Si istituisca la giornata del ricordo per le vittime dei bombardamenti aerei degli angloamericani
Siamo il Paese dei campanili, e questa cosa si riflette anche nel modo in cui ricordiamo i nostri morti. Ed è esattamente quello che succede con i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. C'è questa memoria frammentata, quasi molecolare. A Benevento si fermano il 29 settembre, a Siracusa il 27 febbraio e si può continuare, da Monfalcone, a Vibo Valentia, ognuno ha la sua data, il suo mazzo di fiori, il suo pezzetto di dolore nel cortile di casa. Ma il quadro d'insieme, quello che dovremmo vedere tutti come nazione, scompare. Proviamo a immaginarcela, quella Torino della notte tra l'11 e il 12 giugno 1940. È appena iniziata, la guerra. E arrivano questi trentasei aerei britannici, fu il primo bombardamento aereo verificatosi in Italia. E poi c'è Foggia. Ecco, lì bisogna fermarsi un momento, perché quello che succede a Foggia è un’ecatombe che facciamo fatica persino a concepire. Si parla di ventimila morti. Ventimila! Una città che viene rasa al suolo per il settantasei per cento. È un numero che fa tremare i polsi, eppure, se lo chiedete in giro a Milano o a Firenze, quasi nessuno sa cosa sia successo a Foggia nel '43. Ma il vero nodo della faccenda, l'inghippo che rende tutto così difficile da celebrare a livello nazionale, è quel fatidico prima dell'8 settembre: gli angloamericani sono i "nemici". Arrivano per colpire l'Italia fascista, per fiaccare il morale, per costringere Mussolini a mollare. Dopo l'8 settembre: tutto cambia. C'è il colpo di Stato, il Re scappa, l'armistizio e improvvisamente quelli che ti sganciavano le bombe in testa diventano gli "alleati". Arrivano per liberarti dai nazisti e dai fascisti della RSI ma, sganciando sempre bombe sulla tua testa. .Come si fa a spiegare a un Paese che quelli che ti stanno liberando sono gli stessi che, per logica militare — quella logica spietata che va dal Vietnam all'Iraq, dove l'obiettivo conta più del "danno collaterale" — continuano a farti piovere il fuoco addosso dall'alto del cielo? Per ragioni politiche, nell'Italia del dopoguerra, si è preferito non sollevare troppo il polverone. Meglio lasciare che ogni città piangesse i suoi morti in silenzio. Perché ammettere che quasi 70.000 civili sono stati uccisi da quelli che poi ci hanno portato la democrazia, è una chiara verità scomoda. È complicata da gestire nei discorsi ufficiali. Ma la Storia non dovrebbe aver paura della complessità. Sarebbe un segno di maturità istituire una giornata nazionale del ricordo per dire: "Questi 70.000 civili non meritano di essere ricordati solo in base al CAP della loro residenza , ma serve una memoria nazionale. Chissà se prima o poi ci arriveremo, a guardare in faccia questa pagina di storia tutta intera, senza chiudere un occhio perchè non si può. E l'immagine iconica di questa carneficina resta il bombardamento di Montecassino, rasa al suolo e dove persero la vita quasi 400 persone tra cui anche diversi bambini.
mb

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