Alla fine cosa è cambiato dai tempi della cortina di ferro?
La celebre frase di Churchill «da Stettino, sul Baltico, a Trieste, sull’Adriatico, una cortina di ferro è calata attraverso il continente» faceva parte di un discorso pronunciato a Fulton, nel Missouri (Stati Uniti), il 5 marzo 1946.
L'inglese aveva utilizzato l’espressione «cortina di ferro» quasi un anno prima, in un telegramma personale inviato al presidente Truman il 12 maggio 1945.
Si tratta di un messaggio accorato, nel quale Churchill esprime la propria «profonda inquietudine» riguardo alle intenzioni dei russi nell’Europa orientale: “Una cortina di ferro è calata sul loro fronte [dei russi]. Non sappiamo che cosa stia succedendo dietro di essa. Non c’è dubbio che l’intera regione ad est della linea Lubecca – Trieste – Corfù sara presto completamente nelle loro mani. A ciò inoltre bisogna aggiungere l’enorme area tra Eisenach e l’Elba che gli americani hanno conquistato e che presumo i russi occuperanno fra poche settimane, quando gli americani si ritireranno”.
Ma che cos'è che è cambiato davvero dai tempi della Cortina di Ferro a oggi? A prima vista, uno dice: «Beh, è cambiato tutto, no?». Perché la Russia sovietica non c'è più, il comunismo lì è crollato, è sparito. E al suo posto, guardate chi è che si alza con una forza spaventosa: la Cina! Una Cina che si dice ancora comunista e che si prende di prepotenza il centro della scena mondiale. Dall'altra parte ci sono gli americani, che continuano imperturbabili a martellare col loro capitalismo, a volerlo piazzare in ogni angolo del pianeta. E poi ci sono gli inglesi che si affannano, cercano in tutti i modi di ritagliarsi una particina, un ruolo da vecchi protagonisti in un mondo dove l'impero si è squagliato, non esiste più! Se uno va a scavare sotto la superficie, se toglie per un momento le nuove etichette, che cos'è che scopre? Scopre che nella sostanza siamo sempre lì! Esattamente allo stesso punto. A dibattere ogni santo giorno delle stesse identiche cose. A ricalcare le medesime dinamiche geopolitiche, a cascata. Ad assistere – di nuovo! – agli stessi identici errori, ingannati dalla stessa retorica e dalla solita, immancabile enfasi nazionalistica. Cambia la scenografia, cambiano i costumi degli attori, ma il copione è sempre il solito!
mb

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