Tra piazza Oberdan e il natale di Roma "ronchese": quando anche a Ronchi nel 1926 si gridava «Alalà» per Mussolini

Quando noi pensiamo a Ronchi, ci viene subito in mente una storia fieramente, visceralmente antifascista.    Il contributo di questa terra alla Resistenza è stato enorme, drammatico.  La Liberazione non è avvenuta il 25 aprile, ma  il primo maggio del ’45, con quel grandioso corteo unitario di partigiani italiani e sloveni che sfilarono fino in piazza Oberdan, e la gente che scriveva sull'asfalto i messaggi di fraternità per i caduti sloveni ed italiani. Eppure la storia è sempre più complessa, più sfaccettata di come ce la raccontiamo. Perché se noi andiamo a scavare  nel passato scopriamo che cent’anni fa  una parte della popolazione alle cerimonie del regime ci andava eccome. Il 1926. Quello è un anno pazzesco, un anno di svolta, in cui il fascismo stringe la presa sull'Italia e Mussolini rischia la pelle un giorno sì e l'altro pure. A febbraio, al Teatro Eden della vicina Monfalcone, c'è il "veglionissimo" delle Camicie Nere, ed è pieno di...

Se cade Trump, cade Al Sisi? Questo è quello che si chiedono in Egitto


C'è un filo sempre più spesso che continua ad unire l'Egitto e gli USA guidati dall'amministrazione Trump. Trump fin dal suo insediamento è stato il miglior alleato di Al Sisi, tanto che si è arrivanti addirittura a sospettare che lo stesso governo egiziano abbia finanziato con 10 milioni di dollari la campagna presidenziale di Trump. Ci sono state inchieste della CNN che hanno posto diversi interrogativi su ciò. I rapporti tra il dittatore egiziano ed il presidente americano sono buoni, e le visite di cortesia e di corteggiamento tra i vari esponenti governativi continuano senza sosta. È sotto gli occhi di tutti che qualcosa bolle nell'aria. Se cade Trump, ci saranno dei cambiamenti nella geopolitica importanti, e forse il primo dittatore a cadere sarà proprio Al Sisi? Sicuramente non avrà più l'appoggio incondizionato del governo americano se dovesse vincere Biden, dagli appelli dei democratici contro le violazioni dei diritti umani alle dichiarazioni chiare di Biden dei segnali importanti ci sono. Certo, il rischio di una situazione gattopardiana è sempre alto, ma questa volta forse le cose potrebbero effettivamente prendere una piega diversa in un Paese dove la corruzione è alle stelle, il popolo patisce la fame come non accadeva da tempo, e l'esercito,  va dove soffia il vento dell'opportunismo e ci mette un niente a cambiare rotta. Al Sisi ha fatto cadere Morsi, ha preso il potere con un colpo di Stato nel 2013. Potrebbe accadere la stessa cosa anche a colui che in questo momento si considera immortale, in un Paese dove le primavere arabe sono sempre dietro l'angolo e quando parliamo di primavere arabe parliamo di proteste sostenute da forze occidentali con lo scopo di far cadere dittatori che il sistema ha deciso di scaricare. Insomma, ancora una volta tutto sembra passare dall'America. L'unica cosa certa è che in Egitto la dittatura tiferà per Trump e se Trump non dovesse vincere, cosa tutt'altro che scontata, anche se i sondaggi sembrano dire il contrario, Al Sisi forse avrà le settimane contate e siamo certi che non avrà difficoltà a trovare Paesi dove chiedere asilo politico, a partire dall'Italia che gli ha steso il tappeto rosso in questi ultimi anni.

mb

Commenti

Post popolari in questo blog

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?