Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

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  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

Trieste al voto



Con alcuni decreti luogotenenziali dal 1944 al 1946, in Italia, si introducevano, primi atti importanti, che avrebbero consentito l'elezione a suffragio universale, diretto e segreto, dell'assemblea costituente e si proponeva l'introduzione del referendum popolare per sancire se sarebbe stata la Repubblica o la Monarchia a determinar il futuro di questo Paese. Il DECRETO LEGISLATIVO LUOGOTENENZIALE 10 marzo 1946, n. 74, prevedeva il collegio di Trieste, della Venezia Giulia, ad esempio,ma, pochi giorni dopo, con un nuovo DECRETO LUOGOTENENZIALE, 16 marzo 1946, n. 99, ai cittadini di queste terre, si parla di una popolazione complessiva di 977 mila abitanti, veniva impedito il diritto di pronunciarsi. Si manteneva fermo il solo collegio di Udine-Belluno. Eppure, “l'esercizio del voto era considerato come un mero obbligo al quale nessun cittadino poteva e doveva sottrarsi senza venir meno ad un suo preciso dovere verso il Paese in un momento decisivo della vita nazionale”. Eppure a Briga Marittima e Tenda si svolsero le consultazioni per il referendum del 2 giugno 1946, nonostante fossero terre contese, come Trieste e la Venezia Giulia, e nel 1947, verranno annesse alla Francia, come previsto dal trattato di pace del 1947, dopo una consultazione popolare. Ciò non è accaduto a Trieste, La comunità di Trieste che si trova ad essere soggetta alla sovranità della Repubblica italiana, come accertato dalla recente giurisprudenza, e che festeggia il 2 giugno, non è stata consultata sulla scelta del proprio destino, per la nascita della Repubblica, della Costituente, così come accaduto per esempio per Briga e Tenda, non è stata consultata sull'esito del TLT, non è stata consultata sulla nascita della Regione, ma si è trovata a vivere il tutto calato semplicemente dall'alto di quella politica non sempre pienamente rappresentativa degli interessi generali e comuni di Trieste. Nel 2013 in Friuli Venezia Giulia su un totale di 1.099.33 di elettori ed elettrici, solo il 50,48% di questi ha votato, ma a tale dato si devono aggiungere ben 18 mila voti non conteggiati, tra schede bianche e semplicemente nulle. Nella circoscrizione di Trieste su 212 mila elettori hanno votato solo in 97 mila e Trieste ha registrato l'affluenza più bassa con il 44,98%. Il non voto è assolutamente legittimo, ma quello che auspico è che per queste amministrative si affermi, nonostante si voti solo il 5 giugno, una buona partecipazione al voto perché in ballo vi è il futuro della città per i prossimi anni che saranno cruciali per il suo destino che non è del tutto ancora segnato. Per quanto legittima l'astensione, per quanto legittimo e comprensibile il non voto, in questo caso si rischia di favorire concretamente il sistema dei potentati politici, ben noti, ed un voto di protesta o di alternativa potrebbe, invece, riservare delle significative sorprese a Trieste ed ostacolare quel percorso che rischia di far finire la città nel vortice delle grandi speculazioni.
E personalmente guardo con interesse alla lista della SINISTRA UNITA – ZDRUŽENA LEVICA, perché rispettosa della storia di questo territorio, del bilinguismo, della Trieste multiculturale che ha smarrito, oggi il suo essere mitteleuropea. Identità, valori, simbolo, e sostanza. Nella società 2.0, nella società della falsa modernità, dove il capitalismo non ha paura di identificarsi come tale, producendo anche manifesti per il nuovo capitalismo, nella società dove ritornano i fascismi e nazismi, nella società dove l'ideologia pare essere un male da estirpare solo se è comunista, è fondamentale rivendicare la propria identità e per questo va apprezzata e sostenuta la proposizione di questo simbolo. Non superato dalla storia, come molti vorrebbero far credere.
Buon voto a tutte e tutti.

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