Il cartello che sbiadisce e la memoria che resiste grazie allo spomenik jugoslavo che ricorda le vittime del campo di concentramento di Gonars

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La Jugoslavia ha avuto un modo di ricordare le sue vittime, i suoi caduti, con dei monumenti straordinari, visionari, futuristici, ed uno di questi si trova nel cimitero di Gonars, il memoriale che ricorda gli internati e le vittime slovene e croate per mano fascista in quel campo di concentramento di Gonars di cui oggi non esiste più alcuna traccia, mentre quello di Visco sopravvive, grazie alle iniziative di pochi. All'entrata del cimitero di Gonars vi sono tre cartelli. Uno sloveno ed uno croato che ricordano i loro caduti, avrebbero potuto farne uno condiviso, invece, così non è, non è mica più la Jugoslavia. Su quello sloveno si leggerà "ossario degli sloveni internati e altre vittime della II guerra mondiale" su quello croato "ossario dei croati e degli altri internati e vittime della II guerra mondiale". Non hanno neanche scritto la stessa cosa.    A fianco ad essi, invece, vi è il pannello storico che ricorda cosa fu quel campo di concentramento, oltre 5...

Una domanda sul libro del pugile Tuiach





Il candidato pugile, a Trieste, Fabio Tuiach ha conquistato recentemente gli onori delle cronache non tanto per la presentazione della sua autobiografia, quanto per il fatto di essere stato taggato in una vergognosa vignetta che paragonava la Casa delle culture di Trieste al lager di Auschwitz. Lungi dal chiedere scusa per una simile bassezza, l’interessato si è “difeso” dicendo di essersi limitato a cliccare “like” che, secondo lui non significa “mi piace” ma “ho preso visione”. Probabilmente è l’unico utente di Facebook a non conoscere il significato di “like” (che compare come “mi piace” nella gran parte delle versioni italiane, peraltro), ma a proposito di non conoscenze di Tuiach, vorremmo domandargli se, ad esempio, egli sa che l’autore della postfazione del suo libro (nonché presentatore del medesimo qui a Trieste), Emilio Del Bel Belluz, in una intervista ha dichiarato di ispirarsi a “Ernst Junger, Knut Hamsun, Pier Drieu LaRochelle, Yukio Mishima, Leon Degrelle, Robert Brasillach” (cioè la créme de la créme della letteratura filonazista), di sentirsi “orfano” del Candido di Giorgio Pisanò (l’ex repubblichino poi missino che collaborò anche con la struttura occulta de l’Anello) e di essere “molto legato” a Leon Degrelle, “il capo e fondatore del movimento rexista belga e volontario delle SS Wallonie” 
(vedi il link http://www.azionetradizionale.com/.../intervista-a.../). Degrelle, autore di “Militia”, libro che fu pubblicato in Italia dalle edizioni di Franco Freda (e che Del Bel Belluz ritiene debba essere conosciuto e posseduto da tutti), sembra godesse di tale stima da parte di Hitler che pare questi gli abbia dichiarato: “Se io avessi avuto un figlio mi sarebbe piaciuto che fosse come voi”; rifugiatosi in Spagna per sfuggire alla condanna come SS, è stato uno dei pilastri del neonazismo europeo. Ecco, ce lo può dire Tuiach se era a conoscenza delle “ispirazioni” letterarie naziste da parte della persona con cui ha pubblicato il suo libro? Oppure pensa che anche “ispirarsi” a dei letterati significa semplicemente “prenderne visione”?

Claudia Cernigoi

Aggiornamento:
questo il Piccolo del 22 maggio 2016


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