Il disastro ferroviario tra Monfalcone e Ronchi evitato per un soffio
Provate a immaginare la scena, perché è una storia straordinaria e, al tempo stesso, assolutamente agghiacciante. Siamo nel mese di ottobre del 1981, precisamente alla stazione di Nabresina, è sera, sono circa le dieci di un giorno qualunque. C'è la solita routine ferroviaria: gli operai stanno eseguendo delle manovre di routine per spostare sedici vagoni merci da un binario all'altro. Niente di speciale, lavoro quotidiano. Solo che a un certo punto la locomotiva addetta alla manovra dà una spinta. Ma non una spinta normale, prudente: dà una spinta tremenda, un colpo secco, decisamente troppo forte. E succede una cosa pazzesca, che questi sedici vagoni, stracarichi di merci, superano il segnale di sosta e partono. Da soli. Senza motrice, senza frenatori a bordo, per pura forza d'inerzia! E imboccano la linea verso Monfalcone-Ronchi, che in quel tratto è in discesa. Invece di rallentare, raggiungono i vagoni una velocità incredibile. Da mettere i brividi. Questi vagoni cominciano a prendere velocità, un moto accelerato che diventa vertiginoso. Per capire l'ordine di grandezza della situazione, i treni celeri dell'epoca – che insomma, andavano già veloci – quel tratto lì da Nabresina a Monfalcone lo coprivano in diciannove minuti. Questi sedici vagoni impazziti, senza nessuno alla guida, ci mettono appena dieci minuti! Superano la stazione di Monfalcone come un proiettile carsico. La pendenza della linea finalmente diminuisce un po', ma l'energia cinetica accumulata è tale che questo treno fantasma sfuggito ad ogni controllo continua a correre. Dove andrà a finire? Fin dove arriverà? Nessuno lo sa, e in stazione si comincia a sudare freddo perché il disastro sembra inevitabile. Poi, interviene il destino. Nei pressi di Ronchi, uno di questi vagoni, che è carico fino all'orlo di legname, sbanda, si ribalta e fa letteralmente da ancora, tirandosi dietro e bloccando tutti gli altri. Il mostro si ferma lì, in mezzo al caos di legni spezzati. Ma c'è di più, ed è il dettaglio che fa davvero venire i brividi. Normalmente, in quel periodo dell'anno, su quella stessa linea viaggiavano i treni carichi di gitanti: la gente che da Trieste andava a farsi la gita di piacere a Cormons. Se ci fosse stato uno di quei treni passeggeri su quel binario l'impatto con sedici vagoni merci lanciati a quella velocità folle, incontrollati, sarebbe stato una strage indicibile. Una catastrofe incalcolabile. E invece, per un puro colpo di fortuna sfacciata, proprio in quei giorni le gite erano state sospese. Naturalmente, immaginatevi il mattino dopo. Bisogna mandare i tecnici a controllare ogni singolo centimetro di binario da Nabresina a Ronchi, per verificare che quella corsa folle non abbia scardinato le rotaie. Risultato? Linea bloccata per ore. Il treno proveniente dall'Italia delle 8:10 rimane piantato per due ore alla stazione di Nabresina, e la stessa sorte, con ritardi colossali, tocca ai treni diretti in senso opposto. Una roba da matti, insomma, che per puro caso non si è trasformata in una tragedia colossale evitata per volontà del destino.
mb
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