Oggi c'è la necessità di un nuovo manifesto per l'arte

Un tempo c’era la vita, c’era il sangue, c’era l’ardimento! C’erano i Futuristi che sputavano in faccia al passatismo, c’era Filippo Tommaso Marinetti che incendiava le accademie, c’era Mario Schifano che aggrediva la tela con la furia di chi vuole conquistare il mondo! C’erano i manifesti, c’era un’idea comunitaria, violenta, estatica dell’arte! E oggi? Oggi il nulla! Il deserto assoluto dell’anima! Siamo circondati da individualisti, rinchiusi nel loro microscopico  guscio. L'arte contemporanea è diventata come il calcio: una manica di mercenari! I galleristi non sono sempre critici, sono procuratori d’assalto. Ma serve una rivoluzione! C’è un bisogno disperato, assoluto, di un nuovo Manifesto! Qualcosa che torni a far vomitare i perbenisti e a far piangere d’estasi chi sa ancora vedere! Abbiamo bisogno di una pittura che torni a essere carne, di pennellate che squarcino la tela immortalando questo vuoto pneumatico del terzo millennio per distruggerlo! Basta con questa mercificaz...

Quella provocazione dei casapoundisti il 25 aprile a Gorizia




Arriva il 25 aprile. Giorno, dalle nostre parti, ancora contestato da alcuni. Che per capriccio personale, per interpretazione storica a dir poco faziosa, sballata, non lo festeggiano. 25 aprile, giorno universalmente riconosciuto, in Italia, come momento epocale per il riscatto del nostro Paese, che si è liberato da quella macchia che per oltre vent'anni pareva essere indelebile. Anche se la liberazione a Gorizia e Trieste non è avvenuta operativamente il 25 aprile, ma il primo maggio, poco importa, il 25 aprile non si tocca. Festa laicamente sacra. Certo, è un giorno dove spesso domina demagogia e retorica, in una società contaminata dall'esasperazione dell'apparire ed ignoranza storica. Memoria corta, cortissima. Sono robe di quasi un secolo fa molti potrebbero dire. E mi domando, se ai giovani delle nostre scuole si domanda, quante volte, anche per curiosità, hanno cercato su internet, la parola fascismo o voluto approfondire ciò, quale sarà la risposta? Facile immaginare. Se non si capisce che diamine è stato il fascismo, come è nato, cosa ha comportato, mandando in rovina il nostro Paese, come pretendere di comprendere il presente che determinerà il nostro futuro? E' roba di quasi un secolo fa, diranno. Superata. Vecchia. Ancora oggi l'urto lo si riesce a reggere, almeno dalle nostre parti, grazie alla testimonianza di chi ha vissuto gli eventi in prima persona oltre all'operato importante dell'ANPI e della nostra ricerca storica. Ma quando i testimoni diretti non ci saranno più, ci sarà un gran problema da affrontare. 
Ora, in tutto ciò, nella laica sacralità del 25 aprile, i casapoundisti, hanno diffuso in rete una notizia. Il 25 aprile a Gorizia terranno un concerto.  Pare ci saranno alcuni gruppi, come Wild Alley, in una loro foto, del settembre 2015, si può leggere che "disprezzano i pollici e i chitarristi Comunque viva il fascismo", oppure i Bellator, novembre 2015, postavano una foto con questo commento:


"Avanti camerati le nostre idee son pure, idee che sono verghe strette in fascio da una scure". 


Son ragazzi diranno alcuni. Bravi ragazzi che magari tramite qualche opera messianica possono cambiare idea. Certo, come no.  Oppure si obietterà, ma è una iniziativa privata, in luogo privato, ed in democrazia ciò è normale. No, non è normale per niente il fatto che vi sia ancora oggi chi inneggia al fascismo, o che qualcuno si richiami al fascismo, anche nei suoi programmi politici. Non è normale, almeno nella società della nostra Costituzione che nasce proprio dalla demolizione del fascismo. Ed esistono anche delle disposizioni normative specifiche in tal senso. 
Sarà a Gorizia questa provocazione musicale? Chi può dirlo? Anche se dal manifesto diffuso pare di capire di sì. E comunque poco importa.  D'altronde il loro modo di operare qui lo abbiamo conosciuto a Monfalcone a maggio del 2015 con un concerto "top secret", anche se tanto top secret non era, perché qualche rappresentante politico ne era a conoscenza. Quello che deve importare, provocazione o meno che sia, è che emerga un sentimento univoco di condanna. Non è il caso di intervenire perché il nostro 25 aprile a Gorizia, o Monfalcone, o in qualche altro luogo esso sia, non venga macchiato da questa provocazione? Altrimenti continuiamo a cantare Bella ciao, mentre alti canteranno robe neracce, come se fosse la stessa cosa, come se fossero due cose, pur opposte, incompatibili ed inconciliabili, da porre sullo stesso piano. Già. 



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