La grande impunità verso il fascismo che ha causato centinaia di migliaia di morti in Italia

Quando parliamo del fascismo, non stiamo parlando di una rissa di quartiere, ma di una tragedia che ha segnato la carne di questo Paese per decenni. Il punto è questo: il fascismo mica è arrivato al potere perché Mussolini era un genio della politica o perché aveva chissà quale mandato divino. No! Il fascismo è stato un fenomeno reazionario, certo, ma che è rimasto in piedi perché lo hanno tenuto su. La borghesia, il grande capitale e, soprattutto, diciamocelo chiaramente, la monarchia. Perché senza il Re, Mussolini a Roma non ci sarebbe mai arrivato. Mai! Sarebbe finita lì. E invece no. E allora cosa succede? Succede che inizia questa lunga scia di sangue che è difficilissimo persino quantificare. Noi oggi proviamo a dare dei numeri, ma è una contabilità dell'orrore che sfugge di mano. Già prima della presa del potere, tra il '19 e il '22, abbiamo lo squadrismo.  E lì sono botte, sono bastonate, sono tremila persone — sindacalisti, comunisti, gente che non ci...

Amianto, condannato Belleli

Operai morti per l'esposizione all'amianto: dopo 26 udienze nell'arco di due anni, il tribunale di Mantova ha condannato l'industriale Rodolfo Belleli, 97 anni, a 3 anni e 10 mesi di carcere (3 anni condonati) e a risarcire le famiglie delle quattro vittime con 2 milioni e 400 mila euro. Il giudice Luigi Pagliuca ha assolto invece il figlio Riccardo per non aver commesso il fatto. Il Pm aveva chiesto per Rodolfo una condanna più pesante: 6 anni.

I quattro dipendenti stroncati da tumore al polmone per i quali i famigliari si sono costituiti parte civile sono Fiorenzo Moratti, Francesco Danieli, Ezio Contesini e Giovanni Turazza. I parenti di un quinto operaio non si sono costituiti parte civile.

Il giudice alle 19 parti in giudizio ha liquidato in tutto 2 milioni e 400 mila euro, che dovranno essere risarciti sia da Rodolfo Belleli, sia dal responsabile civile Belleli industrie meccaniche srl. Risarcimento che va da un minimo di 30 mila euro a un massimo di 294mila 300 euro. Da rilevare che i legali delle parti civili avevano chiesto in tutto 5 milioni.

L'assoluzione di Rodolfo Belleli è da ricondurre al fatto che all'interno dell'azienda di Mantova (specializzata nell'impiantistica anche per centrali nucleari ed elettriche, oggi con diversi proprietari) ricopriva un incarico commerciale. Tutto il resto faceva capo al direttore generale e amministratore delegato. Ruolo rivestito dal padre Rodolfo.

I Belleli furono rinviati a giudizio nel 2006 con l'accusa di omicidio colposo plurimo collegabile alla morte di cinque dipendenti, che sarebbe stata provocata dalla lunga esposizione all'amianto. Malattia professionale, dunque. L'esposizione al fattore di rischio si sarebbe protratta dal 1962 al 1980. Malattia - sostengono gli esperti - che può avere una lunga latenza che può protrarsi anche per 30 anni. La vicenda amianto alla Belleli era stata affrontata dall'Asl di Mantova che, dopo aver acquisito un voluminoso dossier, ha stabilito un nesso tra l'inalazione per anni della micidiale fibra e la morte dei cinque dipendenti. Tutti avevano evidenziato una forma tumorale (mesotelioma) riconducibile all'esposizione all'amianto.


A suo tempo il pm aveva disposto una consulenza tecnica per stabilire se effettivamente ci fosse un legame tra l'amianto e la morte degli operai. La risposta è stata, senza ombra di dubbio, affermativa.

La vicenda amianto, prima di approdare sul tavolo del magistrato, è stata affrontata dal servizio di medicina del lavoro e dagli ispettori dell'Asl, che hanno raccolto un dossier, poi passato al vaglio di un consulente della Procura. La pubblica accusa è giunta alla conclusione che da tempo era nota la pericolosità dell'amianto e che, pertanto, l'imprenditore mantovano doveva adottare le precauzioni del caso. Nel novembre 2006 davanti al Gup Cristina Ardenghi - che ha rinviato entrambi a giudizio - i difensori avevano chiesto per Rodolfo Belleli una sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non costituisce reato.

Nel processo sono stati sentiti 35 testimoni oltre a diversi periti, che si sono sfidati a colpi di dati e indicazioni tecniche che hanno impegnato ore e ore tra esami e contresami delle varie parti in causa. Alle udienze ha sempre presenziato Riccardo. L'anziano genitore è stato l'unico a essere condannato: 3 anni e 10 mesi la pena inflittagli dal giudice Pagliuca contro i 6 anni chiesti dal pm Rosaria Micucci, 3 dei quali condonati per effetto dell'indulto.

Ma ciò che ai fini del processo è più significativo riguarda i risarcimento alle 19 parti civili, che il tribunale ha stabilito in 2 milioni e 400mila euro.

CHE COS'E' L'AMIANTO. La normativa italiana fa ricadere sotto la definizione commerciale di amianto i minerali: crisotilo, tremolite, actinolite, antofillite, amosite e crocidolite. In Italia si diffuse moltissimo a partire dagli anni Cinquanta; venne ad esempio usato per coibentare le carrozze ferroviarie, poi come isolante termico e barriera antifiamma, nelle coperture ondulate ad usi civili ed industriali, moltissimo dell'edilizia e nell'industria plastica. L'amianto diviene pericoloso quando se ne inalano le fibre. In questo caso può provocare asbestosi (malattia dell'apparato respiratorio in cui il tessuto polmonare si ispessisce e si indurisce), carcinoma polmonare e mesotelioma (tumore che colpisce la pleura). Anche l'esposizione a basse dosi può provocare quest'ultima patologia, che si manifesta solitamente dai 20 ai 40 anni dopo l'esposizione.
http://gazzettadimantova.gelocal.it/dettaglio/amianto-condannato-belleli/1829094

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