Stefano Furlan ricordato ovunque ma a Ronchi non esiste neanche una targa

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  Ci sono vicende che sembrano chiudersi nel giro di un attimo, e invece no. Rimangono lì, aggrappate alla memoria, perché  non è questione di fare della retorica inutile, quella che, insomma, lascia il tempo che trova, ma di non permettere che l'esistenza di una persona svanisca nel nulla. Di dire chiaramente: questa è stata un'ingiustizia. Come ad esempio nel caso di Stefano Furlan. Lui era di Ronchi, una famiglia semplice, gente comune. Ma la sua storia,  la ricordano tutti. La ricordano le tifoserie di mezza Italia nel mondo del calcio, persino quelle avversarie. Perché Stefano, nel febbraio del 1984, si trova esattamente dove nessuno vorrebbe mai trovarsi: nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. C'erano stati disordini, scaramucce tra i tifosi della Triestina e quelli dell'Udinese, fuori dallo stadio Grezar, a Trieste. I dettagli, nella storia, sono sempre sfuggenti. Stefano esce dalla curva, deve raggiungere la sua macchina, una Fiat 128 blu parcheggiata in vi...

La guerra in Ucraina dimostra che a più di cent'anni dalla prima guerra mondiale nulla è mutato


La catastrofe della prima guerra mondiale fu una guerra di logoramento, di posizionamento, di stanziamento, una guerra che ebbe origine con lo scopo di annientare l'Impero Austroungarico, che fu in parte artefice della propria fine, cogliendosi la palla al balzo offerta dall'aggressione alla Serbia. La storia si ripete, disse Polibio, ovviamente con gli adattamenti e con le circostanze del proprio tempo. La Russia invade l'Ucraina per rivendicare territori considerati russi. Un pò come fece il Regno d'Italia nella Venezia Giulia, verrebbe da dire. E la cosa interessante è che si ripetono le stesse meccaniche, gli stessi schemi, salvo avere armi più devastanti e distruttive. Prova ne è ad esempio la repressione o la diffamazione che viene esercitata verso chi non si allinea alla logica di guerra, o con l'Ucraina o contro l'Ucraina, la terza via, quella pacifista, non è ammessa. Il Piccolo del 4 marzo 1915 racconta ad esempio della distruzione di cartoline pacifiste a Parigi, su disposizione prefettizia, considerate come influenza pericolosa. E che dire di quanto accadde in Svizzera? Finita sul banco degli imputati per la sua posizione di neutralità. 
 
La Stampa del luglio 1915 racconta che la Svizzera, per la sua neutralità, "più di ogni altro paese favorisce nelle condizioni migliori la propaganda pacifista non solo nel partito socialista, ma in tutti indistintamente prevale il vangelo della pace e la propaganda si svolge in opuscoli, conferenze, ovunque". E si narra di un referendum: "Qualche tempo fa fu aperto un referendum col modesto premio di cinquecento franchi alla migliore proposta pratica diretta a porre fine al più presto all'attuale guerra. Il referendum si chiuse e le proposte furono quarantacinque. Un anonimo spiritoso propone di mandare nelle trincee tutte le personalità che furono causa della guerra. E sapete chi? Tutti i membri maschili delle Case regnanti tedesche: i membri della Camera prussiana; i direttori delle officine Krupp, tutti membri della Lega pangermanista e, da parte della Francia, i membri dell' Action Francaise,  i ministri ed i redattori capi dei giornali sciovinisti e soprattutto i redattori del Matin". Nel 1917 invece emerge la dura posizione di giornali come il New York Times che chiese addirittura la deportazione dell'ex-segretario di Stato Bryan e dei suoi amici pacifisti. E la repressione fu importante, e simile in ogni Paese coinvolto dalla guerra, un pò come accade oggi in Russia. Venivano arrestati i pacifisti liquidati come disfattisti. E tra questi vi furono anche diversi preti sottoposti alla pratica dell'internamento, come il caso di un parroco di Grancona, in provincia di Vicenza, arrestato addirittura per aver pronunciato la frase “la guerra sarà lunga". Insomma, a distanza di cent'anni l'umanità non sembra aver imparato molto dal proprio passato e ciò che deve preoccupare seriamente il mondo è la sfida tra USA e Cina, il cui confronto è iniziato proprio con la guerra in Ucraina.
mb

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