I simboli rubati di Monfalcone: la campana del Vate e il feretro conteso di Enrico Toti

Immagine
  Diciamolo pure, c’è un dettaglio affascinante e al tempo stesso quasi tragicomico quando si guarda alla storia di Monfalcone, questa città che a un certo punto si ritrova letteralmente spogliata dei suoi simboli. E sono due vicende straordinarie, legate a quel clima incandescentissimo del nazionalismo italiano. Da una parte c'è Gabriele D’Annunzio. Nel 1919, mentre i suoi legionari marciano verso la città per ricongiungersi con gli ufficiali pronti a seguire il Vate alla conquista di Fiume, succede una cosa singolare.  Vedono una campanella, una minuscola campana, quella di San Polo. Per i monfalconesi era un pezzo d'anima, un simbolo identitario fortissimo. Ma D’Annunzio — ed è un fatto noto — era un collezionista ossessivo, accumulava qualsiasi oggetto gli capitasse a tiro. La sua dimora era letteralmente un museo straripante. E così la campanella sparisce, finisce dritta nella stanza del Lebbroso al Vittoriale. Da lì, nonostante le rimostranze e le rivendicazioni sacrosan...

Una domanda sul libro del pugile Tuiach





Il candidato pugile, a Trieste, Fabio Tuiach ha conquistato recentemente gli onori delle cronache non tanto per la presentazione della sua autobiografia, quanto per il fatto di essere stato taggato in una vergognosa vignetta che paragonava la Casa delle culture di Trieste al lager di Auschwitz. Lungi dal chiedere scusa per una simile bassezza, l’interessato si è “difeso” dicendo di essersi limitato a cliccare “like” che, secondo lui non significa “mi piace” ma “ho preso visione”. Probabilmente è l’unico utente di Facebook a non conoscere il significato di “like” (che compare come “mi piace” nella gran parte delle versioni italiane, peraltro), ma a proposito di non conoscenze di Tuiach, vorremmo domandargli se, ad esempio, egli sa che l’autore della postfazione del suo libro (nonché presentatore del medesimo qui a Trieste), Emilio Del Bel Belluz, in una intervista ha dichiarato di ispirarsi a “Ernst Junger, Knut Hamsun, Pier Drieu LaRochelle, Yukio Mishima, Leon Degrelle, Robert Brasillach” (cioè la créme de la créme della letteratura filonazista), di sentirsi “orfano” del Candido di Giorgio Pisanò (l’ex repubblichino poi missino che collaborò anche con la struttura occulta de l’Anello) e di essere “molto legato” a Leon Degrelle, “il capo e fondatore del movimento rexista belga e volontario delle SS Wallonie” 
(vedi il link http://www.azionetradizionale.com/.../intervista-a.../). Degrelle, autore di “Militia”, libro che fu pubblicato in Italia dalle edizioni di Franco Freda (e che Del Bel Belluz ritiene debba essere conosciuto e posseduto da tutti), sembra godesse di tale stima da parte di Hitler che pare questi gli abbia dichiarato: “Se io avessi avuto un figlio mi sarebbe piaciuto che fosse come voi”; rifugiatosi in Spagna per sfuggire alla condanna come SS, è stato uno dei pilastri del neonazismo europeo. Ecco, ce lo può dire Tuiach se era a conoscenza delle “ispirazioni” letterarie naziste da parte della persona con cui ha pubblicato il suo libro? Oppure pensa che anche “ispirarsi” a dei letterati significa semplicemente “prenderne visione”?

Claudia Cernigoi

Aggiornamento:
questo il Piccolo del 22 maggio 2016


Commenti

Post popolari in questo blog

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?