Verde, bianco, rosso e a stelle e strisce: l'incredibile parabola del nazionalismo italiano con l'ostentazione del tricolore ovunque

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Ora, pensate per un momento a quello che sta succedendo sotto i nostri occhi. Se persino sul Silos di Monfalcone, un edificio industriale, un pezzo di storia del lavoro — hanno piazzato due tricolori mastodontici, visibili a chilometri di distanza... beh, di cosa ci stupiamo più? Siamo di fronte a quella che, storicamente parlando, è una clamorosa, inequivocabile ostentazione della bandiera nazionale!  E la cosa straordinaria, se ci pensate, è che noi italiani con questa bandiera abbiamo sempre avuto un rapporto, come dire... complicato . Non  è come negli Stati Uniti o in Francia! In Italia non c'è mai stata quella viscerale, profonda simpatia popolare per il vessillo. Perché siamo più regionalisti, perchè l'Italia è composita, complessa, senza dimenticare il passato che sicuramente ha lasciato il segno. E badate bene, è un paradosso incredibile: stiamo parlando della bandiera della Costituzione, la bandiera nata dalle lotte del Risorgimento e poi rifondata dalla Resistenza! ...

Il "natale di sangue" di Fiume, primo atto di guerra civile tra italiani. Tra le vittime per mano dei legionari diversi Carabinieri e Alpini

 



Due ufficiali, tre marescialli dei carabinieri, sei carabinieri, sei alpini, 120 feriti furono solo tra i regolari chiamati a sgomberare Fiume, 17 le vittime tra i regolari, così venivano chiamati i militari chiamati a liberare Fiume, per non essere confusi con i militari dannunziani, definiti, invece, come irregolari, 18 furono i morti tra i dannunziani, due i civili che persero la vita, tra cui una ragazza giovane. Fu la più piccola tra le vittime, aveva solo 12 anni. Si chiamava Almadi Alpalice. La più giovane vittima dell'occupazione dannunziana. Per un totale di 37 persone uccise. Una strage che si è consumata in tre giorni effettivi di battaglia, che vede i momenti più duri nel giorno di Santo Stefano e si sarebbe potuta evitare, fu l'epilogo, pressoché scontato di quell'epopea che portò con una manciata di militi partiti da Ronchi il 12 settembre del 1919 ad occupare la città di Fiume. L'ordine di intervento di sgombero venne dato alle 14 del 24 dicembre dal generale Ferrero. Furono i battaglioni di Alpini e Carabinieri i principali artefici dell'operazione,  che ebbe ufficialmente inizio verso le 16 del 24 dicembre e già alle prime battute si contarono complessivamente tra regolari e irregolari una ventina di feriti ed alcuni dispersi.  Nei primi tre giorni di battaglia ci furono 150 feriti e vennero ricoverati tutti a Trieste. Il giorno decisivo dopo la sosta natalizia fu il giorno di Santo Stefano con l'intervento della marina e le famose cannonate sul palazzo del Governatore di Fiume da parte della nave italiana, Doria che attaccò anche l'Espero, cosa che fu determinante per la resa dei dannunziani, più delle cannonate verso il palazzo che ospitava D'Annunzio. La tregua venne chiesta il 27 da parte dei legionari e venne concessa. Tra gli episodi curiosi è da annotare che si sparse la voce della morte di D'Annunzio in combattimento nel giorno di Santo Stefano, cosa che venne riferita direttamente a Mussolini oltre che una perquisizione avvenuta nella casa dell'aiutante di D'Annunzio in via Nomentana a Roma. Insomma, una tragedia, la cui responsabilità è tutta degli occupanti, tanto che lo stesso D'Annunzio venne scaricato anche dalla stampa francese che lo biasimò con forza per quanto accaduto a Fiume. Fu il primo atto di guerra civile tra italiani, nell'Italia unita, e che vide tra le vittime, per mano dei legionari eversori ed irregolari, soprattutto Alpini e Carabinieri.

mb

fonte immagine archivio storico il piccolo

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