meno e stare più serena in materia. 

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