Il cartello che sbiadisce e la memoria che resiste grazie allo spomenik jugoslavo che ricorda le vittime del campo di concentramento di Gonars

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La Jugoslavia ha avuto un modo di ricordare le sue vittime, i suoi caduti, con dei monumenti straordinari, visionari, futuristici, ed uno di questi si trova nel cimitero di Gonars, il memoriale che ricorda gli internati e le vittime slovene e croate per mano fascista in quel campo di concentramento di Gonars di cui oggi non esiste più alcuna traccia, mentre quello di Visco sopravvive, grazie alle iniziative di pochi. All'entrata del cimitero di Gonars vi sono tre cartelli. Uno sloveno ed uno croato che ricordano i loro caduti, avrebbero potuto farne uno condiviso, invece, così non è, non è mica più la Jugoslavia. Su quello sloveno si leggerà "ossario degli sloveni internati e altre vittime della II guerra mondiale" su quello croato "ossario dei croati e degli altri internati e vittime della II guerra mondiale". Non hanno neanche scritto la stessa cosa.    A fianco ad essi, invece, vi è il pannello storico che ricorda cosa fu quel campo di concentramento, oltre 5...

Ronchi bene Comune.Tra l'inaugurazione di una nuova scuola e consegna Costituzione ai diciottenni


Si è perso il conto di quanti anni or sono che il Comune di Ronchi consegna ai diciottenni o chi si appresta a divenire maggiorenne la Costituzione. Iniziativa che avviene sempre in sinergia con l'ANPI di cui il Comune è socio onorario dal 1985. Ronchi che dopo secoli di appartenenza all'Impero Austro Ungarico ha conosciuto diverse tragiche e drammatiche situazioni. I profughi sotto l'Austria, quando scoppierà la prima guerra mondiale e quando questa terra ancora apparteneva all'Impero, i profughi sotto l'Italia che si recheranno nel Sud Italia e non solo quando nel 1915 l'Italia metterà piede qui, per poi perderla e riconquistarla. Le vicende della seconda guerra mondiale, anticipate dalla scellerata marcia su Fiume che sarà, appunto, una forma di anticipazione di quella su Roma, il fascismo, l'occupazione nazista dopo il fatidico 8 settembre del 1943, la nascita della prima brigata armata partigiana, la Proletaria, a Selz, il sodalizio con la resistenza Jugoslava, la liberazione da parte dei partigiani Jugoslavi avvenuta il primo maggio del 1945, l'arrivo poi dei neozelandesi, per arrivare con il Trattato di pace all'assegnazione definitiva all'Italia e le vicende conseguenti al Trattato di Pace che hanno visto a Ronchi essere accolti anche diversi esuli. Vicissitudini incredibili. Ed in tutte queste vicissitudini vi è il peso della Costituzione che è stata scritta anche con il contributo, enorme, della comunità di Ronchi. Che da più di un secolo esiste come Comune. Ma a Ronchi è stata anche consegnata una nuova scuola alla sua comunità, Quella dell'infanzia.


Dopo l'inaugurazione della nuova scuola slovena di Vermegliano di Ronchi, ben ricordando che a Ronchi/Ronke vi è una importantissima presenza della Comunità Slovena, segue un nuovo importante appuntamento per i suoi cittadini. Le scuole sono luoghi ove si formano i nuovi cittadini, certo, è vero che la Legge 107 del 2015 nota come "buona scuola" rischia di favorire una scuola delle competenze a discapito di quella della conoscenza, ma a Ronchi la conoscenza verrà coltivata grazie al lavoro ed alla professionalità delle maestre, del corpo docente, che ben consapevoli della storia del nostro territorio, dell'importanza della difesa della nostra Costituzione, che qualcuno vorrebbe modificare portando questo Paese verso un sistema decisionista/autoritario, sapranno dare il loro contributo, nonostante un tutto sempre più autoritario. Altrimenti le scuole senza contenuti e conoscenza perderebbero ogni senso di essere semplicemente scuole. Così come vitale è la difesa del mantenimento del proprio Comune, avverso un processo di fusione che vorrebbe la fine secolare del Comune di Ronchi per essere inghiottito dalla vicina Monfalcone, in una fusione priva di ogni serietà e progettualità degna di tal nome. Ma siamo sicuri che i cittadini di Ronchi sanno da che parte stare, quella giusta e quella giusta porterà a votare NO al referendum del 19 giugno per la difesa del Comune come bene comune. 

Marco Barone 

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