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L'esplosività emozionale dell'arte friulana nel decennio 60/70

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Immaginate, per un momento, di calarvi in quel decennio formidabile che va dal 1960 al 1970. Non stiamo parlando di Parigi, di Berkeley o di Londra, ma del Friuli Venezia Giulia. Una terra che, in quegli anni, decide a modo suo di essere protagonista assoluta della Storia. Ci sono collettivi, ci sono gruppi di ragazzi, ci sono individualità straordinarie che a un certo punto si guardano in faccia e dicono: "Basta. Noi adesso dobbiamo tagliare col passato, dobbiamo creare una frattura totale". E qual è l'opera, il simbolo che più di tutti, in questa regione, ci fa capire visivamente cosa stava succedendo? È il lavoro titanico di Franco Basaglia. Capite la portata della cosa? Basaglia prende l'energia di questo decennio – un decennio incredibilmente innovativo, rivoluzionario come pochissimi altri in tutto il Novecento – e gli dà un corpo. E che corpo gli dà? Quello di Marco Cavallo . Un cavallo azzurro di cartapesta che sfonda, letteralmente e metaforicamente, i muri d...

La 'ndrangheta cambia pelle?

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Dopo il caso Lo Giudice e la sua fuga con il contestuale proclamo di sfiducia al pentitismo, che dovrà probabilmente essere rivisto e valutato con la massima cautela, giunge notizia che Tito, capo del locale Seregno e Giussano ha reso noto che la 'ndrangheta sta letteralmente e sostanzialmente cambiando pelle. Il tutto si pone in linea con quanto denunciato in passato, e ricordato puntualmente dal quotidiano della Calabria, infatti, nel 2011 Mancuso, uno dei più potenti capi della 'ndrangheta del vibonese e della Calabria, veniva intercettato telefonicamente e affermava che «La 'ndrangheta fa parte della massoneria, E' sotto della massoneria, però hanno le stesse regole e le stesse cose…». La mafia ha cambiato strategia dal 1993, dopo il periodo stragista, con l'inizio effettivo della seconda repubblica, non più stragista, salvo qualche regolamento di conti a colpi di fucile o pistola, è diventata semplicemente un comitato d'affari dentro lo Stato...

La 'ndrangheta attacca il pentitismo? Il caso Lo Giudice

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Un video messaggio con sottofondo musica araba, la ripresa verrà effettuata da una donna. Lo Giudice, ex pentito in fuga, scriverà il numero 43 sulla busta chiusa con del nastro adesivo, forse spedita da Macerata, perché quella è la città indicata nella lettera dopo la sua firma. Una busta che conterrà una lettera destinata al Tribunale di Reggio Calabria, e verrà portata in Tribunale dal figlio di Lo Giudice e probabilmente il numero 43 servirà a dimostrare l'autenticità della stessa come ripresa nel video,anche questo è un messaggio di sfiducia verso le istituzioni. Una lettera di cinque pagine che riporterà la sigla nino 59, corrispondente al diminutivo del suo nome,Antonino e sua data di nascita, 1959, che farà parte di un documento complessivo di ben 15 pagine, su cui dirà di tutto e di più, attaccherà, ponendo in dubbio la credibilità dei magistrati Giuseppe Pignatone, l'aggiunto Michele Prestipino, il pm Beatrice Ronchi e l'ex capo della squad...