I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

Spegnere la luce della ragione.


Cosa accade?
Cosa?
Strage omicida sul lavoro a Trieste, feriti sul lavoro, feriti nell'animo feriti nella propria dignità sepolta dal profitto del capitale.
Morti.
Strage fascista, razzista, xenofoba a Firenze.
Strage della follia a Liegi.
Bombe, colpi di pistola,esplosioni di rabbia e di panico e terrore.
Questo 2011 lo ricorderemo come l'anno della follia disumana.
Come folle è questo sistema speculativo che annienta diritti figli di dure lotte sociali, con la maschera della crisi e del fallimento irreale dello Stato, solo e ripeto solo perché il potere occulto ha deciso che così doveva essere e così sarà.
Rivoluzione?
No.
Depressione di massa.
Follia di massa.
Reazione di massa.
Basta.
Basta.
Basta.
Cammini presso le adiacenze del molo dei Bersaglieri di Trieste ed osservi come la vita, nonostante tutto, continua a correre nella sua inarrestabile, detestabile, deprecabile, frenesia.
I lavori di ristrutturazione e di allungamento del molo non si fermano.
La vita di un operaio, ieri, ha rischiato di fermarsi.
Come si è fermata, nella stessa giornata ed a pochi chilometri di distanza, quella di Francesco.
Ucciso non solo nel posto di lavoro, ma dal lavoro.
Lavoro ovvero un sistema di sfruttamento e di viva oppressione.
A fanculo il lavoro.
A fanculo questo sistema.
E tra la tragedia disumana evitata, e la tragedia disumana consumata, si pone la lotta.



Il palazzo della vergogna, occupato dalle speranze di cambiamento.
O meglio ribaltamento.
Continuano i lavori.
Continuano i dissapori con la civiltà borghese.



Ed allora pensi.
Incrociamo le braccia.
Incrociamole ad oltranza.
Non facciamoci divorare dalla voracità della frenesia.
Non facciamoci divorare dal profitto.
A fanculo il profitto.
A fanculo la frenesia.
Ora e subito incrociamo le braccia per dire basta al presente vigente ed esistente.
L'alternativa?
Siamo noi.
Uomini e donne liberi e pensanti che pongono prima di ogni cosa la vita reale al di sopra di ogni interesse di tal sistema.
Semplicemente perché disconosciamo questo sistema.
Nessuna istanza in Tribunale.
Nessuna causa al sistema.
Noi siamo l'effetto delle regole ordinate ed imposte.
Effetto ribelle.
Basta con gli sciopericchi.
Basta con le prese in giro.
Basta con i compromessi.
Incrociamo le braccia ad oltranza, prima che sia tardi.
Sempre che non sia già tardi.
Ed allora se è tardi, che l'ultima speranza, prima di evadere dalla stanza della non più utopia,
spenga la luce.
La luce della ragione, per il sentimento ribelle.


Marco Barone







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