Tra piazza Oberdan e il natale di Roma "ronchese": quando anche a Ronchi nel 1926 si gridava «Alalà» per Mussolini

Quando noi pensiamo a Ronchi, ci viene subito in mente una storia fieramente, visceralmente antifascista.    Il contributo di questa terra alla Resistenza è stato enorme, drammatico.  La Liberazione non è avvenuta il 25 aprile, ma  il primo maggio del ’45, con quel grandioso corteo unitario di partigiani italiani e sloveni che sfilarono fino in piazza Oberdan, e la gente che scriveva sull'asfalto i messaggi di fraternità per i caduti sloveni ed italiani. Eppure la storia è sempre più complessa, più sfaccettata di come ce la raccontiamo. Perché se noi andiamo a scavare  nel passato scopriamo che cent’anni fa  una parte della popolazione alle cerimonie del regime ci andava eccome. Il 1926. Quello è un anno pazzesco, un anno di svolta, in cui il fascismo stringe la presa sull'Italia e Mussolini rischia la pelle un giorno sì e l'altro pure. A febbraio, al Teatro Eden della vicina Monfalcone, c'è il "veglionissimo" delle Camicie Nere, ed è pieno di...

Mentre l'Egitto cerca di salvarsi la faccia in modo ridicolo sui diritti umani, arrivano nuovi accordi con l'ENI


L'Egitto è indebitato, parecchio. Se gli americani staccano l'assegno, sono dolori. E Biden lo ha detto chiaramente che il tempo degli assegni in bianco è finito.  E per questo ora gli egiziani iniziano a liberare qualche prigioniero politico. Sono 60 mila quelli arrestati. Tenteranno di salvarsi la faccia in modo ridicolo, liberando una manciata di detenuti, magari quelli dove le attenzioni internazionali sono state alte, e possono avere le simpatie degli americani ad esempio, ma tutto ciò non servirà a salvare la dittatura di Al Sisi, che comunque continua almeno sul fronte italiano ad ottenere accordi. Mentre negano ogni cooperazione giudiziaria con l'Italia sull'omicidio di Stato di Giulio, anzi, perseverano nella via diabolica del fango, mentre filtrano notizie che Fincantieri e Leonardo potrebbero aprire stabilimenti sul suolo egiziano, arriva il nuovo accordo con l'ENI che come è noto è in terra egiziana dall'anno successivo alla sua nascita, dal 1954 con la formula Mattei.
L'ENI rende noto che ha firmato al Cairo una serie di accordi con la Repubblica Araba d’Egitto (ARE), la Egyptian General Petroleum Corporation (EGPC), la Egyptian Natural Gas Holding Companny (EGAS) e la società spagnola Naturgy, che prevedono il riavvio dell’impianto di liquefazione di Damietta in Egitto entro il primo trimestre del 2021, la risoluzione amichevole delle dispute pendenti di Union Fenosa Gas e SEGAS con EGAS e ARE e la successiva ristrutturazione societaria della stessa Union Fenosa Gas, i cui asset saranno ripartiti fra i soci Eni e Naturgy. L’impianto di liquefazione, di proprietà della società SEGAS, partecipata al 40% da Eni attraverso Union Fenosa Gas (50% Eni e 50% Naturgy), ha una capacità di 7,56 miliardi di metri cubi all’anno; è fermo dal novembre del 2012.
Accordo che si sblocca in un momento cruciale, con l'EASTMED, che vede l'Egitto avere un ruolo cruciale ai danni della Turchia e l'Italia è il principale partner europeo nella nuova via del gas. 
Insomma, nulla di nuovo all'orizzonte.
 
mb

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