Aquileia: il porto dell'Impero e l'ombra del Ventennio

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  Quando si cammina tra le rovine di Aquileia, non si sta passeggiando in una cittadina qualsiasi: si sta attraversando quella che era, a tutti gli effetti, la seconda città dell'Impero!  Una metropoli pazzesca. Però, oggi, per cogliere questa immensità ci vuole un grandissimo sforzo di immaginazione. Le pietre sopravvissute al tempo sono lì che vorrebbero disperatamente raccontarci una storia straordinaria, ma noi, spesso, facciamo fatica ad ascoltarla.  Perché c'è un problema. E il problema è che se vogliamo davvero capire e valorizzare Aquileia, dobbiamo liberarci di un ingombro non da poco: dobbiamo avere il coraggio di andare oltre la visione che ci ha lasciato in eredità il fascismo e svecchiare, modernizzare il sito.  Prendiamo la fantomatica "via sacra". Voi andate lungo il porto fluviale, che all'epoca dei romani doveva essere un luogo vivacissimo, un viavai frenetico, un posto pieno di rumori, di mercanti, di facchini che imprecavano e caricavano merci.....

E' giusto preservare i "salotti" delle città da kebab, call center, money transfer, pizze al taglio,sexy shop,ecc?

Da Firenze a Genova passando da Monfalcone, si stanno affermando ordinanze di vario tipo finalizzate a preservare il centro storico da attività ritenute non consone al "salotto buono". Certo, nel caso di Monfalcone sentir parlare di "salotto buono" può lasciare perplessi, però è incontestabile che dei cambiamenti rilevanti in tal senso ci sono. Il ragionamento tipo che si fa ma il salotto di casa tua lo arrederesti mai come un stanza qualunque? Le attività che si vanno a vietare effettivamente sono pressoché attività gestite da stranieri. Si parla di Kebab, call center, money transfer,sex shop, pizze al taglio, ristoranti etnici, paninerie, compro-oro e phone center, e quant'altro. C'è chi griderà allo scandalo, chi ci vedrà del razzismo, chi del buon senso. Spesso queste ordinanze finiscono in Tribunale e spesso vedono le amministrazioni proponenti soccombere. Il punto è il "salotto" delle città deve essere preservato da certe attività? Ricordiamo il dibattito feroce che emerse sull'apertura di un supermarket in Piazza dell'Unità di Trieste. Certo, si dirà, via Sant'Ambrogio non è piazza dell'Unità, eppure sempre di centro storico si tratta. Si tratta di discorsi che possono essere semplificati, o banalizzati, ma è una questione che esiste, che può essere utilizzata come pretesto per attaccare una certa categoria sociale, per rendere più borghese il centro cittadino, passando dal concetto della decenza estetica. Ma anche per dare un volto diverso al luogo che più di altri deve identificare l'immagine della città che si vuole tutelare. E qui sta il tutto.

mb

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