Il Niente Sovrano e la Trincea della Bellezza

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Non sarà l'arte a salvarci dal naufragio della storia, ma rimarrà l'ultima trincea, l'ultimo rifugio dell'anima. Viviamo nel crepuscolo delle grandi ideologie, in un millennio dove la globalizzazione ha cannibalizzato il pensiero, portando il consumismo alla sua ennesima, feroce potenza. Da un lato assistiamo al boom osceno e indomabile delle diseguaglianze sociali; dall'altro, l'arte contemporanea vaga come un fantasma, interrogandosi sul proprio senso dentro una società sbandata, cieca, che consuma l'esistenza alla giornata. Questa non è anarchia creativa: è il trionfo del vuoto assoluto. Un nichilismo sistematico che annichilisce ogni visione prospettica. L'ossessione dell'originalità a tutti i costi ha prosciugato le sorgenti della creatività differente, e l'arte, drammaticamente, si è adeguata. Si è sottomessa, facendosi merce tra le merci, un feticcio speculativo il cui unico scopo è alimentare i flussi del capitale. Una banana brutalmente ...

Si ripristini a Ronchi la storica lapide della strage nazifascista del 15 settembre '43, il massacro di 8 soldati



Il 15 settembre del 1943, cioè pochi giorni dopo la costituzione della storica Brigata Proletaria, quando mille partigiani si ritrovarono a Selz per cercare di arrestare, con la battaglia di Gorizia, l'avanzata nazista, a Ronchi si realizzò una strage per mano nazista, che comportò la morte di 8 soldati. Come avevamo già ricordato recentemente sulle pagine del Piccolo, di questa tragedia ne fu realizzata una specifica scheda storica per iniziativa di Luzzi, nell'importante atlante delle stragi nazifasciste e quella del 15 settembre '43 è stata l'unica avvenuta a Ronchi. Per anni venne realizzata una cerimonia, il parroco, don Falzari, fece innalzare nell’immediato dopo guerra una lapide con una croce ed una scritta sul marmo nero: Tendenti alla Patria, freddati dal piombo ai piedi del Carso, qui sostano i loro corpi per riprendere la via alla Patria eterna nella resurrezione finale. Req. aet. dona eis Domine et lux perpetua luceat con i solo nomi dei tre allora noti perchè il quarto soldato ucciso nei fatti di Villa Hinke venne identificato solamente nel 1946 più i 4 soldati sloveni ignoti. La tomba venne onorata per molti anni, ma dopo i lavori di ammodernamento del cimitero se ne è persa traccia. Grazie ad un lavoro di ricerca ed alla collaborazione preziosa del CCM, del direttore Roberto del Grande e dell'ex direttore Gianpaolo Cuscunà, siamo riusciti a rintracciare alcune fotografie che hanno immortalato la lapide, poi rimossa  e che sarebbe bene ripristinare per recuperare questa importante memoria storica e ricordare a dovere le vittime di quell'evento.  Riepiloghiamo sinteticamente i fatti. Il 15 settembre cinque militari italiani cercarono rifugio presso la villa Hinke ignari che fosse di proprietà di una famiglia austriaca, abitata dalla nuora dell’Ammiraglio, signora Bertha Hofhansel vedova Hinke, la quale dopo averli cacciati chiamò il comando tedesco di Monfalcone chiedendo un intervento per rastrellare la zona. I soldati italiani tentarono la fuga attraverso i campi di granoturco, fino al canale d’irrigazione De Dottori ma furono intercettati da una pattuglia tedesca. Quattro di loro rimasero uccisi. I soldati che persero la vita furono: Soave Danilo, di Vigasio (Verona), soldato del Regio Esercito Italiano, 22° Reggimento di Fanteria; Floreani Adelio, nato a Treppo Grande (Udine) il 05.05.1916, residente a Treppo Grande (Udine), contadino, soldato del Regio Esercito Italiano, 15° (o forse 22°) Reggimento di Fanteri; Cirielli Pio, Cesenatico (Forlì-Cesena), soldato del Regio Esercito Italiano. Scapini Amleto, Ravenna, soldato del Regio Esercito Italiano. Poche ore dopo, sempre a Ronchi, si consumò una seconda strage. Con vittime soldati sloveni, rimasti ignoti. Nella serata del 15 settembre quattro soldati in borghese transitarono davanti al cimitero, diretti verso il Carso. Non è chiaro se per congiungersi con i partigiani della Brigata Proletaria oppure per rientrare verso casa ed i soldati insistevano sul fatto che dovevano  andare in quella direzione. Scoperti dai soldati tedeschi furono uccisi. Le salme vennero portate all’obitorio del cimitero assieme a quelle degli altri quattro soldati uccisi la mattina dello stesso giorno. Ripristinare quella lapide, di cui ora si rappresenta per la prima volta l'immagine come da foto rintracciata nell' Archivio del Consorzio Culturale del Monfalconese, ma che deve essere chiaramente aggiornata con i nomi di tutti e quattro i soldati uccisi più i quattro ignoti nel cimitero di Ronchi, è un fatto necessario per colmare questo vuoto storico che si è determinato nel tempo.

mb 

 

 

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