Quando a Ronchi nel 1890 si rischiò un incendio devastante

Correva il 6 agosto 1890, può iniziare così questa storia finita letteralmente nel dimenticatoio. Accaduta in una notte d'estate rovente a Ronchi sotto l'Impero asburgico.  Siamo intorno alla mezzanotte. Tutti dormono, o almeno ci provano, quando all'improvviso.  scoppia un temporale di quelli spaventosi tipici estivi.  E dove va a cadere un fulmine? Non su un albero in mezzo alla campagna ! Va a schiantarsi dritto sulla palazzina dell'elegante villa di Pongibeau. Una villa signorile.  Che in quel momento, peraltro, ospitava dei villeggianti di un certo rango: nientemeno che la famiglia del Cavaliere de Juriscovich, signori arrivati apposta da Trieste. Ora, la traiettoria di questo fulmine ha del romanzesco. Buca il soffitto, s'infila direttamente nella sala maggiore – immaginatevi il botto, la puzza di zolfo! – poi decide di scendere per le scale, attraversa la cucina, e va a finire la sua corsa nel cortile posteriore.  E sfortuna volle che in...

E' giusto preservare i "salotti" delle città da kebab, call center, money transfer, pizze al taglio,sexy shop,ecc?

Da Firenze a Genova passando da Monfalcone, si stanno affermando ordinanze di vario tipo finalizzate a preservare il centro storico da attività ritenute non consone al "salotto buono". Certo, nel caso di Monfalcone sentir parlare di "salotto buono" può lasciare perplessi, però è incontestabile che dei cambiamenti rilevanti in tal senso ci sono. Il ragionamento tipo che si fa ma il salotto di casa tua lo arrederesti mai come un stanza qualunque? Le attività che si vanno a vietare effettivamente sono pressoché attività gestite da stranieri. Si parla di Kebab, call center, money transfer,sex shop, pizze al taglio, ristoranti etnici, paninerie, compro-oro e phone center, e quant'altro. C'è chi griderà allo scandalo, chi ci vedrà del razzismo, chi del buon senso. Spesso queste ordinanze finiscono in Tribunale e spesso vedono le amministrazioni proponenti soccombere. Il punto è il "salotto" delle città deve essere preservato da certe attività? Ricordiamo il dibattito feroce che emerse sull'apertura di un supermarket in Piazza dell'Unità di Trieste. Certo, si dirà, via Sant'Ambrogio non è piazza dell'Unità, eppure sempre di centro storico si tratta. Si tratta di discorsi che possono essere semplificati, o banalizzati, ma è una questione che esiste, che può essere utilizzata come pretesto per attaccare una certa categoria sociale, per rendere più borghese il centro cittadino, passando dal concetto della decenza estetica. Ma anche per dare un volto diverso al luogo che più di altri deve identificare l'immagine della città che si vuole tutelare. E qui sta il tutto.

mb

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