Quando da Ronchi nel 1953 rischiò di partire una nuova marcia ma per prendere Trieste, fu fermata dagli inglesi

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Siamo negli archivi del Dipartimento di Stato americano, documenti desecretati da poco. E salta fuori un telegramma del 1953. Un documento che scotta, perché ci racconta quanto siamo andati vicini a un pasticcio colossale proprio lì, a Ronchi. Ma prima, facciamo un po’ di contesto. Trieste, in quegli anni, è un posto incredibile. C’è il Territorio Libero, che però sulla carta è una cosa e nella realtà è un’altra. Comandano gli Alleati. Prima c'è stato un generale inglese, Sir Terence Airey: un uomo che piaceva a tutti i filo italiani, un periodo d'oro! Trieste era un pezzo d'America in Italia: cinema a ogni angolo, dollari che giravano a fiumi e, pensate, più di tremila ragazze triestine che alla fine sposano soldati americani e partono per il "sogno". Airey era uno che vedeva di buon occhio gli italiani, era un anticomunista convinto, si andava d'accordo. Poi però arriva Sir Thomas Winterton. E qui la musica cambia. Winterton è un inglese tutto d...

Sul sito del Comune di Fiume, si ricorda l'avvento dell'Italia come periodo di declino della città


Come viene narrato il periodo "italiano" della città di Fiume, Rijeka, conseguente alla caduta dell'Impero Austroungarico? Interessante notare come ci sia una sorta di verosimiglianza con quanto accadde a Trieste. Città, Fiume e Trieste che ebbero un ruolo determinante per l'Impero, bocca sul mare, e marginale ed estremamente periferico, per il Regno d'Italia di cui conobbero nei primi del '900 le peggiore cose, e le conseguenze di quella mano fascista ancora oggi si fanno sentire. Eppure Italia avrebbe potuto ben significare altro, vista la grande valenza culturale del nostro Paese, ma il nome dell'Italia venne abbinato, ad occupatore, per come si comportarono gli occupanti, che cercarono, con forza e violenza di sbarazzarsi di tutto ciò che potesse ostacolare ogni processo di affermazione della "civiltà latina" contro quella "slava" ritenuta inferiore, con la conseguente italianizzazione dei luoghi iniziata con la marcia su Fiume. Spacciando l'occupazione per  una fantomatica liberazione.

Dalla caduta dell'Impero
Si legge, ad esempio, che "dopo la caduta dell’Impero austro-ungarico, nel 1918, Fiume e Sušak (Sussak) entrarono a far parte dello Stato degli Sloveni, dei Croati e dei Serbi, con sede a Zagabria, ma questa parte fu presto rivendicata dal Regno d’Italia. Poiché l’Italia non aveva avanzato rivendicazioni ufficiali su Fiume, si assistette a un periodo di transizione: prima l’occupazione di D’Annunzio, nel 1919, con la creazione dello Stato libero di Fiume, nel 1920; quindi il ritorno all’Italia nel 1924. Fiume conobbe un rapido declino economico e divenne una cittadina di periferia. La zona di Sušak fu inclusa nel Regno degli Sloveni, dei Croati e dei Serbi, con sede a Belgrado, e si sviluppò velocemente attingendo alla vasta regione dell’entroterra."

Dunque, dalla narrazione storica che qui emerge, sul sito istituzionale della città croata, quella dannunziana fu una parentesi, che il Sindaco attuale ha lasciato intendere recentemente come espressione di tirannia, antesignana del fascismo, il fascismo prima del fascismo si dice, che ha svolto un ruolo da ponte tra la caduta dell'Impero e il passaggio al Regno d'Italia. Un periodo di declino per la città, visto che per l'Italia era marginale, periferica, come accadde allora per Trieste, e sarà solo con l'inclusione in quella che poi diventerà la Jugoslavia, che conoscerà l'inizio della sua rinascita, pur con ovvie difficoltà. 

Il carattere antifascista della città e la sua ripresa economica con la Jugoslavia
Se ne rimarca con orgoglio il carattere antifascista della storia della città, oltre a quello autonomista che l'occupazione italiana minò profondamente. Si ricorda che "oltre alla vicina Istria, fu una tra le prime città a opporsi al fascismo e, durante la Seconda guerra mondiale, fece parte del fronte antifascista. Dopo la capitolazione dell’Italia, nel 1943, Fiume e Sušak furono occupate dai tedeschi, che le controllarono fino al 3 maggio 1945, giorno della loro liberazione.  Con la Conferenza di pace di Parigi, nel 1947, Fiume ritornò alla madrepatria croata, nell’ambito della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Nel 1948 le città Sušak e Fiume furono riunite nella città di Fiume, che iniziò a svilupparsi rapidamente in diversi ambiti.  Dopo la ricostruzione, Fiume divenne il porto principale della Jugoslavia socialista. Lo sviluppo industriale coinvolse le tradizionali attività fiumane: costruzioni navali, cartiere, raffinerie, produzione di dispositivi e motori navali, concerie, impianti tessili, centrali idroelettriche e termoelettriche. La crescita delle compagnie navali e la costruzione di 5 strade maestre verso Zagabria, Lubiana, Trieste, Pola e Zara, oltre alla ferrovia, assicurarono a Fiume un rapido sviluppo nel settore terziario. "

Una città che punta alla sua dimensione naturale, che è quella internazionale, che cerca di valorizzare la storia del proprio autonomismo e che dovrà dare gran prova di maturità, in vista del suo essere capitale della cultura europea, nel 2020, riconoscendo il giusto plurilinguismo che si deve affermare nel rispetto delle identità linguistiche e culturali presenti a Fiume. Così come un passo necessario sarà quello di porre un targa che ricordi lo scempio patito dalla città a partire dal 12 settembre del 1919 con l'occupazione dannunziana di Fiume, che diede luogo, appunto a quel fascismo prima del fascismo, che segnerà un profondo declino e incubo per la città di Rijeka.

mb

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