Stefano Furlan ricordato ovunque ma a Ronchi non esiste neanche una targa

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  Ci sono vicende che sembrano chiudersi nel giro di un attimo, e invece no. Rimangono lì, aggrappate alla memoria, perché  non è questione di fare della retorica inutile, quella che, insomma, lascia il tempo che trova, ma di non permettere che l'esistenza di una persona svanisca nel nulla. Di dire chiaramente: questa è stata un'ingiustizia. Come ad esempio nel caso di Stefano Furlan. Lui era di Ronchi, una famiglia semplice, gente comune. Ma la sua storia,  la ricordano tutti. La ricordano le tifoserie di mezza Italia nel mondo del calcio, persino quelle avversarie. Perché Stefano, nel febbraio del 1984, si trova esattamente dove nessuno vorrebbe mai trovarsi: nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. C'erano stati disordini, scaramucce tra i tifosi della Triestina e quelli dell'Udinese, fuori dallo stadio Grezar, a Trieste. I dettagli, nella storia, sono sempre sfuggenti. Stefano esce dalla curva, deve raggiungere la sua macchina, una Fiat 128 blu parcheggiata in vi...

Il "natale di sangue" di Fiume, primo atto di guerra civile tra italiani. Tra le vittime per mano dei legionari diversi Carabinieri e Alpini

 



Due ufficiali, tre marescialli dei carabinieri, sei carabinieri, sei alpini, 120 feriti furono solo tra i regolari chiamati a sgomberare Fiume, 17 le vittime tra i regolari, così venivano chiamati i militari chiamati a liberare Fiume, per non essere confusi con i militari dannunziani, definiti, invece, come irregolari, 18 furono i morti tra i dannunziani, due i civili che persero la vita, tra cui una ragazza giovane. Fu la più piccola tra le vittime, aveva solo 12 anni. Si chiamava Almadi Alpalice. La più giovane vittima dell'occupazione dannunziana. Per un totale di 37 persone uccise. Una strage che si è consumata in tre giorni effettivi di battaglia, che vede i momenti più duri nel giorno di Santo Stefano e si sarebbe potuta evitare, fu l'epilogo, pressoché scontato di quell'epopea che portò con una manciata di militi partiti da Ronchi il 12 settembre del 1919 ad occupare la città di Fiume. L'ordine di intervento di sgombero venne dato alle 14 del 24 dicembre dal generale Ferrero. Furono i battaglioni di Alpini e Carabinieri i principali artefici dell'operazione,  che ebbe ufficialmente inizio verso le 16 del 24 dicembre e già alle prime battute si contarono complessivamente tra regolari e irregolari una ventina di feriti ed alcuni dispersi.  Nei primi tre giorni di battaglia ci furono 150 feriti e vennero ricoverati tutti a Trieste. Il giorno decisivo dopo la sosta natalizia fu il giorno di Santo Stefano con l'intervento della marina e le famose cannonate sul palazzo del Governatore di Fiume da parte della nave italiana, Doria che attaccò anche l'Espero, cosa che fu determinante per la resa dei dannunziani, più delle cannonate verso il palazzo che ospitava D'Annunzio. La tregua venne chiesta il 27 da parte dei legionari e venne concessa. Tra gli episodi curiosi è da annotare che si sparse la voce della morte di D'Annunzio in combattimento nel giorno di Santo Stefano, cosa che venne riferita direttamente a Mussolini oltre che una perquisizione avvenuta nella casa dell'aiutante di D'Annunzio in via Nomentana a Roma. Insomma, una tragedia, la cui responsabilità è tutta degli occupanti, tanto che lo stesso D'Annunzio venne scaricato anche dalla stampa francese che lo biasimò con forza per quanto accaduto a Fiume. Fu il primo atto di guerra civile tra italiani, nell'Italia unita, e che vide tra le vittime, per mano dei legionari eversori ed irregolari, soprattutto Alpini e Carabinieri.

mb

fonte immagine archivio storico il piccolo

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