A Gorizia esiste una delle poche svastiche ancora oggi presenti in Italia

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  Sentite, questa è una storia straordinaria, di quelle che a raccontarle oggi si fa quasi fatica a crederci. Perché noi siamo abituati a pensare che la Storia – quella con la S maiuscola, quella dei grandi sconvolgimenti – lasci sempre dei segni enormi, evidenti. E invece no. A volte si nasconde nei dettagli, in un angolo dimenticato. Immaginate la scena: siamo a Gorizia. Una città che è un groviglio pazzesco di confini, di lingue, di memorie che fanno a pugni tra loro. Ancora oggi la scritta Tito che sovrasta Nova Gorica, città nata per mano del socialismo jugoslavo, procura divisioni e discussioni formidabili. Voi camminate, entrate nel giardino del lapidario di Palazzo Attems Petzenstein, e vi muovete tra questi vialetti, che sono piccoli, stretti, quasi intimi. Da una parte avete le lapidi che ricordano il vecchio, felice periodo asburgico – quando Gorizia era la "Nizza austriaca", tutta ordine, burocrazia imperiale e nostalgia –, dall'altra, immancabilmente, ci sono...

Il 3 febbraio si contesta il Ministro dell'Istruzione a Trieste


UDS, coordinamento studenti medi, Cobas Scuola FVG, in occasione della visita del Ministro dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, Maria Chiara Carrozza, all'Università di Trieste, organizzano un momento assembleare pubblico in Piazzale Europa nei pressi dell'edificio A.
I problemi che caratterizzano sia l'Università italiana che la scuola italiana sono sempre gli stessi, da decenni, con la particolarità che se da un lato continua, a volte con accelerazioni, a volte con sfumature, il disegno di riforma complessiva del settore globale dell'istruzione italiana, dall'altro si assiste ad un peggioramento sia delle condizioni contrattuali, economiche dei lavoratori, nonché anche ad una continua ed assidua ed inarrestabile e voluta riduzione delle risorse.
I ministri più odiati certamente sono stati la Moratti e la Gelmini, che nessuno mai dimenticherà e che nessuno si augura di rivedere più nei detti ministeri.  
Ma i ministri che vengono chiamati a “governare” il timone del MIUR sono figli di nomina politica, vengono lì collocati per ultimare, completare, continuare, quel processo di trasformazione della scuola pubblica ed Università iniziato nei primi anni 90. A volte inseriscono qualcuno che proviene direttamente dal settore dell'Università, penso a Profumo od all'attuale ministro, ma è solo una parvenza finalizzata a voler legittimare ciò che rischia in tutti i sensi di demolire quel poco di buono che è rimasto in Italia, scuola ed università pubblica. La pessima scuola dell'autonomia, dei fondi d'istituto, che ha messo in competizione, per quattro soldi, sia il personale scolastico all'interno della medesima scuola, che le scuole tra di loro, attività di marketing, a volte a dir poco disgustosa, hanno aperto le vie alla scuola lavoro, all'apprendistato a quindici anni, all'introduzione della scuola lavoro anche nei sistemi liceali, all'introduzione di progetti ponte con le aziende, alla possibilità di formare docenti e studenti in azienda, all'Invalsi che oltre ad omologare la preparazione degli studenti al nozionismo più esasperato, comporta una schedatura perenne della comunità scolastica. Infatti, il VALES, un progetto sperimentale che giungerà ad ultimazione nel 2015, a cui guarda l'Invalsi in relazione al nuovo Servizio nazionale di Valutazione, prevede che le scuole verranno valutate in un certo modo anche in base alle scelte che faranno gli studenti al termine del ciclo scolastico, a quale università si iscriveranno, se saranno in regola con i crediti e gli studi. Un processo folle che ovviamente penalizzerà anche gli studenti socialmente più deboli. Una scuola che cade letteralmente a pezzi, con le casse ministeriali volutamente sempre più vuote, per legittimare l'intervento delle soggettività private, fondazioni ed aziende, che ovviamente verranno anche coinvolte nella farsa della nuova consultazione pubblica per la costituente della scuola che verrà. Scuola ed Università sono unite nel nome della precarietà permanente, sia strutturale che esistenziale. E gli studenti, i lavoratori dell'università della scuola si ritroveranno in Piazzale Europa anche per questi motivi, per fermare simbolicamente la carrozza della distruzione della cultura, ricerca ed istruzione, italiana e pretendere una Europa che dica basta all'austerità. Basta all'austerità e sì alla solidarietà.



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