Si sogna la Cina come ai tempi di Marco Polo


Ci salveranno i cinesi. Chi lo avrebbe detto? Eppure, nel mondo dove tutto si è ribaltato, è così che va. Se un tempo dalla Russia arrivavano venti rivoluzionari, oggi arrivano venti controrivoluzionari. Venti che hanno fatto scempio dall'America, a gran parte dell'Europa, su un terreno già di suo fertile. In tutto ciò la grande Cina, avanza, approfittando di quel prima l'America, che ha comportato salvo qualche urlo da strapazzo, una enorme marcia indietro degli americani sul vecchio Continente, e il drago, non dorme. Approfittando delle congiunture favorevoli.  Più o meno 700 anni fa, Marco Polo, con il suo viaggio ventennale ha sorpreso l'Europa diventando, come si ricorda dalle parti della Cina, un vero e proprio legame simbolico tra Oriente e Occidente.  E per la prima volta si presenterà in Italia il viaggio di Marco Polo  con un'opera originale scritta in cinese, un tentativo "senza precedenti", si è detto. Marco Polo ha fatto sognare l'Asia, ha permesso agli europei di sognare la Cina, e oggi, a distanza di quasi 700 anni, si ripete. Almeno dalle parti italiane.
Yang Jiechi, membro dell'Ufficio politico del Comitato centrale del Partito comunista cinese e direttore dell'ufficio della Commissione centrale per gli affari esteri, evidenzia  che "il porto del Pireo in Grecia è diventato uno dei porti per container in più rapida crescita al mondo, salendo al 36 ° posto nel ranking mondiale del traffico container dal 93 ° nel 2010. Il porto ha circa 10 dipendenti cinesi ma impiega 3000 greci e ha anche creato più di 10.000 posti di lavoro locali indiretti." Ma anche che "gli investimenti cinesi in Egitto hanno reso il paese il terzo produttore al mondo di fibra di vetro e sono stati formati un gran numero di professionisti tecnici e manageriali. Gli 82 parchi di cooperazione costruiti congiuntamente dalla Cina e da altri paesi partecipanti hanno creato oltre 2 miliardi di dollari di entrate fiscali e circa 300.000 posti di lavoro per i paesi ospitanti."

E l'Italia è destinata a diventare nel percorso della Via della Seta, in particolar modo con lo sbocco di Trieste, a 300 anni dal suo essere porto franco, un faro fondamentale per quella via che ha lo scopo di collegare con la Cina con 152 paesi attraverso, appunto, la Belt and Road Initiative.
Come è stato recentemente evidenziato su uno dei quotidiani in lingua inglese, della Cina, China Daily, "la Cina inizierà il tutto con un enorme sforzo costruendo un nuovo bacino nel profondo porto di Trieste, con la China Communications Construction Company, che renderà quel porto il punto di riferimento cinese in Europa. La Cina ora rappresenta circa il 2,7 per cento delle esportazioni italiane, con un valore di poco superiore a 11 miliardi di euro. Questo rende la Cina l'ottavo mercato di esportazione per Roma. Le importazioni da Pechino valgono più di 27 miliardi di euro, che corrisponde all'1,3 percento del mercato di esportazione cinese. In termini di classifica, l'Italia è il 19 ° più grande mercato di esportazione della Cina. Negli ultimi due decenni, le società e le istituzioni finanziarie cinesi hanno investito in oltre 600 imprese italiane, per un valore complessivo di 13,7 miliardi di euro, secondo la Fondazione Italia-Cina. Un partenariato più forte con la Cina potrebbe attirare gli ulteriori afflussi di capitali di cui l'Italia ha gravemente bisogno, dati i prestiti limitati da parte delle sue banche. L'Italia ha ricevuto circa 14 miliardi di euro di investimenti cinesi dal 2000, le imprese cinesi hanno investito 10,5 miliardi di euro in 55 paesi BRI nei primi 10 mesi del 2018 e hanno firmato contratti per progetti BRI per oltre 80 miliardi di dollari."
Un Paese in difficoltà, simbolicamente importante, perchè fa parte dell'Unione Europea, e fondatore dell'Europa Unita, e fa parte del G7. 

La Cina è governata dal capitalismo di stato, ma capace di adattarsi ai nuovi mercati. Non è un caso che la Cina proprio a marzo abbia adottato una nuova legge sugli investimenti esteri, che fornirà, come è stato reso noto, una protezione più forte e un ambiente imprenditoriale migliore. Si è inoltre impegnata a modificare le leggi e i regolamenti e le politiche di supporto per garantire l'attuazione della legge sugli investimenti stranieri.  Una legge che contribuirà a facilitare gli investimenti cinesi in Europa, con la Cina alla conquista dell'Europa. Nella speranza che ciò possa fungere da opportunità anche per quel made in Italy sempre più degradato e si dovrà capire come riuscirà ad entrare in Cina. Sicuramente si è capito come la Cina entra in Italia, e vediamo come ciò procederà, con un memorandum che ha una validità di cinque anni e rinnovabile. Insomma, i prossimi cinque anni saranno determinanti per capire se la via della Seta si è fermata al Pireo o riuscirà a intraprendere un nuovo viaggio da Trieste, magari con l'apertura di quel consolato cinese che sarebbe necessario per la reciprocità dei rapporti proprio a Trieste, a partire dai diritti.
mb

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