Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

Immagine
Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

Quando è la memoria delle famiglie a fare la storia nel confine orientale

Se c'è una cosa che pare essere chiara, qui, nel confine orientale italiano, è che la memoria delle famiglie è determinante per la storia. La storia da narrare, da raccontare, quella in cui schierarsi. Perchè ogni memoria, ha una storia, una storia che rappresenta un pezzo di tragedia, dramma, o riscatto per una famiglia, e si tramanda da generazione in generazione, anche se il filo si sta rompendo. C'è una sorta di partigianeria nella storia dalle parti del confine orientale. Un territorio di confine, che ha conosciuto nel corso dei secoli plurime guerre e devastazioni, ma dove spesso si deve scegliere da che parte stare, con chi stare e non sempre ciò si traduce stare dalla parte della "storia".

Chi ha avuto famiglie che hanno combattuto per l'Austria, leggeranno la storia spesso in un modo, chi per l'Italia, in un modo diverso, chi vedrà gli italiani come occupatori, chi come conquistatori per realizzare il disegno dell'Italia unita funzionale a quel puzzle composito che è lo stivale. Chi ha avuto famiglie fasciste, chi comuniste, chi ha conosciuto l'esodo, chi ha subito violenze del fascismo, tanti chi, che saranno determinanti. Spesso è la memoria delle famiglie a fare la storia nel confine orientale. Ognuno con una propria lettura, la verità assoluta non esiste, anche se spesso si preferisce semplificare ciò che è complesso. La storia, di norma, contro ogni correttezza etica e morale e storica, la scrivono i vincitori, in queste terre i vincitori sono stati in parte gli italiani, il nazionalismo italiano, c'è stata la parentesi della Resistenza, ma non ha avuto la stessa forza di determinare la storia come l'ha determinata il nazionalismo italiano. Come in Slovenia, nei luoghi di confine, la scriveranno gli sloveni, e in Croazia, i croati.  Chi "straniero", chi viene da fuori, rischia di essere escluso, perchè non potrà capire, si dirà, oppure verrà travolto dall'una o dall'altra parte, difficile stare in mezzo, in mezzo a due correnti che si affrontano per spesso annullarsi. La memoria delle famiglie è un bene da preservare, ma non deve essere la memoria personale, il vissuto personale,a scrivere la storia. Potrà essere una delle tante fermate che il treno della storia dovrà percorrere, nel giusto contesto, ma senza andare oltre. Altrimenti non è più storia, ma il diario personale della memoria famigliare che diventa storia.

mb

Commenti

Post popolari in questo blog

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?