Se il tempo si è fermato in quel 25 gennaio 2016
Dopo dieci anni decidi di andare a rileggere le prime dichiarazioni a caldo, del dittatore egiziano, pronunciate dopo il ritrovamento del corpo di Giulio. La freddezza di stile istituzionale, le solite clausole di stile verrebbe da dire, dalle condoglianze, alle esortazioni per venire a conoscenza delle ragioni che hanno portato all'uccisione di Giulio e poi gli elogi, immancabili, reciproci, si legge: "Renzi ha ringraziato Sisi per le sue sincere condoglianze, elogiando uno spirito di cooperazione dimostrato dalla parte egiziana" .
Parole. Che lasciano il segno. Certo, poi verrà richiamato per consultazioni l'ambasciatore, ma la sensazione che quel gesto del richiamo fu più per una maschera politica che per reale convinzione nessuno la potrai mai e poi mai cancellare, anche perché poi hanno parlato i fatti. I soldi, gli accordi, il commercio, le relazioni politiche, la strepitosa normalizzazione dei rapporti tra Italia ed Egitto, dal turismo, alla ricerca, beffa nella beffa. C'è chi da dieci anni pur volendolo in Egitto non ci mette piede per rispetto della ricerca della verità e giustizia, perché ad oggi la cooperazione giudiziaria non c'è stata e probabilmente mai ci sarà fino a quando resterà al potere il dittatore egiziano Al Sisi. Il tempo si è fermato in quel maledetto 25 gennaio 2016, quando si sono perse le tracce di Giulio. Quando è caduto nel labirinto senza via di uscita delle stanze del terrore del diabolico potere egiziano. Dieci anni possono sembrare una enormità, si invecchia, alcuni sogni si realizzano, altri si sfracellano, ma il pensiero di Giulio e con Giulio è qui sempre con noi. Perché questa storia ha colpito, in modo indelebile, la nostra vita.
mb


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