Stefano Furlan ricordato ovunque ma a Ronchi non esiste neanche una targa

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  Ci sono vicende che sembrano chiudersi nel giro di un attimo, e invece no. Rimangono lì, aggrappate alla memoria, perché  non è questione di fare della retorica inutile, quella che, insomma, lascia il tempo che trova, ma di non permettere che l'esistenza di una persona svanisca nel nulla. Di dire chiaramente: questa è stata un'ingiustizia. Come ad esempio nel caso di Stefano Furlan. Lui era di Ronchi, una famiglia semplice, gente comune. Ma la sua storia,  la ricordano tutti. La ricordano le tifoserie di mezza Italia nel mondo del calcio, persino quelle avversarie. Perché Stefano, nel febbraio del 1984, si trova esattamente dove nessuno vorrebbe mai trovarsi: nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. C'erano stati disordini, scaramucce tra i tifosi della Triestina e quelli dell'Udinese, fuori dallo stadio Grezar, a Trieste. I dettagli, nella storia, sono sempre sfuggenti. Stefano esce dalla curva, deve raggiungere la sua macchina, una Fiat 128 blu parcheggiata in vi...

Quella provocazione dei casapoundisti il 25 aprile a Gorizia




Arriva il 25 aprile. Giorno, dalle nostre parti, ancora contestato da alcuni. Che per capriccio personale, per interpretazione storica a dir poco faziosa, sballata, non lo festeggiano. 25 aprile, giorno universalmente riconosciuto, in Italia, come momento epocale per il riscatto del nostro Paese, che si è liberato da quella macchia che per oltre vent'anni pareva essere indelebile. Anche se la liberazione a Gorizia e Trieste non è avvenuta operativamente il 25 aprile, ma il primo maggio, poco importa, il 25 aprile non si tocca. Festa laicamente sacra. Certo, è un giorno dove spesso domina demagogia e retorica, in una società contaminata dall'esasperazione dell'apparire ed ignoranza storica. Memoria corta, cortissima. Sono robe di quasi un secolo fa molti potrebbero dire. E mi domando, se ai giovani delle nostre scuole si domanda, quante volte, anche per curiosità, hanno cercato su internet, la parola fascismo o voluto approfondire ciò, quale sarà la risposta? Facile immaginare. Se non si capisce che diamine è stato il fascismo, come è nato, cosa ha comportato, mandando in rovina il nostro Paese, come pretendere di comprendere il presente che determinerà il nostro futuro? E' roba di quasi un secolo fa, diranno. Superata. Vecchia. Ancora oggi l'urto lo si riesce a reggere, almeno dalle nostre parti, grazie alla testimonianza di chi ha vissuto gli eventi in prima persona oltre all'operato importante dell'ANPI e della nostra ricerca storica. Ma quando i testimoni diretti non ci saranno più, ci sarà un gran problema da affrontare. 
Ora, in tutto ciò, nella laica sacralità del 25 aprile, i casapoundisti, hanno diffuso in rete una notizia. Il 25 aprile a Gorizia terranno un concerto.  Pare ci saranno alcuni gruppi, come Wild Alley, in una loro foto, del settembre 2015, si può leggere che "disprezzano i pollici e i chitarristi Comunque viva il fascismo", oppure i Bellator, novembre 2015, postavano una foto con questo commento:


"Avanti camerati le nostre idee son pure, idee che sono verghe strette in fascio da una scure". 


Son ragazzi diranno alcuni. Bravi ragazzi che magari tramite qualche opera messianica possono cambiare idea. Certo, come no.  Oppure si obietterà, ma è una iniziativa privata, in luogo privato, ed in democrazia ciò è normale. No, non è normale per niente il fatto che vi sia ancora oggi chi inneggia al fascismo, o che qualcuno si richiami al fascismo, anche nei suoi programmi politici. Non è normale, almeno nella società della nostra Costituzione che nasce proprio dalla demolizione del fascismo. Ed esistono anche delle disposizioni normative specifiche in tal senso. 
Sarà a Gorizia questa provocazione musicale? Chi può dirlo? Anche se dal manifesto diffuso pare di capire di sì. E comunque poco importa.  D'altronde il loro modo di operare qui lo abbiamo conosciuto a Monfalcone a maggio del 2015 con un concerto "top secret", anche se tanto top secret non era, perché qualche rappresentante politico ne era a conoscenza. Quello che deve importare, provocazione o meno che sia, è che emerga un sentimento univoco di condanna. Non è il caso di intervenire perché il nostro 25 aprile a Gorizia, o Monfalcone, o in qualche altro luogo esso sia, non venga macchiato da questa provocazione? Altrimenti continuiamo a cantare Bella ciao, mentre alti canteranno robe neracce, come se fosse la stessa cosa, come se fossero due cose, pur opposte, incompatibili ed inconciliabili, da porre sullo stesso piano. Già. 



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