Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

Ci siamo. Il processo per la verità per Giulio è alle porte, coinvolti esponenti di spicco del regime di Al Sisi



Tra una ventina di giorni potrebbe avviarsi l'iter che porterà al processo vero e proprio. Uno stato di diritto come il nostro vuole che si rispetti la procedura, quella che in Egitto non conoscono, e che darà la possibilità agli indagati di effettuare delle proprie memorie. A processo finiranno esponenti di spicco della dittatura egiziana. Generali, colonnelli, in un paese retto da una dittatura militare, con un generale al potere, Al Sisi, con un colpo di stato che ha fatto cadere Morsi nel luglio del 2013. Nella conferenza stampa dei magistrati Michele Prestipino e Sergio Colaiocco è emersa la fatica umana nel raccontare le vicissitudini drammatiche, atroci, che Giulio ha dovuto patire. Grazie alla tenacia della famiglia di Giulio, dell'avvocato Ballerini e alle sue indagini difensive, nonostante sia stato reso difficilissimo il diritto alla difesa perchè in Egitto non poteva mettere piede senza correre il rischio di essere arrestata, della magistratura che si è attivata, è stato possibile avviare un qualcosa ai limiti dell'impossibile visto che buona parte della politica istituzionale italiana ed europea altro non hanno fatto che sostenere i rapporti di normalizzazione con l'Egitto che hanno avuto come effetto diretto la realizzazione di un diabolico muro di gomma. Inizia a cinque anni dall'uccisione di Giulio una nuova fase. Gli indagati che andranno a processo sono il generale Sabir Tariq, i colonnelli Usham Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif per il reato di sequestro di persona pluriaggravato, e nei confronti di quest'ultimo probabilmente ci sarà anche  il concorso in lesioni personali aggravate  e il concorso in omicidio aggravato. Una decina di indagati rimarranno fuori al momento dal processo perchè il muro di gomma egiziano, con un comportamento omertoso tipicamente in stile mafioso, ha favorito la tutela di altri soggetti coinvolti. Il processo ci sarà, sarà  uno solo e verrà fatto in Italia. In questo 10 dicembre, giorno della ricorrenza della tutela dei diritti umani, si è scritta una pagina tutt'altro che di retorica e sterile dialettica.  
Da questo preciso momento non ci sono più alibi. Come hanno ricordato per l'ennesima volta i genitori di Giulio, in una emozionante conferenza stampa, che è seguita a quella dei magistrati romani, non resta che dichiarare l'Egitto insicuro e richiamare l'ambasciatore per interrompere quella normalizzazione dei rapporti con l'Egitto che è da complici portare avanti come è stato fatto sino ad oggi in modo a dir poco scandaloso. Certo, è vero che c'è la presunzione d'innocenza, ma è anche vero che gli indizi sono così gravi, precisi e concordanti da costituire una chiara prova della colpevolezza del regime di Al Sisi in quello che è a tutti gli effetti un chiaro omicidio di Stato e che ha avuto come vittima purtroppo il nostro Giulio.
mb

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