Cent'anni dalla prima vittima dello squadrismo fascista a Ronchi, Erminio Rusig

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  Il 15 ottobre del 1926 saranno cent'anni della prima vittima del fascismo squadrista a Ronchi. Erminio Rusig un giovane ronchese poco più che ventenne. La sua storia è stata ricordata nel tempo dalla staffetta partigiana Elda Soranzio e dal partigiano e senatore Silvano Bacicchi e da Giacomo Mininel.  Siamo a Ronchi , è il 24 aprile del 1925. È sabato sera.  Erminio Rusig è lì con i suoi quattro compagni, vanno fino a San Pier, si divertono, e poi tornano a casa che è passata la mezzanotte. Si salutano al bivio della Pesa, ognuno per la sua strada. Erminio viene intercettato da una squadraccia . Lo fermano con le pistole e i manganelli. Lui prova a scappare, ma quelli sono in tanti, lo raggiungono e iniziano a picchiare duro. Lo atterrano a colpi di manganello e poi, quando è già a terra privo di sensi — che è una cosa di una vigliaccheria pazzesca — continuano a prenderlo a calci. E per finire, gli sparano pure: un colpo al basso ventre. Dopodiché, succede una cosa che...

Scalpore





Stato nello Stato,

Uomo immolato,

omicidio meditato,

assassinio!

Libertà ,

penso

esprimo

scrivo.

Parole infuocate,

pensieri

raccolti dalle urla del vento

sibilante suono

ecco mutar la pioggia nell' inchiostro ferrogallico.

Mani sudanti e tremanti

non amanuense,

non correctores,

ma originalità pura libera

autodeterminata

indipendente

vola

senza mai cader per terra.

Nessun potere

mai limiterà

la libetà di esprimere

le proprie emozioni.

Nessun potere

mai limiterà

la libertà di lottare.

Nessun poter

mai limiterà

la libertà di esistere.

Scalpore,

Stato autoritario,

reazionario,

uccide ogni ora intervallata dal sentimento di esser vivo

il dissenso.

Omicidio di Stato.

Ma nessun scalpore,

mai.

Marco Barone

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