Venezia è la città dell'arte

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  L'arte deve saper stupire, deve saper incuriosire e soprattutto scatenare polemiche, altrimenti che arte sarebbe? Si cadrebbe nella banalità del niente. Venezia è la città d'arte per eccellenza, una cornice fantastica, che forse un giorno seguirà le orme di Atlantide oppure chissà, presa d'assalto dal turismo consumistico di massa, ma che riesce, malgrado a tutto a preservare la sua anima e la sua identità. Città internazionale, dove si parla forse più l'inglese che l'italiano o il veneto. L'arte a Venezia non deve conoscere censura, deve saper osare, andare oltre ogni geopolitica, qui l'arte deve essere terra franca e infischiarsene delle regole dettate dal solito politichese che altra conseguenza non ha che quella di inquinare l'arte e annientarne l'essenza.   

E' giusto preservare i "salotti" delle città da kebab, call center, money transfer, pizze al taglio,sexy shop,ecc?

Da Firenze a Genova passando da Monfalcone, si stanno affermando ordinanze di vario tipo finalizzate a preservare il centro storico da attività ritenute non consone al "salotto buono". Certo, nel caso di Monfalcone sentir parlare di "salotto buono" può lasciare perplessi, però è incontestabile che dei cambiamenti rilevanti in tal senso ci sono. Il ragionamento tipo che si fa ma il salotto di casa tua lo arrederesti mai come un stanza qualunque? Le attività che si vanno a vietare effettivamente sono pressoché attività gestite da stranieri. Si parla di Kebab, call center, money transfer,sex shop, pizze al taglio, ristoranti etnici, paninerie, compro-oro e phone center, e quant'altro. C'è chi griderà allo scandalo, chi ci vedrà del razzismo, chi del buon senso. Spesso queste ordinanze finiscono in Tribunale e spesso vedono le amministrazioni proponenti soccombere. Il punto è il "salotto" delle città deve essere preservato da certe attività? Ricordiamo il dibattito feroce che emerse sull'apertura di un supermarket in Piazza dell'Unità di Trieste. Certo, si dirà, via Sant'Ambrogio non è piazza dell'Unità, eppure sempre di centro storico si tratta. Si tratta di discorsi che possono essere semplificati, o banalizzati, ma è una questione che esiste, che può essere utilizzata come pretesto per attaccare una certa categoria sociale, per rendere più borghese il centro cittadino, passando dal concetto della decenza estetica. Ma anche per dare un volto diverso al luogo che più di altri deve identificare l'immagine della città che si vuole tutelare. E qui sta il tutto.

mb

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